Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Calabria 2025? L’Ambiente è “Educazione”

Era solo la fine degli anni Settanta quando si iniziava a discutere di ambiente. Ovvero, quando, con buona pace dei sensazionalistici contemporanei, qualche ragazzo un pò più impegnato politicamente di altri sul fronte dei grandi temi che giungevano di riflesso nella locride sulla scorta dell’ondata verde-ecologista europea, tentava di promuoverne il senso, il significato, insomma la necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica dei piccoli centri. “Ambiente”.
 
Non si trattava solo di una rivista ciclostilata in proprio e a diffusione porta a porta. Era molto di più. Rappresentava il tentativo di coinvolgere ognuno di noi su un tema fondamentale che non era solo l’ “ambiente”, i rifiuti e la loro gestione o l’apprezzare quanto circondava un nostro troppo abitudinario quotidiano. Era un modo, un mezzo, uno strumento, l’ennesimo tentativo disperato già allora di far crescere una comunità. Un modo per affrancare dai luoghi comuni un territorio che guardava se stesso con poca attenzione, dove l’impegno diffuso sui grandi temi era solo tale quando la macchina della politica dei proclami si metteva in moto. Sono passati molti anni da allora e ancora oggi, nonostante altre realtà siano giunte con non poche difficoltà e non certo con limiti finanziari, a ben diversi risultati riscopriamo la necessità di porre in agenda un progetto eco-ambientalista aspettando che in poco tempo si possa sanare una deriva di abbandono e di trascuratezza che ha, prim’ancora delle ragguardevoli intenzioni dei promotori, il suo limite nell’educazione e nel rispetto dello spazio in cui viviamo.
 
Educazione e rispetto che si dimostrano non solo nell’affidarsi e decidere di mettersi in marcia verso un obiettivo finale, ma che si manifestano nella tutela e cura dell’ambiente, in senso più che lato, da parte di ognuno di noi. Dall’educazione di produrre meno rifiuti possibili, dal non abbandonarli se non disperderli nelle spiagge come nelle campagne, nell’usare i cestini ogni volta che un fazzoletto ha esaurito la sua funzione o nel partecipare o farsi parte diligente nel rispettare un fontanile senza trasformarlo, suo malgrado, in un discutibile luogo di raccolta della plastica o di altri rifiuti. Per una regione e una località che fa delle sue tradizioni storico-archeologiche un motivo di promozione credo che a parlare siano le strade, gli angoli delle cittadine e le campagne.
 
Un paesaggio e un ambiente che lotta con una urbanizzazione a macchia di leopardo tra marine e ruralità all’interno di un’idea di area metropolitana dove il concetto di conurbazione rappresenta solo una bella parola senza contenuti, né di politica strutturale e meno che mai ambientale. 2025? Sette anni per investire in un processo di sensibilizzazione. Sette anni per verificare, inceneritori o differenziate possibili, se qualcuno finalmente smetterà di decorare con i propri sacchetti di plastica gli angoli offesi delle nostre contrade e delle nostre spiagge.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.