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Prove tecniche elettorali

Prove tecniche elettoraliVi è una macchina che sembra non fermarsi mai. Si fermano i treni, si ferma l’economia, si fermano o si ritardano i provvedimenti per offrire al cittadino servizi adeguati come nella sanità, il lavoro, la scuola, le attività produttive.
 
Insomma, si può fermare ogni cosa o ritardarne il corso ma la macchina elettorale, soprattutto quella pre-elettorale, questa non si ferma mai. In un incessante movimento perpetuo, che in fondo potrebbe anche intimidire l’oscillazione del pendolo di Foucault in chiave etica se non proprio morale, ci troviamo ogni giorno con non meno di un articolo su quotidiani o webzine o pagine e antipagine del web nelle quali si sacralizzano, si smentiscono, si raccontano o si prevedono leader prossimi a diventare governatori; insomma una serie di figure che rincorrono un successo in una terra che di successi può vantarne, purtroppo, veramente pochi. Ma non solo.
 
In questa corsa alla legittimazione di partito o di parti di esso, o alla costruzione di un consenso politico-amministrativo fatto di lettere ed intenti da parte di presunti grandi elettori di lontana tradizione feudale, tutto passa in secondo piano. Questo vale per il perché ci si candiderebbe, per il cosa si vorrebbe fare, per la motivazione politico-programmatica per la quale ci si vorrebbe cimentare in una competizione prossima futura o riconfermarsi alla guida senza presentare risultati alla mano. Ma non solo.
 
Al di là delle vicende europee, delle quali non mancano sollecitazioni ad aprire dibattiti possibili scoprendoci europeisti dell’ultima ora, la corsa alla leadership sembra ormai aperta e ogni iniziativa potrebbe sembrare adeguata se resa ed offerta con investiture che nella solennità tendono a dissolvere concorrenti possibili o a consolidare nuove guide illuminate. Guide il cui lume non brilla dal momento che percorre da anni strade molto distanti, se non impercorribili, da Damasco, e altrettanto lontane da un’Europa che non comprendiamo o da un Mediterraneo che scopriamo solo secondo il vestito politico e culturale che intendiamo indossare ci può essere utile. In tutto questo, alla fine, tecnicamente prim’ancora che politicamente non si vede la Calabria al centro di nulla.
 
Non vi sono conti o resoconti da cui partite. Ne insuccessi da confessare per poter onestamente riconsiderare in chiave programmatica azioni amministrative di ieri o per ispirare azioni amministrative future. E così, nella pratica di spin-doctor fai da te, continueremo a leggere di tutto e a verificare tecnicamente quanto coloro che della politica ne fanno una propria vetrina, oltre che un loro motivo di esistenza, siano ancora capaci ad autopromuoversi mentre, girando per le nostre piazze o guardando al nostro quotidiano, l’impietosa inerzia prevale alla fine su ogni facile dinamismo del sempre solito, e tecnicamente collaudato, politicamente corretto.


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