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Nemo propheta in patria sua (est). In Calabria? …“Semper”!

Devo dire che i tempi passano, le parole scorrono e i pensieri si consumano nell’etereo mondo del nulla, soprattutto se si osano toccare argomenti come logistica, trasporti, turismo. Argomenti particolarmente ostici a quanto pare dal momento che nessuno ne nasconde l’importanza ma in tanti, troppi, non vanno oltre le intenzioni lasciando ad altri la valutazione delle possibili soluzioni magari insegnando cosa si dovrebbe fare come se le nostre università non siano in grado di suggerire, proporre progettare mentre la politica, quella che applaude per un paradossale senso di ospitalità intellettuale che ci contraddistingue, ogni iniziativa che arriva da fuori. Si, è vero! Ammettiamolo.


Siamo sempre ospitali verso le opinioni altrui, possibilmente non targate con nomi o pensieri calabresi per affermare, forse, un sentimento di difesa verso chi nella nostra terra potrebbe farci concorrenza con le proprie soluzioni. Ed ecco la notizia. Due giovani laureandi veneti affrontano in una tesi il grado di accessibilità alla fascia litoranea jonica. Uno studio da fine corso sul quale non ci sarebbe molto da dire se non il fatto che dal Nord ci suggeriscono come e in che misura rendere “accessibile” la fascia costiera rivalutando e riproponendo un legame strutturale e funzionale tra entroterra e costa. Nessuno mette in discussione i contenuti della tesi dal momento che chi scrive si avvale della fonte giornalistica che rilancia tale notizia e fornisce alcuni passaggi del lavoro. Passaggi interessanti perché forniscono la cornice di pensiero degli autori. Il commento, poi, è molto interessante e, soprattutto, credo lo sia perché dalle parole utilizzate - che spero nascano da una lettura approfondita della tesi da parte di chi ha creato tale notizia - mi sembra non emerga nulla di così eclatante e innovativo che non si sapeva già se non il fatto che la curiosità, da premiare questo si, dei due studenti ha suggerito loro di gettare uno sguardo verso località magari conosciute turisticamente.

Ebbene, leggendo e rileggendo l’articolo trovo che nulla di particolarmente scientifico - che non sia stato osservato e proposto da molti negli anni - emerga come intuizione copernicana. Insomma che […] “…Fenomeni di spopolamento, abbandono del territorio, mancanza di infrastrutture, sono tutti fattori di causa/conseguenza di un’economia che fatica a svilupparsi…” […] mi sembra siano una evidenza e con delle risposte già formulate in passato. Che attraverso i dati territoriali e la valutazione dei fenomeni socio-economici gli autori del lavoro accademico abbiano cercato di dare […] …un contributo, mediante il lavoro di tesi, al dibattito locale al fine di promuovere una pianificazione partecipata del territorio e spingere gli stakeholders a confrontarsi con il supporto di alcune idee anche innovative …[…] è una nota di apprezzamento e di riconoscenza per l’attenzione prestata verso la nostra incapacità di trasformare ciò che sappiamo in soluzioni. Inoltre, di pensiero innovativo, se per caso si tratta di sottolineare come e in che termini […] la logistica gioca un ruolo essenziale per la competitività di un territorio letta anche in chiave di accessibilità allo stesso, ancor di più in territori impervi come è l’Aspromonte per l’appunto…[….], non vedo molto dal momento che non vi sono dubbi, tra chi in Calabria tenta di conoscere e formulare proposte a riguardo, che le cosiddette piattaforme logistiche rappresentino un’idea complessiva di infrastrutturazione.

Un’idea che non può fare a meno di realizzare un legame funzionale tra costa ed entroterra nell’ambito di una progettazione nei trasporti, nelle offerte abitative e produttive che leghino spazi umanizzati ormai così diversi come due complementi di un unico progetto di crescita. Ma non solo. Tra i tanti suggerimenti riportati nell’articolo, credo desunti dalla tesi, vi è che […] “…L’idea è quindi di sostenere e valorizzare così quel lavoro artigianale delle piccole e medie imprese – in ambito agroalimentare ma non solo – che sono la specificità di questa terra…”[…]. Direi un’idea interessante che ci fa chiedere ad ognuno di noi di che cosa abbiamo parlato o scritto in tutti questi anni o, forse, dove abbiamo vissuto. Ma l’aspetto più interessante è soprattutto la chiosa conclusiva dell’autore dell’articolo: […] Fin qui i contenuti della tesi. Sta ai nostri amministratori e politici di rango regionale e nazionale fare in modo che le idee esposte nel pregevole lavoro accademico non rimangano solo sulla carta ma vengano tenute nella debita considerazione…[…].

A questo punto la domanda è di rito: e le proposte formulate nella loro complessità - anche più articolate, sicuramente ridondanti e suggerite agli amministratori nel tempo - guardando alle diverse realtà territoriali che fine hanno fatto? E le ore perse in convegni a questo punto inutili a cosa sono servite? Beh, siamo onesti…ci piace sentirci dire da altri cosa dovremmo fare. Ci piace meno sentircelo dire a casa nostra da qualcuno che ci è vicino magari ideologicamente concorrente. In fondo, chi viene da fuori non compete con le sue idee, può scrivere e dire in piena libertà e ricevere note di merito; ma chi resta in Calabria, o è calabrese, e ha delle idee allora costui si!...è un problema per coloro che amministrano e non vogliono che si apra una competizione sulle soluzioni. In fondo, come si dice, una stretta di mano ed un bravo non lo si nega a nessuno, soprattutto se è un forestiero. Perché le idee altrui, siamo sinceri, hanno sempre un altro sapore: ci tolgono dall’imbarazzo di dire al nostro vicino che aveva ragione.



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