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Bush-Kerry. Due anime americane a confronto

George W. Bush e John Kerry L’Europa ed il mondo intero sono spettatori di un confronto importante non solo perché riguarda il futuro della leadership dell’unica potenza mondiale, cioè gli Stati Uniti, ma perché, in realtà, negli Stati Uniti si confrontano due modelli diversi nati da un’unica anima: quella mercantile. Un’anima liberale nelle opportunità e nei diritti, democratica nell’essenza multirazziale, liberista nelle logiche del mercato. Un’anima che si divide, oggi, in maniera molto più significativa di ieri, di fronte ad una comunità internazionale priva di un ordine polare, ad un unilateralismo di Washington che, nella sua evidente apparente potenza nasconde una debole capacità politica nel far convergere, più di quanto non è successo durante la Guerra Fredda, simpatie d’oltreoceano.

Repubblicani e Democratici sono entrambi il risultato di una sintesi politica di due culture diverse che hanno caratterizzato la storia delle democrazie moderne. La prima, maturata nell’affermazione del modello economico di mercato come affermazione di ricchezza e di potenza in una logica competitiva delle capacità espresse da chi riusciva a produrre e commerciare di più. La seconda, effetto di un’evoluzione politica delle logiche di mercato condizionate dalle necessità di scelte sociali tipiche di una società sempre più multirazziale. Oggi in Occidente ci si interroga perché tanta enfasi su una competizione elettorale. Perché, in fondo, un confronto politico a scadenza di mandato, seppur presidenziale, sia così tanto seguito e sentito più dalla pubblica opinione che non dai leader politici europei.

La risposta è estremamente chiara. Con G.W. Bush è in gioco la credibilità della potenza americana, impegnata in una partita molto delicata in uno scacchiere difficile come il Medio Oriente. Una partita al cui esito guardano Cina, Russia e Iran. Una partita nella quale si gioca il ruolo e la sostenibilità di un modello di relazioni unilaterali il cui limite di espansione rappresenterà il momento di contrazione di un impero. Una partita la cui ricchezza creata in una corsa al mercato abbattendo i risparmi e favorendo i consumi rischia di indebolire il bilancio degli Stati Uniti oltre ogni ragionevole previsione. Con Kerry, al di là della capacità del leader è in gioco l’altra faccia degli Stati Uniti.

Un modello di compromesso fra consapevolezza di grande nazione e necessità di realizzare una solidarietà sociale indirizzata a fare della coesione interna e dell’accesso alla ricchezza e ai servizi essenziali la forza degli stessi Stati Uniti. Una forza di nazione solidale recuperata attraverso la conquista del consenso fra le classi economicamente più deboli. Un consenso può anche essere a favore di politiche di potenza, ma lo è ancor di più significativamente importante se ancorché conquistato con politiche condivise nel nome degli stessi interessi alla sicurezza apprezzati da Bush, esso si dimostra vero perché maturato sulla tutela dei diritti del popolo americano. Un popolo multirazziale, in cui la multiculturalità e la diversità fa sì che l’Unione rappresenti non solo un’espressione politica, ma la consapevolezza di essere un’identità di sintesi che fa sì che un portoricano o un giamaicano o un italiano si sentano più americani di quanto non sembri.


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