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Se le aquile, dopo le rondini, non fanno primavera

Se le aquile, dopo le rondini, non fanno primaveraE’ una frase nota, e come tutti sappiamo non così recente, da entrare nell’uso quotidiano per parafrasare che i cambiamenti non sono sempre il risultato di semplici provvidenze. Una hirundo non facit ver dettava già in passato le regole per allargare il campo della realtà rispetto agli specchi del possibile o del, diremmo oggi, politicamente corretto, trovando soluzioni estemporanee per accomodare precarietà di varia natura, se non vere e proprie crisi di amministrazione o di gestione della res publica.
 
Ovviamente, noi in Calabria non siamo diversi nel ricorrere a soluzioni immediate. Soluzioni che, nella loro appariscente veste di prodotto di un’autorità ritrovata o ricollocata, avrebbero il compito di risolvere con competenza quanto chi li ha nominati, che nella nomina ammette di non aver saputo scegliere o gestire senza farsi commissariare, avrebbe dovuto saper fare in materia di politiche ambientali o della salute. Ora, che si tratti di Calabria Verde o della Sanità ciò ha significato nella misura in cui il ricorso al commissariamento rappresenta in sé la fragilità di una governance complessiva dal momento che si affidano servizi e proposte, semmai ve ne siano state e se ve ne saranno, all’idea di un’immagine di presunta capacità, quest’ultima desunta solo da un grado rivestito o dall’altisonanza di un ruolo..
 
Se è vero che per Aristotele nella sua Etica Nicomachea […] come una rondine non fa primavera, né la fa un solo giorno di sole, così un solo giorno o un breve spazio di tempo non fanno felice nessuno […], direi che nessun commissariamento si risolve in una panacea visto che non vi sono ricette che non potevano essere seguite in passato se vi fossero state chiare, sincere e concrete idee di programma. Sul come fare politica ambientale qualificandone le risorse, e attribuendo loro compiti precisi e ambiti altrettanto definiti di esercizio, o così come risolvere una realtà sanitaria in debito di ossigeno a causa di una interpretazione troppo politica, di partito se non personale, sulle scelte e sulle possibilità di offrire servizi e diagnostiche adeguate secondo piani sanitari che mettessero al centro il cittadino e il territorio.
 
Scelte che, in sanità come nelle politiche ambientali, ma alle quali si potrebbero aggiungere altri target, avrebbero potuto da tempo recuperare ampi margini di efficienza evitando, per quanto riguarda la sanità ad esempio, sovrapposizioni di reparti o duplicazioni di nosocomi senza offrire, di converso, una diffusa e irrinunciabile medicina d’urgenza o lasciando, discettando di ambiente, che il “verde” si rimargini dalle ferite quotidiane dell’incuria se non dell’abbandono. In questa primavera “invernale” che sceglie di autolegittimare se stessa attraverso scelte di cambiamento che si rifugiano in uno specchio di autorevolezza di una uniforme passata, ci dimentichiamo però che altre aquile avevano sorvolato ambiti amministrativi e gestionali, in materia sanitaria in particolare, da Reggio Calabria alla stessa Locri e nonostante tutto non sembra, ri-commissariando la sanità, che rispetto al passato sia cambiato molto.
 
Così come, passeggiando per i comuni, per monti e colline o ammirando torrenti e fiumane, non sembra che la qualità ambientale sia oggi diversa. E, altrettanto, non sembra che, dalle aiuole al verde cittadino, vi siano anticipi di primavera a cui poter guardare come ad una normalità del bello, del pulito, dell’efficiente, del nostro orgoglio di avere servizi e ambiente adeguati ad una terra senza anima. La ricerca di legittimazione può essere compresa, soprattutto nel gioco politico del consenso ed è, ovviamente, anche un motivo di qualificazione se si vuole delle risorse a cui si affida la ricostruzione di un modello di governance ambientale o sanitaria. Tuttavia, legittimarsi attraverso terzi può essere interpretato anche come una sorta di provvidenziale, se non necessario, disimpegno credendo, o facendo credere che nel riconoscere, attribuire e far esercitare competenze complesse sia sufficiente la presunzione della capacità potenziale, commisurata al grado rivestito in passato, a fare la differenza.


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