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Perché la sicurezza non può (e non deve) essere uno slogan

da sx: Marina, Carabinieri, Polizia, EsercitoLa sicurezza, la paura dell’altro, il rischio percepito di una scarsa protezione dei nostri diritti, della nostra incolumità fisica e del nostro patrimonio rappresentano i temi che man mano completano il valore della nostra tranquillità, caratterizzano il nostro senso del vivere civile. Lo Stato di diritto, l’affermazione della nostra possibilità di sentirci cittadini a pieno titolo perché destinatari di diritti passa sia attraverso il rispetto altrui di ciò che ci è riconosciuto, ma anche attraverso il senso dell’obbligo dei doveri che ci sono attribuiti come persone fisiche, come rappresentanti delle istituzioni, come immigrati, come politici; la tutela dei diritti, la necessità che si adempiano gli obblighi, il valore della sicurezza e dell’ordine pubblico, la libertà individuale, il suo limite e la libertà altrui e il limite collettivo si risolvono nel senso etico prima, e giuridico poi, di cosa una società intenda per ordine e legalità ne completano il quadro.

L’ordine interessa i governi, ma vincola i cittadini ad assumere comportamenti tali da non pregiudicare il libero svolgimento della vita civile. Ma l’ordine vincola anche i governi a garantire la vita di ogni giorno non solo militarizzando nelle difficoltà, ma valorizzando il senso della legalità attraverso il funzionamento delle strutture e delle istituzioni nel quale si forma, si consolida e matura il senso della pacifica convivenza. Le forze dell’ordine, l’espressione più immediata dell’esecutivo nella realizzazione della sicurezza e dell’ordine pubblico rappresentano - nella loro dimensione preventiva e nell’esercizio del potere repressivo – l’immagine di un governo credibile se messo nelle migliori condizioni di poter rappresentare sia uno strumento di mediazione giuridica immediata, sia l’espressione della legalità nella necessità di colpire chi ne pone a repentaglio il valore.

La sicurezza, la sensazione di una certezza da parte del cittadino che esista una capacità di azione attraverso strumenti ordinari evita la paura dell’emergenza. Evita una paura che moltiplica il senso di disagio delle popolazioni amplificandone, soprattutto, i sentimenti di inutilità degli strumenti stessi attraverso i quali la sicurezza si dovrebbe realizzare. La sicurezza, infatti, è un valore che si fonda su delle certezze. Prima tra queste il senso del rispetto delle norme e l’affermazione della certezza del diritto, la certezza della pena. Ma non basta. Vi è anche la certezza di una giustizia celere, solerte, capace di dare risposte adeguate alle violazioni delle norme, consapevole che una giustizia tardiva non solo delude il cittadino, ma mortifica irrimediabilmente il lavoro degli operatori delle Forze di Polizia se le indagini finiscono in derive processuali infinite o i condannati godono di troppi regimi preferenziali.

Di fronte a questo sembra quasi troppo semplice concludere che non è con l’impiego dei militari che si potrà dare una risposta definitiva ad un clima di confusione che si respira nell’aria, nelle città come nelle periferie. Ma è con quali mezzi le Forze di Polizia potranno continuare a fare il loro lavoro, con quale giustizia si potrà finalmente dare senso alle norme e alle sanzioni, in che modo le indagini potranno essere condotte e concluse in tempi ragionevoli con sentenze e pene che rispettino il tempo dedicato alle indagini e non, come accade, lasciate a languire in attesa di un provvedimento cautelare, o della giusta attenzione da porre da parte di chi ne ha la responsabilità della direzione. Il problema della sicurezza è, quindi, come valorizzare l’opera di poliziotti e carabinieri che soffrono di lacune legislative in termini di formazione, di impiego e di risorse economiche e materiali.

Il soldato è addestrato a combattere, a confrontarsi con un avversario in ambienti e secondo norme, poche, che ne limitano alcune condotte sempre nell’ambito di momenti di conflitto. Poliziotti e carabinieri sono, invece, l’espressione della sicurezza interna, mediatori per l’esecutivo, gli attori principali di uno scenario il cui regista non può limitarne le capacità, né credere che siano sostituibili anche solo per compiti statici poiché i compiti statici, in quanto tali, hanno poco senso in un quadro di sicurezza dinamica e remota degli edifici e delle strutture. Oggi, ancora una volta, si scambia la sicurezza come un valore da affermare all’interno di dimensioni quantitative e non qualitative. L’impiego dei soldati, senza nulla togliere alla bontà intellettuale dell’operazione, non ha mai mutato il quadro complessivo di una comunità in termini di ordine pubblico.

Se è vero che è la polizia di prossimità e l’azione a favore delle comunità che va affermata, allora restituiamo dignità alle Forze di Polizia senza ricordarcene solo in momenti preelettorali ritenendole un bacino di voti da facili promesse pre-governative. Se è vero che la sicurezza è un valore che richiede delle certezze per essere misurabile, allora che si evitino sovrapposizioni, lungaggini nella condotta delle indagini e si investa nella valorizzazione degli elementi migliori dei funzionari e Ufficiali delle Forze di Polizia come dei magistrati. Si renda meritocratica ogni scelta di incarico e di funzione prescindendo dalle dinamiche autoreferenziali di ogni singola amministrazione. Si abbatta il senso di frustrazione operativa che colpisce le nostre eccellenze investigative.

Perché la cultura della sicurezza non è data solo da un soldato in più o in meno in Piazza Duomo come alla Stazione Centrale di Milano, ma dalla capacità di affermare il diritto in tutte le sue manifestazioni, sapendo che l’affermazione di un diritto e della sua certezza non può fare sconti a nessuno, né assicurare immunità di sorta nel rispetto delle garanzie di difesa e di onestà investigativa. Perché la certezza del diritto e la sua superiorità dovrebbero essere valori interiorizzati da una società civile, valori che nessuna classe politica di un Paese democratico, maturo e sicuro di sé, può svendere in operazioni di presenza avanzata di uno Stato che, in molti luoghi del Paese, è da tempo retrocesso.


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