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In Calabria non conviene uccidere nessuno

AGAZIO LOIERO: “Alla ‘ndrangheta non conviene uccidermi” La Stampa 31 dicembre 2005.

Il presidente della Calabria Agazio LoieroLa Calabria è una regione molto particolare. Discreta, a volte assente nel dibattito politico nazionale, sdoganata a stento dalla morsa della criminalità e terra di conquista delle leadership politiche romane quando serve. La Calabria è anche una terra forte dove tutto supera ogni minima soglia di normalità per affermarsi con la propria durezza, senza mezze misure, spesso con la crudezza dei fatti, nella vita pubblica come in quella privata.

Ma la Calabria è anche una terra generosa che soffre di scelte politiche che non superano un immobilismo d’occasione per garantire la corsa al potere di classi politiche che si perpetuano nei nomi, senza alternanze, trasversalmente presenti in ogni lista. Una regione nella quale l’analisi degli eventi si mischia con la volontà di spiegare ciò che può essere più utile per affermare la legittimità morale delle posizioni conquistate. In tutto ciò la Calabria vera però non si riconosce.

Esiste una Calabria fatta di silenzio, che recupera tradizioni di serietà intellettuale che gli consente di poter guardare con trasparenza dietro gli eventi con l’obiettivo di dare ai fatti il giusto significato, la più opportuna spiegazione per non cadere nel retorico politicamente corretto. Una Calabria che non crede che alla criminalità convenga uccidere nessuno, nè una carica politica nè l’ultima vittima di una faida o di un regolamento di conti. Una Calabria che sa che la militarizzazione del territorio non sarà mai una possibilità di ordine - qualunque possa essere l’evento che ne giustificherebbe il ricorso - perchè la stessa pressione in passato è stata solo una parentesi di abbattimento dei sequestri di persona ma non la causa della fine. Una causa da ricercare nel mutamento della filosofia criminale orientata ad impiegare, al meglio, i capitali accumulati con i sequestri investendoli nel traffico di droga ritenendo ormai antieconomici i sequestri stessi.

Esiste, così, una Calabria che sa che la criminalità si muove in una zona grigia che si sovrappone alla politica quando serve, che ricerca punti di contatto nel controllo delle attività economiche del territorio e che si muove su una terra nella quale la legalità resta uno slogan ma non un aspetto determinante della cultura. E ciò riguarda la criminalità come la tutela del territorio, il rispetto del lavoro altrui, la possibilità di disporre di servizi adeguati, di una sanità efficiente, dove la dignità del malato è rappresentata dalle cure e dalla decorosità delle strutture iniziando dai reparti di Pronto Soccorso, da una politica turistica che valorizzi il territorio e non si perda in una versione cartellonistica dell’ideale.

E’ questa la Calabria vera che non manifesta perchè presenterebbe troppo chiaramente e senza retoriche di partito la realtà quotidiana. Quella Calabria dove sia normale che nessuno, nessuno, debba essere ucciso, dove sia normale che il bilancio venga approvato in tempo utile per far iniziare con progettualità e visioni allargate l’esercizio finanziario prossimo venturo. Una Calabria che vorrebbe costruire e dare di sè un’immagine con novità vere, fatte di concretezze, di progetti, di capacità e non attraverso formule politiche posticce che ormai da anni, da decenni, nella loro trasversalità ci inseguono nella nostra vita finalizzate a perpetuare poteri personali spesso a qualunque prezzo.

Allora potremmo capire tutto, anche le manifestazioni dei giovani purchè siano i giovani i primi a volere la novità e a non adagiarsi su verità altrui per una terra nella quale non deve essere conveniente uccidere nessuno.


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