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Turismo per scelta o per caso? A quanto pare né l’uno, né l’altro

Le bellezze delle CalabriaLa stagione non è certo delle più indicate per scrivere di un argomento che richiederebbe ben altre temperature. Tuttavia, diventa difficile esimersi da una riflessione che potrebbe sembrare estemporanea se non fosse che scrivere, discutere, parlare di turismo sia diventato un mantra da decenni per la nostra terra. Non ci sono dubbi che la vocazione all’ospitalità sia uno dei caratteri che dovrebbe contraddistinguere il nostro quotidiano,

il nostro modo di organizzare un territorio che nella sua variopinta, variegata e multiforme diversità, umana, culturale e naturalistica presenta aspetti di singolare particolarità, se non proprio di unicità. Culture contadine che hanno disegnato percorsi di vita di particolari contenuti di saggezza popolare; una agricoltura capace di offrire una diversità di frutti che godono di un clima che oltre la durezza di questi mesi, generosamente offre prodotti di qualità superiore ad altri emuli provenienti da altre latitudini; ambienti che nel percorrerli mutano gli scenari ad ogni cambiamento di itinerario, restringendo in pochi chilometri ambienti marini e irte montuosità in un abbraccio suadente e veloce. Una ricchezza, però, calpestata ogni giorno e che purtroppo ogni tanto sentiamo la necessità di ricordare a noi stessi. Quasi come se fossimo degli estranei che vivono,  in una nemesi onirica della loro esistenza, un sentimento di distacco da ciò che è nostro, intimamente nostro.

Mare, monti, eccellenze di vario genere, il turismo termale come ultima frontiera di una consapevolezza di disporre di risorse dimenticate - rispolverate ogni tanto, forse più in ragione di un sussulto di dignità che non per intimo convincimento di  impresa e di crescita concreta che meriterebbe forse più di un ricordo – eccole riapparire per riscaldare un inverno durato già abbastanza per i nostri gusti.  Eppure, terme o non terme, mare o non mare, monti o non monti, l’inverno dura da decenni e continua impietosamente a prendere sempre di più il sopravvento. Ma si tratta di un altro tipo di inverno. E’ quello dell’assenza di una cosciente e concreta, soprattutto concreta, volontà di investire, di sostenere, adeguare, curare, abbellire, organizzare e valorizzare un territorio la cui antropizzazione non è quella ellenistica, ma quella contemporanea che ha relegato il bello a qualcosa di privato archiviando nel tempo la sua “bellezza” pubblica e, quindi, ambientale oltre che urbana e rurale. Turismo è una parola complessa, non facile e non scontata. Richiede capacità di presentarsi, di presentare, un territorio, un ambiente, una città o una stazione termale. Richiede ospitalità, cura dei dettagli, qualità di ciò di cui si vive e di dove si vive.

Turismo significa avere uno sguardo alla bellezza e al bello che non può distinguersi dalla superficialità, dall’incuria, dal disordine.  Turismo significa aprire stagioni con il sole dell’anima e della mente, significa voler dare di sé agli altri il meglio nel meglio. Significa voler superare un inverno e non pensare, senza farlo tutto l’anno, di poter curare solo gli acciacchi di stagione.


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