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Un ponte senza idee

Stretto di MessinaNon c’era da preoccuparsi. Nessuno di dimentica del Sud. Tutt’altro. Neanche una tregua sabbatica avrebbe potuto lasciare fuori dalla discussione preesecutiva il Ponte sullo Stretto di Messina. Un argomento prevedibile di confronto immediato e di repliche altrettanto rapide. Un terreno difficile sul quale si confronteranno le diverse anime che compongono una coalizione eterogenea. Un confronto che si sommerà alle ambizioni sul riconoscimento di diritti civili alle coppie di fatto e sul come rimodulare la spesa pubblica. Tuttavia, di fronte ad un programma asseritamene definito ma non dichiarato, non serviva sottoscriverlo platealmente in uno scenario da Porta a Porta, c’è un ponte che rischia di diventare il luogo della discordia della coalizione di governo. Un simbolo di incertezza e di approssimità di opinioni e di prospettive sul Sud del Paese.

Oggi non si tratta soltanto di essere contrari o a favore della grande opera. Né, tantomeno, discutere sulla sua necessità. Che il Ponte sia un lusso per una regione che ha bisogno di ben altri interventi infrastrutturali come la Calabria è troppo evidente. Basta guardare la viabilità ordinaria, un’autostrada ancora in costruzione e un’Alta Velocità totalmente assente da Napoli e verso Sud contro qualsiasi ragionevolezza di un adeguamento del trasporto ferroviario al progetto di Trans Euro Networks dell’Unione Europea. Nessun programma articolato. Nessuna idea sul come dotare di strutture adeguate alla crescita un territorio che guarda al Ponte come ad un miraggio sospeso sul mare. Oggi, a quanto pare, c’è solo una certezza: il ponte non si farà. Nient’altro.

Di fronte a ciò, però, la considerazione che è presente nelle coscienze calabresi non è tanto una visione modernista del cemento e dell’acciaio ardito che unirà due parti di territorio italiano quando serve e quanto basta. Quanto il cercare di capire se il Ponte non si farà perché si vorrà modernizzare il territorio rendendolo percorribile ed efficiente nel rispetto delle emergenze ambientali o se, al contrario, l’opposizione al Ponte sia  solo l’ennesima facile strumentale bandiera di un ambientalismo di facciata.

Se ci si trova di fronte a condizioni pregiudiziali di un ambientalismo concreto, o se esso è solo una rappresentazione di parte espressa per debito di coalizione ma senza progettualità. Se siamo di fronte ad una nuova prova sull’esistenza di una eco-coscienza o, al contrario, della riproposizione  di una formula politica destinata ad un’interpretazione di sé stessa strada facendo.

Se si cerca di affermare una volontà di contrasto ad un degrado persistente, ad un territorio geostraziato, e contro una limitata capacità di rendere efficiente il territorio attraverso servizi di qualità ottenuti impegnando al meglio le risorse disponibili. In altre parole, di comprendere se il Ponte potrà essere rinviato a quando la riorganizzazione dello spazio sarà tale da poter assorbire una simile avventura progettuale.

L’ambiente, la necessità di tutelare le coste e le montagne calabresi non possono rappresentare una novità. Avrebbero dovuto già fare parte di programmi e volontà politiche di ieri alternandosi le coalizioni in tempi così ragionevolmente brevi per non assolvere nessuna delle parti di governo dalle responsabilità di ieri.

Tuttavia se l’idea di un Ponte segna la concretizzazione di un desiderio di unità forse essa tenterà di unire due comunità e due spazi umanizzati. Non unirà, però, due comunità economicamente profondamente diverse e con opportunità altrettanto divergenti tra chi crede nella propria identità di spazio economico e produttivo, la Sicilia, e chi perde tale prospettiva perché ostaggio delle proprie periferie come la Calabria.

E’ per questo che il Ponte sullo Stretto per la Calabria è solo una grande, bella, idea, ma non è, per adesso, un’opera necessaria. E’ soprattutto il sogno di disporre di un bene di lusso che ancora oggi non possiamo permetterci. Perché al Ponte bisogna arrivarci …ed anche in Calabria.


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