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“Costa dei Gelsomini”? Si, ma senza gelsomini

Diciamolo. Siamo tutti stati affascinati per anni dall’essere nati o cresciuti nella Riviera ( o Costa) dei Gelsomini. I nostri nonni, i nostri padri e noi stessi abbiamo sempre decantato le bellezze a noi vicine dovunque si fosse trattato di dare un tono di dignità alla nostra terra, ai nostri luoghi. D’altra parte, costretti a non doverci sentire secondi a nessuno, tra Costa degli aranci, Costa dei saraceni, Costa viola, Costa dei pini, Riviera delle palme o, Promenade des anglais ecc…ci siamo nutriti del profumo di questo fiore nella speranza che potesse dare un aroma alla vita di ogni giorno e gioia alle nostre vacanze.

Eppure, ciò nonostante, credo che il gelsomino sia non solo un ricordo, già fievole in verità per la sua rarità lungo le “Sue” coste, ma un grande assente nel panorama della flora proprio della costa jonica. Certo, qualcuno lo coltiverà nel suo giardino o lo userà come irresistibile decorazione delle proprie ringhiere ma, al di là di questo, non sembra che la “ cosiddetta” Riviera dei Gelsomini sia di fatto tale. Insomma, parliamo spesso di turismo, decantiamo eccellenze di vario genere, a volta con un sovradimensionamento e una sovrastima del termine stesso di “eccellenza”, ma le piccole cose, quei particolari che disegnano un mondo ed un animo nobile e prezioso lo abbandoniamo perché non ci facciamo caso. Lo sacrifichiamo per una mancanza di sensibilità verso quegli aspetti della nostra vita che dovrebbero guidarci per difendere e promuovere quanto di meglio riteniamo di poter offrire.

Promuovere una “Riviera dei Gelsomini” significa non solo credere che il turismo sia ricettività alberghiera e servizi ad essa collegati, ma anche presentare un territorio nella sua più bella veste dove alla promozione corrisponda una realtà vera, reale, palpabile e …perché no!...odorabile. E’ a dir poco paradossale che si ci preoccupi dell’ambiente, della assenza di strutture quando alla fine l’aspetto più banale, meno costoso ma più significativamente apprezzabile manchi totalmente: la rispondenza del nome alla realtà paesaggistica. E’ strano che Calabria Verde nelle sue innumerevoli, mi auguro, iniziative non si sia dotata di un progetto di ridistribuzione delle risorse finanziarie investendo nella realizzazione di un verde diffuso lungo la costa nelle aree demaniali, comunali o incentivando il privato verso una riproposizione del gelsomino come pianta caratterizzante un ambiente, una cultura, un ricordo.

Una Riviera o Costa dei Gelsomini senza …gelsomini è in fondo il biglietto da visita che offriamo al visitatore gettandolo nel dubbio che forse ha sbagliato strada, luogo, o canale televisivo. E’ la dimostrazione più evidente di come non vi sia attenzione per un territorio dal momento che se i particolari così semplici vengono dimenticati, o non percepiti, significa che non vi è alcuna sensibilità per il rilancio di un’idea di turismo se non in dichiarazioni di intenti che poi si risolvono nel deserto delle opere. Direi che è veramente assurdo andare in giro per l’Italia e ammirare le palme, i fiori, le aree a verde e le pinete così ordinate e così caratterizzanti un territorio per poi affacciarsi sullo Jonio e guardare come in fondo, pur con un’Istituzione che dovrebbe fare del verde il suo core business, ciò sia lasciato in balia delle intemperanze politiche o dell’abbandono e dell’incuria quotidiana. Così come è veramente singolare poter beneficiare del profumo della nostra pianta nel centro di una città come Torino che non manca di ricorrervi nelle sue diverse specie e pensare, camminando nel ricordo, che quel misero gelsomino sulla costa sia oggi un miraggio se non un ulteriore indice di scarsa attenzione su casa nostra.


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