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Progettare e creare lavoro in Calabria

Fra miti e realistica possibilità.

E' sorprendente, per molti, e non più di tanto per i pochi attenti osservatori della vita pubblica in Calabria, come il lavoro, la sua creazione, o la sua semplice invenzione quale specificità su cui ridefinire un sistema produttivo che non emerge, sia l’altro argomento multistagione che ogni tanto riaffiora in un sistema articolato di idee che sottolinea la totale teoreticità dell’approccio all’idea, e non la concretizzazione delle idee diffuse, fra libri e convegni, da quando ero semplice studente di liceo ad oggi, a cui devo la vera consapevolezza dell’immobilità degli approcci.

Una premessa complicata, per chi si accinge a leggere questo breve commento, ma sinteticamente necessaria per dire che si parla sempre di come creare lavoro, di come progettare il … lavoro, di quale turismo vogliamo, del come si debba gestire un’offerta turistica disarticolata nell’iniziativa di pochi albergatori locali o di lungimiranti tour operators non calabresi, di che università vorremmo offrire ai nostri figli, di quali opportunità di dialogo euromediterraneo si potrebbero ricercare in un sistema relazionale fondato sulla parentela diffusa tutta tradizionalmente nostra.

>Potremmo riproporre convegni trasversali, al di là del colore, simbolo, logo o … brand, per ridirci quanto ci siamo già … detto in questi anni, decenni, quasi un secolo ancora, verso la ricerca di uno sviluppo per altri sostenibile per noi nemmeno questo. Non solo. Ma la verità che emerge è la prossimità delle proposte che strumentalmente, ovvero indirizzate da ragioni politiche contingenti, vengono offerte al partecipante o agli onori della cronaca come se il destino di una regione e della sua popolazione sia una semplice disquisizione filosofico-politica priva di una epicurea visione della vita e votata ai sofismi mediterranei che dominano la dialettica politica.

Certo, il Ponte sullo Stretto non rappresenta una necessità immediata. Sicuramente è un lusso che alla Calabria in quanto tale non offrirebbe grandi ricchezze se non uno scorrimento più veloce verso la Sicilia. Ciononostante, non è oggi necessario anche se in prospettiva risponderebbe, la sua realizzazione, a ragioni di politiche strutturali di sviluppo derivate da una politica generale dei trasporti, soddisfacendone ragioni economiche più europee che prettamente calabresi. Ma, oggi, però, rappresenta un lusso. Ma anche su questo luogo, o ponte, diventato comune, ancorchè realizzato più volte in progetti virtuali, la discussione diventa sterile.

Nessuna proposta. Senza piani integrati di investimenti e senza programmi di implementazione di aziende o di incremento di produttività presenti per limiti posti all’accesso alle opportunità di finanziamento o per mancato accesso ai finanziamenti possibili. è facile dichiarare lo sfascio, termine poco elegante per un’istituzione politica, del Paese, o porre il futuro dell’economia locale sulle possibilità dei comuni di essere impresa produttiva, e in che termini poi? E con quali specificità e competenze se il pensiero “economico” in termini aziendali stenta a ricollocare la cultura amministrativa ancora tradizionalmente preunitaria e aberrantemente postpiemontese in termini di efficienza e di efficacia nelle normali competenze gestionali di un territorio?Oppure, cosa vorrà significare programmazione dal basso se dal basso non decollano proposte ed idee chiare che si trasformino in obiettivi di programma al di là di qualunque federalismo dichiarato ma intimamente preoccupante per il coinvolgimento diretto che da ciò ne deriverà in termini di credibilità del singolo amministratore e della sua responsabilità verso il cittadino?

Direi che l’ora dei luoghi comuni dovrebbe giungere al suo epilogo. Dovrebbe, cioè, evitare, una volta per tutte che lo sviluppo della regione , nelle sue possibilità/opportunità non diventi un …luogo comune. Un’occasione dialettica di confronto paludoso in un’Europa che si allarga verso Est ed evita, consapevolmente, di impantanarsi nella prossimità ed incertezza di un Sud che si allontana …al di là del Ponte …al di là di tutto.


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