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Estate tra Letteratura e Premi

Estate tra Letteratura e PremiL’estate è alle porte e, come ogni estate che si rispetti, la ricerca di come e in che misura organizzare eventi che diano un senso al tempo del nostro riposo, o della nostra rigenerazione dalle fatiche invernali, rappresenta un esercizio di buon senso per chi intende fare dell’ospitalità – seppur breve – un argomento di crescita. In questo non vi sono solo le manifestazioni più goderecce condite da sagre, in verità non molte, e feste patronali che si sommano nel periodo del caldo leonino della locride.
 
Vi sono anche appuntamenti culturali più o meno caratterizzati da una profondità d’animo sincera o da una promozione del ricordo. Di quel ricordo che diventa segno di una identità ricercata nell’oblio del politicamente corretto. Tra questi appuntamenti culturali vi è soprattutto la proliferazione dei premi letterari. Si!... premi alle opere che segnano, o dovrebbero segnare, un momento di approfondimento di sentimenti o di ricordi alla cui prosa o versi, conosciuta o meno, ci si affida per riempire il contenitore estivo. Non è certo una novità rendersi conto che non vi è comune che non ha oggi un proprio premio letterario. Per alcuni rivolto a ricordare espressioni di stile e personalità a cui ci si affida per dimenticare la marginalità di ogni giorno che assume la cultura meridionale degli ultimi anni, eccezion fatta per la rilettura storica neoborbonica del mezzogiorno. Per altri perché, in fondo, consente di elevare l’estate ad un gradino più su delle solite feste ancorandone il meriggio alla lettura di un passo o di una poesia magari d’autore o prodotto di un neofita.
 
Per carità, ben vengano gli incentivi alla produzione culturale e alla promozione. Ma in una terra dove gli argomenti sono strettamente legati a capacità di impresa o a iniziative di sviluppo territoriale credo che spostare l’attenzione solo su una cultura premiata in versi, in rime o in prosa non favorisca riflessioni tali da permettere una creazione di una cultura del fare, del recupero, del ricordo che si manifesta nel restauro delle opere d’arte, nella elaborazione di un pensiero che esprima un supporto al domani. Ecco, a fronte dei premi per poeti e scrittori di novelle, forse un premio per chi ha salvato un’opera d’arte o di archeologia industriale, quest’ultima quale dimostrazione di un passato di lavoro che abbiamo archiviato senza futuro, potrebbe essere più originale.
 
D’altra parte, tra le tante citazioni che si potrebbero rinvenire a riguardo dei premi letterari due mi sono sembrate aderenti. La prima di Helmut Qualtinger, scrittore e cabarettista austriaco per il quale gli scrittori si dividono in due categorie: persone produttive e vincitori di premi letterari. La seconda di Ennio Flaiano, scrittore regista e giornalista noto ai più. Per quest’ultimo, i grandi premi non vengono mai dati allo scrittore, ma ai suoi lettori. Qui, nel nostro piccolo, forse dovremmo inventarci anche i lettori e sperare che poi sappiano giudicare.


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