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Ricognizioni e consapevolezza

Ricognizioni e consapevolezza. Credo che non ci sia un territorio in Italia o forse in Europa che dimostra di possedere un chiaro e innato istinto all’ottimismo pur mescolandolo, a necessità, spesso al vittimismo di maniera salvo accreditarsi qualora un’autorità ci viene a trovare. Siamo da sempre, ed è arduo smentire la storia di un popolo, molto distanti dal potere quando dovremmo essere espressione se non giudici attenti di questo e poi altrettanto vicini, quasi alla ricerca di una sorta di accreditamento, allorquando per timore o per opportune compiacenze ce lo troviamo di fronte nelle sue manifestazioni.

 

Per dirla in breve, siamo portati alla critica dell’ordine costituito, alla De André, perché in fondo lo rifiutiamo quando possibile per poi celebrarlo quando non possiamo fare altro che ricercarne le grazie. Ora che il Presidente del Consiglio abbia estemporaneamente fatto capolino in Calabria e nella locride non è certo un fatto da seconda pagina e, in effetti, almeno per la stampa calabrese sembra non esserlo stato, un pò meno per quella nazionale. Tuttavia cerchiamo di guardare al senso delle cose e alle intenzioni. Non è certo stata l’ultima, e non lo sarà in futuro, visita di un’autorità politica, sia essa capo dell’esecutivo o di un presidente della Repubblica o di un qualsiasi segretario pro-tempore di un partito. E, credo, per deduzione, che non sarà l’ultima volta che sentiremo parlare di attenzione per il Sud per una terra come la locride che presenta delle criticità, termine ormai politicamente così corretto da diventare quasi un mantra nei discorsi di circostanza.

Ciò che però è sintomatico non è la visita in sé, ma il fatto che in questa apparizione si è cercato di dimostrare un’attenzione per una realtà complessa che non può essere semplificata in un rituale come ormai sono diventate le variopinte, per colore politico si intende, rappresentazioni delle intenzioni di riscatto. Così come è sintomatico che la ricognizione di una realtà politico amministrativa non corre solo sulle interpretazioni del momento ma sulla reale, concreta e profonda valutazione della qualità dei servizi e delle capacità amministrative. Soffermarsi sulle dichiarazioni politiche non basta e non giustifica una ricognizione.

Ricognizione significa dare corso ad una volontà/necessità di conoscenza e di acquisizioni di informazioni rispetto ad una realtà che si cerca di comprendere, valutandone di persona le condizioni e i contenuti, che non si risolve né in strette di mano né, ovviamente, in summit in strutture istituzionali adeguate per le circostanze. Ricognizione significa, appunto assumere elementi di conoscenza diretta, discutere man mano che si effettua una visita confrontandosi con il cittadino e le sue ansie senza mediazioni, visitando un ospedale o viaggiando su un treno locale. O entrando in una scuola e magari evitando che sia scelta e preparata per l’occasione, discutendo con i ragazzi sul loro futuro, sulle opportunità, sulle minime capacità di poter disporre di momenti di socializzazione o di impegno del proprio tempo sia nella formazione che nella possibilità di crescere in professionalità, o di poter disporre di un’adeguata scelta di attività culturali, sociali e sportive che ne favoriscono la crescita e la solidarietà.

La ricognizione “raccontata” da altri non è di per sé che la celebrazione del solito lamento o la lista di una spesa che non ha termine. Un racconto che dissimula e molto bene, al di là dei buoni uffici, un’assente programmazione che sia il risultato di un’attenta e mirata scelta di obiettivi nei quali l’azione amministrativa dovrebbe riconoscersi e che, come sempre, è li!...in attesa dell’ennesimo Salvatore a cui si chiede piuttosto che presentare e, magari, di dimostrare. Una ricognizione sul dato di fatto diventa una sorta di vetrina, una delle tante se da questo ri-conoscere problemi ed incapacità note non si giunge ad una riorganizzazione degli assetti sociali, prim’ancora che economico-produttivi, di una parte d’Italia che di ricognizioni, in verità, ne ha avute tante, troppe.



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