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Legalità e giustizia. Ossimori o utopie?

Recentemente ho letto su questo giornale un articolo interessante, scritto non solo con lo stile di chi dimostra di avere da sempre un pensiero convincente ma, soprattutto, chiaro prodotto di riflessioni di una persona che ha animo, amore, passione e sacrificio. Si, sacrificio intimo soprattutto nell’affrontare da sempre argomenti che nella loro triste drammaticità si svolgono come una matassa lasciata libera, senza mani regolatrici, di rotolare in una discesa senza fermate.

Una discesa di cui nessuno sembra voglia rallentarne la corsa rappresentando tale matassa, nella sua immagine, una  terra, la Calabria, e la stessa locride vittime di una deriva quasi ineluttabile. Potrei aggiungermi al commento puntuale di Ilario a proposito di legalità e giustizia pubblicato la settimana scorsa riproponendo argomenti e casi che potrebbero solo aggiungersi a quanto da lui descritto. Argomenti che ci riporterebbero, entrambi, sul terreno della rassegnazione e dell’abitudine a considerare ogni fatto come una sorta di epilogo di ciò che è questo gioco al rialzo tra legalità e giustizia, ritenendo che queste due parole siano complementari ma consapevoli che, spesso, non lo sono state e non lo sono per nulla. Ma preferisco affidare al pensiero del lettore una provocazione più ampia.

Nelle vicende nella quali la presunzione di colpevolezza pretende di sostituirsi alla presunzione di innocenza il rapporto tra legalità e giustizia è già di per sé franato, crollato prediligendo una presunzione di colpevolezza che non trova posto nel nostro ordinamento, né tra le previsioni costituzionali di principio e meno che mai nella norme del codice di rito allorquando la colpevolezza è da dimostrare mentre l’innocenza è da presumere e da considerare come possibilità, sempre, sia nelle indagini preliminari che in attesa della sentenza. In questo gioco a trasformare i presunti innocenti in presunti colpevoli, per poi restituire l’innocenza senza scuse si perde ogni credibilità delle azioni condotte, siano esse dirette a definire il quadro di responsabilità all’interno di un’attività di indagine, siano esse il risultato di una mancata garanzia del diritto ad un processo giusto e rapido soprattutto. Se legalità e giustizia non sono ossimori, perché dovrebbero proseguire su strade parallele ma non contrastanti, di fatto esse lo diventano avvicinandosi nella contraddittorietà che le affligge ad una condizione estrema dove  non si percepisce più il limite del giustizialismo e lo spettro di rispetto dei diritti del garantismo.

Non ci sono giustificazioni nella dilatazione dei termini di carcerazione preventiva, al di là delle possibili richieste, se ciò di fatto impedisce il diritto ad avere un giusto e veloce processo. Così come non ci sono giustificazioni che possono sostenere attività di indagine  a volte troppo spesso velocemente concluse, credendo che la verità sia solo una e solo quella dell’unico punto di vista dell’investigatore. Ancora meno possono essere poste a cornice di una tesi investigativa aspetti di storie familiari che condannano per sola appartenenza parentale o per colpe altrui chi in fondo dovrebbe essere responsabile di se stesso. Negare la presunzione di innocenza e sostituirla con una presunzione di colpevolezza per uno stato di diritto non è una conferma della civiltà. E’ un arretramento delle conquiste civili a cui legalità e giustizia dovrebbero essere subordinate in quanto espressione di tali valori poiché è il cittadino che ad esse affida il suo destino e la sua sorte nel bene e nel male.

Quel cittadino che chiede una legalità vera e rispettosa della dignità oltre che delle regole in difesa dal crimine, ma anche a garanzia di una giustizia regolatrice e non disarticolante. Che crede di aver diritto ad essere considerato presuntivamente innocente. Che vuole affidarsi, oltre che fidarsi,  ad indagini meticolose, dirette a dimostrare anche la sua estraneità prim’ancora che la sua responsabilità. Non garantire questi passaggi porta alla negazione della legalità e  rende la giustizia meno forte. Nell’assoluzione dopo mesi di carcerazione preventiva - la cui ragione può essere solo quella di completare un quadro investigativo che dovrebbe già essere ben fondato - non vi è solo un danneggiato, ma è la comunità che si interroga se legalità e giustizia abbiano un significato e un senso comune per tutti, o se siano lasciate all’interpretazione di pochi senza alcun dovere, poi,  di rendere conto.


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