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Il Ponte, La Fata Morgana e i Soliti Misteri

Il fenomeno denominato "Fata Morgana" un miraggio proprio dello stratto di messinaÈ tempo di peripezie estive sulle diverse idee che si susseguono tra manifestazioni, eventi, happening di circostanza o dichiarazioni ufficiali per dar vita ad una nuova epoca della rinascita del Sud. Un Sud che paga il prezzo di una sovrapposizione di attenzioni politiche ogni volta che cambia un governo. Tra il passato di sempre e il nostro presente non sono mancati e non mancano momenti nei quali la questione meridionale, ovvero la trappola ideologica e antropologica dalla quale non riusciamo ad emergere o fuggire, sembra, ogni estate essere lì, pronta per esser superata. E ad ogni meeting, festa, festival, premiazioni in diverse piazze ci dicono che siamo pronti, che decolleremo per un futuro che darà giusto merito ad un’economia antica, che libererà una società bloccata da un interventismo poco adatto alle premesse, ma molto funzionale ad una crescita del Nord così come ai clientelismi. Ma alla fine, anche quest’anno, tra grandi opere, legalità, promesse di rilancio, l’estate calabrese ci offre i soliti temi presentando la solita immagine.

Ancora oggi ci confrontiamo tra amici, politici e non, tra una cena sospesa sullo Stretto e una discussione sotto l’ombrellone sugli argomenti che vanno per la maggiore. Che trascinano passioni e pulsioni per riproporsi, alla fine, nei facili luoghi comuni. Tra i tanti il primo, immancabile come la legalità: il Ponte sullo Stretto. Vi è certamente un interesse particolarmente forte per il Ponte sullo Stretto di Messina. Vi è una speranza di crescita affidata alla realizzazione di un’opera imponente, importante e costosa. Pur non discutendo sull’apprezzabilità e ragionevolezza dell’opera, e confrontandosi diverse anime, ci si trova costretti a far comprendere, con non poca fatica, le ragioni del perché un Ponte da solo non può rappresentare un motivo di crescita. Ancora una volta proviamo a spiegare perché il Ponte, come le grandi opere per il Sud, non possono vivere di una celebrità autoreferenziale, ma debbano rientrare in un progetto chiaro, definito, con obiettivi dichiarati e tempi di realizzazione enunciati come impegno.

Un progetto complessivo per obiettivi integrati che realizzi un sinergico piano di ammodernamento delle strutture logistiche e dei trasporti della regione. Ma, come sempre, la parzialità di punti di vista di breve periodo, aiutata da un’assente voce politica costruttiva, priva la Calabria di una necessaria capacità di pianificazione di medio termine entro la quale riorganizzare il proprio territorio, in strade, ferrovie, porti e aeroporti e anche con il Ponte per antonomasia, quello sullo Stretto appunto.

I sostenitori del Ponte a qualunque costo, come di consueto, dimenticano che al Ponte sullo Stretto ci si dovrà arrivare e non si chiedono: con quali strade, autostrade e ferrovie? Con un’autostrada a rilento nella “modernizzazione” come la Salerno-Reggio Calabria? O percorrendo la strada statale 106 Jonica ancora una volta messa da parte in attesa che qualcuno ci dica con quali soldi, e da dove saranno presi, si potrà valutare una riorganizzazione del tracciato e della sicurezza di un’arteria fondamentale per le comunicazioni litoranee visto che i 500 milioni di Euro previsti sono stati utilizzati per coprire il mancato gettito dell’ICI? Oppure con quale ferrovia si arriverà al Ponte se l’Alta Velocità da Napoli in giù rimane una chimera, un miraggio del nuovo secolo dal momento che i tempi di percorrenza da Milano a Reggio Calabria, nella migliore delle ipotesi di uso di Treni Veloci, con cambio a Roma, è pari a non meno di otto/nove ore? O con quale ferrovia si potrà raggiungere il litorale jonico visto che l’unico binario non elettrificato più lungo d’Italia sembra sopravvivere come l’icona di un tempo che fu e che ancora è? E all’interno di quale programmi di riorganizzazione dell’attività portuale si vorrebbe inserire il Ponte nell’economia dello Stretto se non si prevede una riorganizzazione delle attività mercantili in termini di impresa e di mercato, soprattutto per i container e il traffico passeggeri, per non perdere una tradizione e un’occupazione marinara che, dati i costi dell’opera, sarà comunque sempre indispensabile?

Diventa difficile, allora, spiegare a molti e agli imprenditori che faranno parte di una possibile nuova cordata, affascinati dalla realizzazione di un’opera così maestosa, che ciò che serve alla Calabria è un progetto strategico di trasporti e viabilità complessiva del territorio. Una riorganizzazione della viabilità e dei trasporti che non può essere realizzata con opere, ancorché maestose, ma estemporanee. Qualcuno sostiene che potremmo fare il Ponte perché il resto poi verrà da sé. Ma ricordiamo a molti virtuosi ottimisti che conoscono poco le cose di Calabria che non è così, perché non è mai stato così! Ciò che si chiede oggi non è solo il Ponte. È l’impegno concreto per la crescita di una parte d’Italia che deve dimostrarsi vero perché tradotto in patti chiari e concreti. Patti, progetti e risultati, soprattutto risultati misurabili, che superino l’unica certezza che dall’Unità ad oggi il Sud ha vissuto: che nulla vi è di più certo del provvisorio e nulla di più ordinario dell’emergenza.

Di fronte ad una simile realtà, quasi a fare da cornice si è poi aggiunto l’ultimo simpatico mistero: la polemica sull’attendibilità dei dati forniti da Viaggiare Informati sulle condizioni della viabilità e la querelle con Anas, un’evitabile prova di dichiarazioni di parte a metà strada tra informazione e disinformazione reciproca. Da queste polemiche sterili, però, ci si rende conto, purtroppo, di quanto sia fitta la rete dei misteri che nei miraggi estivi riesce a trasformare le code in rallentamenti e i flussi sulle litoranee in viabilità ordinaria alternativa a quella autostradale. E ci si rende conto del come le difficoltà oggettive della nostra viabilità possano diventare anche il capro espiatorio per cercare di dare una giustificazione al calo turistico in Calabria.

Per dare l’ennesima colpa a qualcuno o qualcosa come se fosse solo un’informazione sulla viabilità ciò che può convincere gli italiani come gli stranieri a scegliere la nostra terra, magari affidando al mistero di Morgana il miracolo di avvicinare a noi il resto d’Italia in pochi chilometri. Oppure, ancora, per credere che il sacrificio di arrivare in fondo allo stivale non abbia un costo per chi confida solo sull’ospitalità indotta e non su una ricettività diffusa, su una viabilità adeguata ad una meta che paga il prezzo della maggior fruibilità di località turistiche alternative, ben più lontane ma, misteriosamente a questo punto, molto più “vicine” in termini ricettivi delle nostre.


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