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A proposito di adozioni

14 febbraio 2011. La Corte di Cassazione, nel sottolineare che non vi è nulla in contrario e che ciò è in linea con i contenuti e le previsioni della Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967 che contiene le linee guida in materia di adozione, con la sentenza 3572 sancisce che “[…] il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante […]”. I commenti sulla pronuncia non si sono fatti attendere. Il cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha così replicato alla sentenza affermando che “[…] in linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre […] Non conosco nel dettaglio questo caso e il pronunciamento della Suprema Corte, ma in linea generale ogni bambino ha diritto a una madre e a un padre: questa dovrebbe essere la normalità […]”.[1]


Come riportato da diverse note di agenzia e sui quotidiani, per la Cassazione i tempi sono maturi -perché la società italiana si è modificata man mano e lo stesso istituto del matrimonio ne subisce gli effetti contraendosi per difetto, o dilatandosi nella modificazione delle coppie- per far si che anche ai single possa essere data in Italia la possibilità di adottare. Secondo l’Alto Consesso non vi sono ostacoli, “nulla osta”, affinché “Il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante".

La Cassazione, con tale pronuncia, tende a seguire i contenuti della Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967, che non pone alcun divieto esplicito nel senso. Per questo, con la sentenza n. 3572 del 14 febbraio 2011, nel sottolineare un vuoto legislativo al riguardo, ha indicato al legislatore la necessità di un intervento mirato a completare il quadro della normativa in materia di adozioni aprendo anche l’Italia alle possibilità previste in altri Paesi. Ovviamente, non poteva mancare la replica del Vaticano che nelle parole del cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, ripone tutte le perplessità affermando che: "Bisogna dare priorità al bene dei bambini, il che esige che, per quanto possibile, si assicuri loro un padre e una madre, perché il desiderio degli adulti non deve prevalere sul bene dei bambini".

Ora, se il problema è che il desiderio degli adulti non debba prevalere sul “bene dei bambini" allora dovremmo porre alcune domande a chi ha così manifesta i propri dubbi e quelli del Vaticano:
  1. è desiderio dei bambini rimanere in istituti in cui non hanno né padre, né madre, né una vita più decorosamente possibile come singole individualità?
  2. è desiderio dei bambini non avere possibilità di costruire una propria vita con un genitore, almeno, ancorché adottivo, che possa seguirli man mano e sostituirsi a figure meno paterne e/o materne a cui si ricorre in casi di necessità?
  3. è desiderio dei bambini non avere una casa, una vita domestica, una stanza dove poter giocare, o una famiglia allargata costituita non solo dal padre o dalla madre single, ma da questi e dalle rispettive parentele a sostegno?
  4. è l’egoismo dell’adulto/a, valutatane da parte dello Stato la capacità, la buona fede e le possibilità, magari sentendo anche l’opinione del parroco se si vuole, a prevalere? O, non potrebbe essere una volontà sincera, seppur a metà e derivata, di completare la propria giusta aspettativa di paternità o maternità vista e vissuta come diritto fondamentale che non può essere disconosciuto da una società civile e matura?
  5. è l’egoismo di un adulto/a a prevalere perché ne presumiamo l’incapacità educativa, e il fatto che un singolo o singola non possa essere più paterno o materna di molte altre coppie che hanno dimostrato l’incapacità di crescere dei figli, dal momento che spesso a cosiddette famiglie “tradizionali” viene tolta la potestà sui figli e questi affidati ad istituti?
  6. è l’egoismo degli adulti a prevalere allorquando una coppia si separa e, in questa occasione, sono i figli molte volte a “scegliere” o a soffrire delle scelte loro imposte perché stimano un genitore piuttosto che l’altro?

Credo che la Chiesa dovrebbe valutare in termini di padri, di madri e di persone, uomini e donne, e non fermarsi a delle considerazioni che non difendono, né favoriscono a questo punto, la famiglia dal momento che, un'adozione da parte di madre o padre single del piccolo può, al contrario, rappresentare un motivo più che valido per far favorire il formarsi nel tempo di famiglie “tradizionali”. E poi, ancora, è possibile che si parli sempre di bimbi da adottare che non sono italiani? Credo che la Chiesa stia perdendo occasioni su occasioni per modificare un modo di valutare i cambiamenti sociali e trovare le giuste modalità per poterli gestire.

In fondo la Chiesa è stata, suo e nostro malgrado, fattore di cambiamento nei secoli quando politicamente condivideva prospettive di dominio o di potere che poco avevano a che fare con i problemi del fedele, se non essere sul fedele occasione di imposizione di regole comportamentali e di vita mutatesi, anche violentemente, nel tempo. Oggi, che così non dovrebbe essere, ci si chiede: perché non si rispetta la laicità dello Stato e si lascia che i cattolici rispondano alle loro coscienze se seguire o utilizzare ciò che lo Stato laico garantisce a “tutti” i cittadini visto che “…tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali..” e che, ancora, "…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…” (art.3 Costituzione della Repubblica Italiana) …bambini compresi?



[1] La sentenza della Cassazione è il frutto della convalida, seppur in forma non pienamente legittimante, della procedura di adozione di una bambina russa a cui doveva fare da mamma una donna single di Genova. La Cassazione: adozione anche per i single. 14 febbraio 2011.


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