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La Calabria che nessuno vuole

Ragione CalabriaA pensarci troppo si dice che alla fine si rischia di crederci. Così come, mi perdoni l’autorevole statista che ne ha coniato il brocardo, a pensarci male spesso non si sbaglia ma ci si “azzecca”. Due considerazioni semplici e che non sono molto distanti dalla realtà. Gli ultimi omicidi di Crotone, il riproporsi dell’emergenza sicurezza, la sfilata dei leader, e solo di questi, nelle piazze della regione, e solo in quelle più importanti, dimostra che la Calabria continua a vivere al di là delle facili promesse, la propria marginalità politica che si risolve per rimanere fuori da ogni azione complessiva e da ogni programma di crescita del Paese, senza avere alcuna possibilità di uscire da un tunnel di indifferenza che caratterizza il vero sentimento di chi, oggi, come ieri nelle occasioni più convenienti, rispolvera la questione meridionale come una bandiera elettorale senza proporre o intraprendere azioni e definire progetti che si trasformino in qualcosa di concreto, tangibile, misurabile.

In questi mesi, mercato a parte delle candidature condotto senza alcuna partecipazione popolare, almeno indiretta, alla scelta dei prossimi rappresentanti, si è visto come non vi sia nulla di nuovo nei personaggi, tanto meno nelle idee. Idee che credo, e non penso di sbagliare per esperienza e anzianità manchino totalmente nella sostanza anche se, nella forma, e nella generalità delle manifestazioni, ogni tanto fanno un timido capolino per necessità di completare solo discorsi d’occasione.

Non ci sono stati confronti, di idee e di progetti, di sentimenti, di incontro con la gente non solo a Cosenza, Catanzaro ed altri capoluoghi, ma a Crotone, San Luca, Platì ed altri paesi del nostro entroterra che avrebbero meritato una giusta attenzione non solo, e non sempre perché caratterizzati dall’essere al vertice della cronaca, ma perché lo Stato e chi si appresta a rappresentarlo, seppur nella cooptazione di partito, se ne è dimenticato nelle politiche di crescita e di integrazione.

Criminalità, strade non adeguate a creare una rete di trasporti sufficiente a migliorare le opportunità di crescita economica, infrastrutture ferroviarie, autostrade con cantieri eterni, scuole che da sole si ritagliano spazi culturali sopravvivendo ad un isolamento culturale che solo la dignità dei nostri insegnanti cerca di superare con risorse limitate se non proprie, un’urbanistica sregolata e non coerente che non rende merito al territorio, una stagione turistica limitata nel tempo, opportunità mancate di dialogo con altre regioni e una provincialità evidente ingessano da tempo, e la ingesseranno ancora, la nostra regione.

Ebbene, guardandoci intorno, ammirando il mare da Pietra Cappa con un occhio verso l’Aspromonte, ritornando ieri dal Marchesato, riflettendo tra una ginestra in fiore e colpiti dallo sguardo nobile e fiero dei nostri anziani e dei giovani dei nostri paesi su quanto accade, ci chiediamo veramente, nel cambiamento che non cambierà nulla, se veramente è questa la Calabria che (non)vogliamo.


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