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Se le “soprese” sono sempre uguali

Credo che in un periodo come questo la speranza di trovare una piacevole sorpresa nell’uovo del nostro quotidiano sia una aspettativa comprensibile, legittima direi se non anche dovuta. Ovviamente, tutti si aspettano una sorpresa che possa sorprendere in positivo. Cioè soddisfare l’inaspettato con la certezza della possibilità di aver completato un desiderio o ritrovarsi di fronte ad una condizione insperata. A ben guardare, però, la settimana che si sta per chiudere e che ci porta alla Pasqua non sembra averci regalato sorprese particolari e, pur nel tentativo di sorprendere con le cronache locresi e lametine degli ultimi giorni, alla fine la sorpresa si trasforma in scontato.

Cioè nella celebrazione quasi di una disarmante ovvietà. E non si tratta solo delle inchieste citate o di altri fatti di cronaca in particolare, ma della giusta rappresentazione in ognuna di esse di un persistente modo di fare sistema…illecito…che viene però posto come sorpresa e che, leggendo gli stessi argomenti presentati alla stampa, sorpresa non è visto che quanto scritto disegna un modello reiterato nel tempo di gestione delle vita pubblica ed economica di questa regione. Ciò che mi sorprende, ogni volta, è proprio la sopresa della sorpresa.

Cioè il ritenere certe notizie o certi modelli come un qualcosa di sconosciuto, di avulso da una realtà che invece si è sempre manifestata molto chiaramente nelle sue dinamiche al punto tale che al cittadino che tenta di ricorrere ad un ragionamento indipendente non rimane oggi che porsi la solita domanda: ma se i modelli di scelta, di gestione, di accesso alle cariche pubbliche, a quelle societarie o le modalità di attribuzione di consulenze sono sempre state queste, come riportato dai giornali, perché colpirle solo oggi e non ieri…o l’altro ieri? La sensazione, se si tratta di un modello di relazioni sociali così strutturatosi nel tempo e non vorrei dire tollerato, è che il punto di arrivo sia il risultato di una sorta di contrappasso per senso di esclusione piuttosto che risultato di un obiettivo e concreto dovere di legalità nei confronti di ogni cittadino calabrese.

Un dovere di legalità che non deve lasciare spazio a dubbi che l’uovo si possa aprire nel momento in cui forse ciò possa seguire ad un sentimento di rivalsa per pagare qualche possibile prezzo dell’esclusione, ma che deve andare oltre ogni ragionevole dubbio nel senso pieno del principio giuridico. Una volontà coerente, rivolta a sancire una chiarezza di metodo, di accesso e di gestione della cosa pubblica che sia scevra da ogni condizionamento se non quello di rispettare una terra alla quale non regaliamo alcuna sorpresa da tempo immemorabile ormai, ma uova con le sorprese (amare) di sempre giorno dopo giorno, Pasqua dopo Pasqua.


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