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Il senso messianico della speranza

Il senso messianico della speranzaEssere mediterranei ha di certo molti lati positivi, forse anche dei vantaggi e - perché no? - potrebbe essere un motivo per dare della mediterraneità una sorta di specificità che potrebbe attagliarsi ad un sentimento di orgoglio giustificato da momenti della storia e delle culture che hanno contraddistinto le nostre terre …in passato!

C’è però una costante che ogni volta si ripresenta all’orizzonte di una svolta possibile o di un’occasione di riscatto: l’attesa di un Messia. Ovvero, il voler individuare il Salvatore in qualcuno che ritiene di avere le capacità e le idee per toglierci dal nostro limbo politico promettendoci nuovi destini. Siamo sinceri: è un luogo comune ad ogni parte politica che si approssima a voler governare questo Paese. Tuttavia vi sono manifestazioni di tale popolarità indotta che superano ogni possibile iniziativa mai intrapresa in passato con tale entusiasmo anche a ragione di argomenti e problemi che ci riguardavano da vicino. Insomma, ben vengano le folle che circondano un leader e che si lasciano andare alle lusinghe di un selfie che immortala il momento.

Ma, in verità, mi chiedo, dove erano le stesse folle allorquando si sarebbe trattato di chiedere e impegnarsi per avere servizi migliori, una sanità più efficiente e rispettosa delle richieste delle popolazioni o trasporti più puntuali, diffusi e decenti? Dov’era e dov’è l’impegno civile di ognuno di noi laddove si trattava di rimboccarsi le maniche per diventare protagonisti del nostro tempo anziché affidarci sempre al Salvatore di turno? La verità che sfugge ad ognuno di noi e, forse anche a chi scrive su queste pagine, è che i veri salvatori siamo noi stessi nel nostro quotidiano perchè siamo sempre noi che permettiamo nel nostro non fare, non dire, non agire, non controllare, ogni deriva possibile della vita civile di una terra. Io credo fermamente che una comunità che guarda se stessa non abbia bisogno di Salvatori.

Ognuno di noi dovrebbe sapere cosa vorrebbe, come, in che termini e a quale costi e, in virtù di questo essere artefice della propria vita. Credere negli happening di piazza può essere bello ed entusiasmante cavalcando l’onda mediatica di un nuovo eroe senza tempo. Ma la verità, dopo le prossime fatidiche idi di marzo, sarà sempre la stessa. Torneremo a guardare al nostro quotidiano con gli occhi di sempre abbandonando il fascino delle grida dell’onesto più onesto dell’altro. Ci renderemo conto che ancora una volta il nostro destino non può che costruirsi giorno dopo giorno mettendoci ognuno di noi impegno, serietà e responsabilità.

Parafrasando Bertolt Brecht potremmo ricordare una inflazionata frase per la quale è sventurata la terra che ha bisogno di eroi. Ebbene, la locride, la Calabria come l’Italia ha bisogno solo di eroi quotidiani e non di un Re Artù di altre latitudini culturali o di mediatici cavalieri paladini senza macchia e senza peccato di una Tavola troppo Rotonda. La nostra terra ha bisogno di tanti eroi che ogni mattina guardano al loro piccolo mondo con rispetto e senza aspettare che la loro vita venga, per atavica e forse comoda apatia, gestita e cavalcata da altri.


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