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Caduti sulla spazzatura

Caduti sulla spazzaturaProbabilmente non affronterò un argomento originale e me ne rendo conto. Anzi, mi rendo conto che non solo non è un argomento originale, ma non racchiude neanche i termini necessari per dire che si tratti di una emergenza. Credo che in molti abbiamo visto il servizio di una popolare trasmissione di satira, ma non troppo, che guardava verso lidi a noi noti. E credo che in molti nelle loro menti si siano lasciati andare a commenti e considerazioni di diverso tipo. Probabilmente vi è chi ha gridato allo scandalo e chi si è sentito compiaciuto per condivisione dei contenuti e dei modi anche per sola critica verso amministrazioni non condivise.

Tuttavia, al di là dei diversi sentimenti che si sono scatenati nelle menti di ognuno di noi - e andando oltre il dispiacere di vedere come la Calabria e la locride siano sempre fonti di notizie che non ne promuovono le qualità migliori che invece potrebbero e dovrebbero contraddistinguerle – le considerazioni da fare dovrebbero essere due. La prima. Spazzatura o meno, dal servizio ne esce fuori un tracciato di società frammentata, di scarsa capacità partecipativa alla risoluzione dei problemi, la poca educazione di chi non rispetta l’ambiente, a prescindere da ogni presunta negligenza delle amministrazioni, e l’ennesima riprova di quanto si cerchi sempre di delegare invece che rimboccarsi le poco sudate maniche. Tutte considerazioni che se fossimo onesti con noi stessi dovremmo fare oggi, subito, con convinzione, abbandonando divisioni di colore politico o di carattere personale che spesso sbarcano nelle spiagge della politica quasi come se fossero affari di famiglia. Il servizio può essere censurabile o si potrebbe anche replicare, e forse ciò dimostrerebbe coraggio. Ma, al di là di questo, esso dimostra come il rivolgersi ad altri alla fine, pur volendo essere un modo per cercare di esautorare un possibile avversario, parlando di spazzatura ci si esautora a nostra volta.

Non è certo difficile verificare sulle coste o tra i cespugli posti a dirupo di una scogliera una dispersione di rifiuti che da sola da un significato ben diverso all’osservatore che varca la soglia di un panorama mozzafiato e poi abbassando gli occhi si trova l’interpretazione originale di un salotto fuori porta, e fuori casa, rappresentato ad esempio da un divano collocato quasi come se fosse un’opera in plein air di un nuovo Man Ray. Oppure, l’immancabile scaldabagno o frigorifero che probabilmente racchiudono in sé una sorta di complemento d’arredo con quanto la natura suo malgrado cerca di fare. O, ancora, il credere che un’auto dismessa e da rottamare possa essere una innovativa scultura postmoderna posta ad abbellire una discesa di campagna a ridosso di un sentiero, così come le reti – anche queste rigorosamente dismesse - di un letto siano alla fine la migliore soluzione per definire un ingresso artistico in una proprietà tra uliveti e aranceti. La seconda. Mi ripeto.

Ci sarà qualcuno che griderà allo scandalo o chi accuserà il giornalista di aver strumentalizzato la portata della denuncia. Francamente non credo che sia l’uno che l’altro modo di pensare possano avere una loro importanza e per un motivo. Perché sulla spazzatura - così come ogni giorno la osserviamo quasi come se fosse ormai abitudinariamente una sorta di cornice ad un quadro sempre più variopinto, e dai diversi odori, che si aggiungono a quanto spiagge e campagne offrono ai nostri occhi - ci cadiamo tutti. Ci cadono anche coloro che ritengono di ricercare nello scoop di una serata una rivincita non si capisce bene verso chi o verso cosa. La verità, come sempre, sta nel mezzo e, in questo caso, è un “mezzo” pesante come un macigno. Ed è il poco rispetto dell’ambiente, il ritenere che pulizia e decoro siano di esclusiva competenza di un amministratore piuttosto che di un altro. Il pensare che ciò che accade al di là dell’estremo confine della cara porta di casa che ci separa dal mondo di fuori non sia più un qualcosa che ci riguardi; che si tratti della raccolta di un pezzo di carta o il riporre dove andrebbe riposto quanto noi scartiamo dalla nostra nobile vita quotidiana. Sicuramente qualcuno chiuderà la lettura di queste improvvide righe con la solita affermazione che è una questione di cultura.

Spiegazione ricorrente che conclude da sempre, e ad ogni stagione, molte analisi sul nostro non essere all’altezza di “curare” e rispettare la nostra terra. Io direi che forse l’argomento più utile è la partecipazione mancata, la comoda delega e a prescindere al pubblico come se il privato non avesse obblighi e doveri. Obblighi e doveri verso se stesso e verso gli altri con cui ne condivide la vita di ogni giorno che non finisce sulla soglia di un marciapiede. Obblighi di denunciare, ma anche obblighi e doveri di fare, di guardare al pubblico come una cosa e una casa propria. Obblighi di denunciare, ma anche doveri di sostenere chi amministra mettendo da parte ogni particolarismo e cercando di aprire il nostro cuore ad un sentimento di affetto verso la terra che ogni giorno calpestiamo e che, ogni giorno, ci dimentichiamo ingenerosamente che è la nostra terra.


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