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Quando le parole dovrebbero avere un peso, e un contenuto

Quando le parole dovrebbero avere un peso, e un contenutoQuante volte vi è capitato di leggere lettere sui giornali che pubblicano le corrispondenze tra autorità politiche o istituzionali che riguardano una specifica materia, un settore dell’attività pubblica o produttiva o anche solo mere intenzioni a cui si pensa di dare spazio e conoscenza?
 
Quante volte vi sarà capitato, leggendo interventi o lettere aperte di autorità politiche e politico-amministrative nelle quali, si tratti di trasporti, scuole o provvedimenti occupazionali, si trovano tra le righe parole come programmazione strategica, continuità gestionale o anglicismi come best practice o ancora comprehensive perché possono dare un tono da tecnico? Credo molte. Ma non solo. Vi sarà capitato anche di leggere periodicamente da anni di infrastrutture presentate come eccellenze e che poi languono nel tempo sperimentando un immobilismo di fatto a cui fa da cornice un dinamismo apparente al quale non sempre corrisponde una valorizzazione in termini di efficacia, di efficienza oltre che di produttività del servizio offerto.
 
Orbene, ancora una volta sono i porti calabresi a fare notizia. Ovvero, ancora una volta si cerca di trovare una soluzione per delle infrastrutture che dovrebbero avere ben chiare le relative collocazioni nell’intero sistema trasportistico; Gioia Tauro nel transhipment e Reggio Calabria-Villa San Giovanni in quello crocieristico non solo italiano ma euromediterraneo. Così come, giusto per richiamare un pò di europeismo che non guasta, ancora una volta si citano le reti Ten-T come opportunità per legare la nostra piccola periferia ad un mondo lontano, senza tener conto, però, e senza spiegarlo al lettore, perché queste che già potevano essere ancora non lo sono, e di certo non sarà una Autorità portuale unica a realizzarle dal momento che ben altri argomenti infrastrutturali avrebbero dovuto permettere l’aggancio della Calabria all’Europa.
 
Oggi la formula magica è ricercata nella parola semplificazione, in questo caso delle autorità portuali. Un’idea che potrebbe avere un senso a patto però che sia chiarito in che termini, con quali poteri e funzioni, con quali risorse e con quale politica di gestione tale Autorità unica condurrebbe ogni singola specifica destinazione portuale verso una gestione economicamente produttiva. Si, perché al di là delle sovrapposizioni delle vaste competenze politiche di chi spazia da un argomento, o da una infrastruttura, all’altra, il problema è sempre lo stesso ma, per mutare pelle, ricorrere al mantra del linguaggio d’effetto da convegnistica itinerante con il risultato di non farci capire, a noi profani del linguaggio del management che leggiamo tra le righe se -al netto della concorrenza di altre attività portuali ognuna specificatamente orientata ad essere competitiva nel settore della movimentazione merci o delle persone- vi sia un progetto complessivo di infrastrutturazione della regione e, in particolare, della nostra provincia.
 
La verità è che ogni infrastruttura dovrebbe soddisfare una esigenza, un bisogno, una necessità secondo una destinazione d’uso che dovrebbe essere chiara e che molto spesso, pur essendo sinergicamente connessa anche in termini di una realtà di conurbazione di un’area metropolitana, rimane vincolata alla sua specificità. Ciò significa che si possono riunire le autorità portuali, ma resta la differenza di fondo data dal fatto che ogni espressione portuale soddisfa esigenze diverse di trasporto dove, ognuna di queste, richiede specifici provvedimenti per favorirne la migliore e più efficiente gestione in termini di risorse e di occupazione misurata secondo i dati di produttività che ogni realtà portuale esprime.
 
Vi è solo un aspetto che le può raccordare rendendole strumento di crescita e di sopravvivenza, per Gioia Tauro che dovrebbe vivere di transhipment quanto Reggio-Villa per il trasporto di persone: l’esistenza di aree retroportuali organizzate che siano spazi di sostegno per le attività da condurre integrate con altre reti di trasporto adeguate ai volumi di Teus o di passeggeri che si vogliono o devono movimentare. Ciò significa, però, prima di reinventare un ennesimo modello di gestione politico-amministrativa, dotarsi di un piano infrastrutturale complessivo che imponga un riassetto del territorio tale da poter assorbire il peso economico-produttivo che ci si vuole assumere. Perché, in fondo, a fare la differenza sul piatto della crescita non è il nuovo nome che si potrebbe dare all’Autorità o l’insieme di belle ed eleganti parole usate per sdoganarsi dal sentirsi periferici, ma i risultati che si intendono raggiungere. E sono i risultati che daranno a termini come best practice o comprehensive quel significato che tutti i calabresi attendono da anni nei trasporti come in altri servizi.


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