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Il valore di una sanità efficiente

Vi sono molti, tanti servizi che rappresentano nel loro modo di essere gestiti il livello di maturità che una comunità politica, e le istituzioni che la governano, esprime. Tra questi, oltre l’istruzione, i trasporti e altri c’è la sanità. Il senso di una tutela concreta della salute, la possibilità di essere sicuri, certi, di poter trovare le cure necessarie e assicurarsi una tranquillità si perde man mano che ci si approssima nelle corsie di molti ospedali o nella confusione della gestione dei servizi che fanno capo alle Aziende Ospedaliere: tutto questo, soprattutto quando, in ragione di una evidente sensibilità verso le dinamiche interne, le capacità professionali e i servizi stessi vengono dopo gli assetti interni.

Che la politica si occupi della sanità non è sempre da considerare come eticamente sconveniente. Ciò che non è comprensibile è il gioco politico indiscriminato delle nomine e delle cariche sui quali si realizzano danni incalcolabili su ogni possibile creazione di sinergie tra professionalità diverse e nei servizi offerti. E’ la mancanza di volontà nel privilegiare l’ottimizzazione delle risorse e la valorizzazione delle strutture evitando sovrapposizioni o inutili, e spesso inefficienti, duplicazioni.

La verità è che una sanità efficiente deve realizzarsi su tre ambiti determinanti che ne costituiscono il valore aggiunto di un servizio adeguato reso al cittadino. Il primo, una formazione aderente alle richieste del territorio, che premi i migliori, che sia adeguata alle aspettative dell’utenza realizzata a monte con selezione accurata e in itinere premiando l’esperienza. Il secondo, la realizzazione di strutture capaci di rispondere alle degenze più lunghe distribuendo le prestazioni su reparti idonei, anche per risorse finanziarie disponibili, a trattare nel tempo anche il decorso clinico del paziente. Terzo, ma non ultimo, la sostituzione degli ospedali di zona troppo vicini tra di loro con una medicina d’urgenza capace di trattare l’emergenza evitando inutili e pericolosi trasporti e la dispersione di risorse in degenze di medio o lungo termine.Così, tra le tante anomalie del sistema sanitario calabrese, ci si chiede a cosa servono due ortopedie distanti appena quattro chilometri se poi, una delle due non ha il radiologo di turno e deve rinviare l’esame del referto alla radiografia dell’altro ospedale? In effetti non si comprende quale sia la ragione di ospedali molto vicini tra di loro che offrono identiche prestazioni ordinarie ma non un’adeguata assistenza nell’urgenza.

La verità è che non è solo “tagliando” sulla sanità che si riuscirà a renderla più efficiente. Bensì è nel considerare dannosa la moltiplicazione dei centri di spesa quando questi sono soltanto duplicazioni di posti letto e primariati e non espressione di efficienza ed efficacia dell’azione sanitaria che si misura proprio nel trattamento delle patologie d’urgenza. E’ nel rendere più efficiente la capacità dell’offerta sanitaria pubblica distribuendo le capacità e le risorse, puntando alla periferizzazione delle medicine d’urgenza. In questo modo si assicurerebbe una prestazione immediata con strutture d’emergenza che potrebbero disporre di maggiori risorse concentrandole soprattutto sulle professionalità. Si eviterebbero Pronti Soccorsi ambulatoriali, e non sufficienti a completare un intervento puntuale su infarti, coma diabetici e altre patologie cliniche per le quali il tempo è fondamentale.

Certo, per fare questo ci vogliono idee, piani sanitari realistici, programmi dotati di priorità nella distribuzione dell’offerta sanitaria e dei presidi ospedalieri. Piani che non possono non valutare una distribuzione efficiente della Medicina d’Urgenza ancora oggi scambiata come un Pronto Soccorso qualsiasi, peccato che non è così in altre regioni d’Italia. Ci vuole il coraggio di decidere come impiegare le risorse finanziarie, come evitare trasferimenti inutili per impossibilità di disporre di posti letto in reparti privi di strumentazioni efficaci e idonee alla diagnostica, come limitare, se non abbandonare, il ricorso pedissequo alle strutture private, sempre più convenzionate, per l’esecuzione di prestazioni di diagnostica medica. Ci vuole l’onestà di capire che ciò che si chiede nelle periferie della locride, e di tanti altri Paesi, è una Medicina d’Urgenza seria, capace di trattare emergenze, di salvare la vita. Serve la capacità di rinunciare a una proliferazione di pari, identiche offerte, che depauperano le risorse finanziarie e rassegnano le Aziende Ospedaliere più piccole ad essere destinate a dimostrarsi inadeguate nell’emergenza.

Come scrissi tempo fa su questo giornale, la sanità in Calabria è’ un valore. E’ un valore che va difeso anche contro interessi di parte o individuali, perché l’abbattimento del senso di legalità nelle strutture sanitarie, come in tutta la pubblica amministrazione, diventa un pericolo perché non vi sono zone franche nel mondo dell’illegalità. E’ un valore che va difeso nella sua migliore espressione, rispettando chi chiede di essere curato e chi crede che la propria vita valga ancora qualcosa. E’ un valore, oltre che un diritto, la cui esistenza si manifesta proprio nel realizzare tempi ragionevoli di cura e nel disporre di strutture efficienti, con personale meritocraticamente assegnato a cui affidare il risultato della prestazione.

La sanità in Calabria è, da troppo tempo ormai, un’emergenza cronica, non per la spesa, ma per l’offerta in se. Un aspetto sensibile della vita della comunità che, se sottovalutata, nella tirannia del tempo e della patologia può condannare anche colui che avendone avuto il potere politico di cambiarla non lo ha fatto, magari sicuro di poter disporre di un letto in una clinica di Milano, Roma, Torino. Cliniche distanti che, nella durezza del tempo, non sempre sono così vicine per salvare la vita anche di chi può permettersi tanto.


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