Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Milano e la Calabria ...una semplice questione di numeri

Mi capita spesso, in questo periodo, di recarmi a Milano per i più diversi motivi. E, spesso, mi sento un po’ partecipe di una scena tutta partenopea ricordandomi di un Totò di ieri che affronta la serietà e la formalità del ghisà milanese con la dignità di chi sa di non appartenere ad un mondo fatto di previsione ma di cui ne richiede, però, i servizi. Ma, tra uno sguardo al Duomo ed uno alla frenesia di una città economica che vive sulla strategicità del tempo, pensavo che in fondo Milano, capitale economica e finanziaria del Paese, oltre che significativo modello europeo, ha circa lo stesso numero di abitanti, residenti o meno, di quanto ne esprime la Calabria. Eppure, mi chiedevo, come in un sistema così complesso ed articolato la dimensione comunale riesca ad offrire, in poco spazio, ciò che una Regione, si una Regione, non riesce.

Fortune storiche? Coincidenze di una rendita geografica? Particolari attenzioni politiche al futuro della città? Direi che qualunque possa essere la risposta alle domande precedenti un fatto resta indiscutibile: la leadership vincente di chi gestisce. Potremmo applicare vari modelli per giustificare il livello di efficienza di organizzazione amministrativa raggiunto e teorizzare un esempio di benchmarking locale ed istituzionale. Non servirebbe. Qualunque colore politico abbia giocato il suo ruolo sulla città, certamente Milano rappresenta da sola ciò che la Calabria, nel suo complesso, non è. Una città europea, un contenitore di servizi efficienti, più o meno, ma la cui affidabilità la si pesa con il continuo turismo della salute e della formazione universitaria e post universitaria che chi viaggia da Sud verso Nord può constatare nel flusso continuo, multistagione, di studenti ed anziani, di chi crede nel successo o spera nella vita… altrove!

Ad un’articolata offerta universitaria, la Calabria, nel suo insieme, risponde con una disarticolazione del modello universitario, offrendo una moltiplicazione e duplicazione di facoltà umanistiche o similari senza una riorganizzazione dell’offerta medesima nella creazione di poli omogenei per disciplina e attribuendo dignità accademica alle province minori con l’avvio di corsi di laurea di primo livello o di perfezionamento postuniversitario. Alla possibilità di disporre di biblioteche di facoltà o di dipartimento, ci si confronta con le poche strutture di supporto promiscuamente gestite in un approccio multidisciplinare privo, però, della coerenza dell’interazione fra facoltà compatibili.

Tutto questo è possibile a Milano … nello spazio di un comune. Di contro, un territorio che stenta ad articolarsi e che dispone di una dimensione regionale di gestione delle risorse affidate dallo Stato e dal cittadino. Una Regione che spera che il Ponte sullo Stretto non sia un’autostrada creata per non soffermarsi a guardare ciò che ci circonda, ma che ci unisca, al contrario, ad un mondo che inesorabilmente avanza con la velocità di chi gestisce e non teorizza tra un litigio e l’altro. E, mentre noi speriamo in un ponte, il Nord si riorganizza il territorio realizzando un’Alta velocità da Ovest ad Est, quasi a suggellare, nello stesso tempo, quale sia la vera priorità dell’Unione di domani: i Paesi dell’Europa centro Orientale.

E mentre, tra una giunta e l’altra, ci si interroga su che futuro vorremmo per i nostri figli senza essere costretti a dover continuare a viaggiare, noi e loro, per salute e per crescita o ricerca di una legittima affermazione di sé, senza logiche d’elités, il tempo passa e la velocità relativa del Sud non raggiungerà mai la velocità assoluta del Nord. Ma, forse, è solo una questione di numeri.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.