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Merito, Motivazione e Modestia

Merito, motivazione, modestia, valori dimenticati nell’alveo di una società che assume a mito l’ego e a ragione di vita il successo facile, non derivato da una vera, consapevole conquista attraverso l’espressione di capacità e abilità, meno che mai risultato di una vittoria della cultura della sostanza sulla celebrazione della forma e sull’opportunismo dilagante.

Ho letto qualche giorno fa in un quotidiano nazionale l’inserto pubblicitario della Regione Calabria relativo all’iniziativa “Programma Stages 2008”. Ovvero all’inizio del “viaggio” dei migliori giovani laureati calabresi nel mondo della Pubblica Amministrazione grazie ad un programma di stage biennali. L’obiettivo, sicuramente meritorio, è finalizzato a gestire l’ansia di futuro dei giovani permettendo loro un inserimento progressivo nel mondo del lavoro e riducendo la fuga dei cervelli dalla nostra terra, dai nostri atenei.

L’iniziativa certamente non può che essere condivisa nei suoi presupposti ideali. Soffre però, a mio avviso e non solo, di un’impostazione limitata a monte dovuta all’individuazione solo del settore pubblico quale bacino di assorbimento delle capacità dei giovani. Una ricerca di opportunità che, ancora una volta, si realizza nell’individuazione di settori dotati di una loro rigidità economica e limitati solo alla gestione dei servizi e non alla produzione di ricchezza. Infatti, se da un certo punto di vista la responsabilizzazione dei neolaureati passa attraverso un impegno diretto sul terreno del fare è altrettanto vero che il futuro delle giovani generazioni deve essere affidato alla capacità non solo di essere artefici di se stessi, ma alla volontà vera di individuare i settori produttivi ed i servizi che creano, rispettivamente, ricchezza e valore aggiunto al sistema economico e sociale regionale.

La fuga dei cervelli, ammesso che tutti noi intendiamo la stessa cosa con tale formula, ovvero la perdita delle migliori menti dal territorio a favore di prospettive più favorevoli offerte altrove, non è solo dovuta alla mancanza di un posto di lavoro sicuro nella Pubblica Amministrazione. Bensì all’impossibilità di fare ricerca, di diventare imprenditori, di affermarsi quali medici professionisti e preparati, di partecipare ad un piano ideale di crescita che metta in campo le singole individualità attribuendole il giusto merito e creando le basi per assorbire le peculiarità, le capacità che ogni neolaureato può esprimere in settori diversificati della vita della regione.

Certo, per fare questo si dovrebbe realizzare una politica universitaria le cui offerte formative si articolino in più ambiti didattici, evitando la sovrapposizione di lauree umanistiche o la formazione di laureati vincolati solo alla ricerca di un posto pubblico. E si dovrebbe investire in iniziative rivolte a tutelare e preservare quelle eccellenze e competenze che continuano a lasciare la Calabria. Cinquecento borse di studio, cinquecento stagisti, certamente rappresentano un buon numero di attori coinvolti in un disegno di inserimento nella vita pubblica della regione. Ma le eccellenze sono rappresentate soprattutto da chi intende mettere in campo valori che li distinguono per lungimiranza, per volontà di ricerca, per creatività, per amore del rischio di impresa, per volontà di creare qualcosa di tangibile a cui riferire il futuro di un’idea, il successo di un prodotto o l’eccellenza di una struttura sanitaria o di una scuola.

Se si abbandonano simili prospettive, se non vi sono stage nell’economia turistica, borse di studio per i neolaureati in medicina per offrir loro la possibilità di prepararsi e confrontarsi anche all’estero, stage nell’economia di impresa per concorrere domani nel mercato europeo e mediterraneo, con gli stage nel settore pubblico, sapendo di non poter stabilizzare domani le posizioni di oggi, avremmo solo spostato nel tempo il problema principale: non saper creare ricchezza e dare motivazione nell’impresa, nella ricerca, nella creatività. E non solo.

Se non muterà anche l’approccio al mondo da parte di molti dei nostri giovani sarà difficile competere e raggiungere un successo perché, al di là di tutto, presi dal nostro protagonismo e sempre dalle stesse eccellenze che vengono proposte nei premi dell’estate, spesso ci dimentichiamo delle molte silenziose eccellenze distribuite nelle università straniere e italiane, nei grandi gruppi bancari o negli ospedali del Nord. E ci dimentichiamo che il presente assistito non crea futuro, così come il successo diventa vero se realizzato con merito sul campo, motivazione interiore e modestia nel saper fare.


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