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Una Calabria “green” non dovrebbe essere una novità

Calabria "green"Verde, ecologista, ambientalista e altri termini così in voga tra gli anni Settanta e Ottanta e così politicamente eccezionali sono oggi diventati parole di uso comune in ogni manifestazione di governo del territorio, sia essa vista da una prospettiva nazionale che in termini di pianificazione delle politiche locali. Si potrebbe quasi plaudere ad una consapevolezza e ad una maturità della società verso temi che non sarebbero mai dovuti essere disgiunti dal nostro quotidiano se non altro perché noi siamo parte dell’ambiente e responsabili del come e con che qualità vorremmo vivere in questo …ambiente.

Eppure ancora una volta, al di là delle esperienze di altre latitudini, a volte anche discutibili, ci si interroga su quale sia la sensibilità concreta verso la tutela e salvaguardia del nostro territorio. Ovvero, quanto esista una consapevolezza comune che l’ambiente non è altro che lo spazio nel quale viviamo ogni giorno e che non si limita alla nostra porta di casa, ma è tutto ciò che ci circonda, ciò che respiriamo, tocchiamo, coltiviamo, usiamo per la nostra esistenza. Politiche ambientali, riorganizzazione in termini aziendalistici di strutture che avrebbero dovuto garantire alla Calabria una valorizzazione costante e progressiva del proprio territorio - trasformandone il verde in un’occasione prima di tutto di godibilità per chi vive in questa regione - sono naufragate senza appelli o giustificazioni che possano reggere il poco amore che tale fallimento ha dimostrato per una terra di cui vantiamo pregi che abbiamo già dimenticato.

Essere green, termine più spendibile dell’antico “verde” di ecologistica memoria, dovrebbe significare, far capire e comprendere, sostenere e difendere tutto ciò che è al di fuori della nostra piccola porta di casa esprimendo, in questo modo, il vero sentirsi individualmente responsabili di un territorio che per ogni sua manifestazione è di tutti e al di sopra di tutti. Vi sono, quindi, tante e molte domande che rimangono aperte allorquando ci si chiede come mai con un numero significativo di forestali in passato questa terra non sia stata trasformata e mantenuta come un giardino, le coste curate e il verde boschivo tutelato nella sua biodiversità che si alterna tra incuria e cemento senza soluzione di continuità, perdita di una ruralità che era di per se ambientalista senza necessità di dichiararlo.

Coste ritenute abbandonate solo perché l’insediamento senza ordine non le aveva rese ancor più sgradevoli agli occhi di chi guarda alla natura nelle sue bellezze, senza doversi poi voltare e ricordarsi che esistono muri paesaggistici che esprimono una violenza forse di altro genere, ma non per questo meno condannabile. Discutere di risanamento, di riorganizzazione delle istituzioni e di posti di lavoro non è fare verde se privi di un disegno concreto di come gestire il territorio, come volerlo presentare e come utilizzare al meglio le risorse disponibili insieme ad una nuova coscienza che deve essere patrimonio di ogni singolo cittadino. Sentire la cosa pubblica come propria, capire che pulire una strada, un vicolo equivale a rendere più bella la propria casa diventano le vere priorità di crescita civile attraverso le quali si realizza un disegno di condivisione del bene comune sia esso un parco, una aiuola, un raccoglitore di rifiuti. Parlare di presunte eccellenze, affidarsi ad una pubblicità che fotografa ciò che si ritiene presentabile e non fotografa anche ciò che viene sacrificato per opportunità di coscienza diventa esso stesso un limite e un motivo per continuare su una strada senza uscita.

E' come continuare a dare nomi e definizioni naturalistiche a località che di quel nome non hanno più naturalisticamente un riscontro. E’ come dire che siamo sulla Costa dei Gelsomini mentre percorriamo chilometri e chilometri senza vederne un cespuglio o apprezzare il profumo di questi fiori. Fragranze che nella nostra infanzia le nonne ci presentavano come l’espressione di un’anima …oggi dimenticate da una certa cultura e politica green solo d’occasione, che continua a dare nomi a ciò che non esiste da tempo.


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