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Relativismo e agnosticismo

Sembra ormai un dibattito senza fine che continua a macinare categorie filosofiche e politiche nel mulino del quotidiano. E sembra, ancora, che il limite delle analisi che vengono condotte da chi si pone come autorità ideologica, perché questo è poi il risultato, non sia stato ancora raggiunto quasi come se oggi si vivesse in una sorta di dittatura laica che relega la religiosità, nel senso più ampio, ad una posizione marginale nella vita di ognuno di noi. Ma non è così. Le dichiarazioni di una libertà religiosa minacciata, la paura di un relativismo delle coscienze che rende approssimativi e mutevoli diritti e valori secondo le tendenze di una comunità incapace di affermare propri valori di vita rendono certamente difficile la posizione della Chiesa. Ma la rende tale per motivazioni diverse.

E cioè perché se si va a ben guardare la sfida multiculturale ha attribuito alla Chiesa Cattolica, ed al Cristianesimo nella sua dimensione di fede e non di corrente dogmatica, il vantaggio di rappresentare la vera offerta di religiosità spirituale capace di dialogare con la secolarizzazione della vita quotidiana, delle idee. Così, credere che la società contemporanea sia agnostica, che prevalga una sorta di indifferenza alla spiritualità, significa voler affermare che le coscienze e gli animi di ognuno di noi siano vittime di una fredda e cinica rappresentazione di un reale che, perché determinato da leggi fisiche, non può spiegare emozioni e riflessioni. Quei sentimenti comuni che ci costringono, invece, a non essere agnostici proprio nel momento in cui magari mettiamo in discussione tutto.

Non si tratta di replicare oggi, rivalutando la centralità del dubbio, per capire che l’uomo è di per sé un essere dotato di spiritualità. E non si tratta nemmeno di affermare che la democrazia sia minacciata da una tragedia incombente dovuta ad un predominio culturale dell’agnosticismo, ovvero dell’indifferenza, o del relativismo, cioè del non credere sull’universalità di alcuni valori per affermare un’idea etica, morale e religiosa. La verità è che la Chiesa Cattolica, nella sua espressione temporale, si trova di fronte ad una sfida mondiale sulla spiritualità. Una sfida nella quale proprio la libertà religiosa mette a confronto religioni diverse e, quindi, modi altrettanto diversi di interpretare l’esistenza umana e i valori che ne sono a fondamento. Il confronto interreligioso è di per sé impregnato di relativismo. E lo è per il solo fatto che è dal rendere relativi valori fondamentali per ogni singola religione che sarà possibile trovare un dialogo ed una soluzione al confronto e alle crisi recuperando valori universali da condividere con i quali superare le diversità, i muri confessionali.

In questo la democrazia rappresenta un veicolo determinante se si apprezza come modello per quello che offre: una pari opportunità di dialogo ed una libertà laica di professare il proprio culto secondo la propria, condivisa con altri ma nel rispetto dell’altro, spiritualità. Se così non fosse la minaccia alla libertà religiosa è la minaccia alla libertà di professare altre religioni, ed è ciò che in Occidente, per fortuna, non succede. Concludendo, diventa difficile stabilire quanto l’Occidente abbia bandito la religione dalla vita pubblica. Forse dovremmo chiederci quanto si abusi della religione in altre comunità, dove la libertà laica non è voluta, per difendere una dittatura politica o teocratica che esclude altre spiritualità al di là di ogni valore democratico e laico di libertà di coscienza e di fede.

Quella libertà di coscienza e di fede che trova nel relativismo illuminista la sua difesa, quale valore universale garantito agli uomini nella libertà di culto, e nell’assolutismo dogmatico la sua incomprensibile deriva verso l’intolleranza religiosa e la dittatura delle idee. Un prezzo che non possono pagare i cristiani liberi nelle loro scelte e i cattolici laici. Un prezzo che deve fare i conti con la necessità di eliminare ogni occasione di odio che nasca dalla negazione di un’identità altrui per deformare la propria o dal non comprendere che la libertà di scelta culturale può aiutare la definizione di un’identità religiosa e non viceversa. Altrimenti dovremmo giustificare il fondamentalismo religioso nel tempo come una sorta di espressione di libertà di culto da comprendere e giustificare comunque, al di là del sangue versato.


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