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Lo spirito del tempo

Cosa sia il tempo l’uomo se lo chiede da secoli. Lo misura, lo storicizza, ma, soprattutto, lo vive. Possiamo dire che il tempo rappresenti il lento divenire dell’esistenza di ogni essere vivente o di ogni sistema che in natura celebra se stesso come forza. Potremmo anche pensare che il tempo, come grandezza, sia la misurazione della progressione della vita di ognuno di noi che si costruisce man mano trasformandosi in storia. Ognuna di queste tesi, e tutte le tesi insieme, sono certamente plausibili. Tuttavia al tempo come grandezza fisica si aggiunge, perchè lo caratterizza, una grandezza immateriale: lo spirito del tempo. Ovvero l’insieme di valori, di esperienze, di sensazioni che in ognuno di noi realizzano quel sentimento collettivo che ci distingue e ci accomuna, ci rende singolarmente membri di una comunità, equidepositari di una res publica condivisa.

Oggi, allora, vorrei chiedermi qual è lo spirito del nostro tempo. Ebbene, lo spirito del tempo, di questo tempo, tra una tangente e altri scandali di qualità, è quello di una consapevolezza diffusa di vivere in una dimensione surreale. Una dimensione dove si bruciano certezze e conoscenze virtualizzate nell’animus di un sistema di gestione della vita e della cosa pubblica che premia una visione affaristica e populistica della storia di oggi.

Lo spirito del tempo, di questo tempo, è una prospettiva politica e civile di basso profilo nei contenuti etici e morali, ma di alto profilo nel risultato in chi l’ha scelta come metodo di dominio delle coscienze e del bisogno.

Lo spirito del tempo è una prospettiva politica dove meritocrazia, partecipazione, democrazia perdono ogni valore -ogni universalità che superi le diversità, politiche o d’opinione che siano- per essere vittime di un annullamento nichilista di principi e regole del vivere civile.

Lo spirito del tempo è una democrazia vilipesa dalle scelte unilaterali dei partiti, dalla privazione della partecipazione attiva dell’elettore al destino del Paese, presa in giro dal mancato ricambio di uomini e dei modi di fare politica così fallimentari da offendere l’evidenza più umile.

Lo spirito del tempo è la mortificazione delle capacità e delle qualità del singolo, delle libere intelligenze sacrificate al dettato del capo di turno che predilige umili e fedeli seguaci utili per realizzare un disegno elegante di potere diffuso e indiscutibile tipico delle “democrazie apparenti”.

Lo spirito del tempo, di questo tempo, è essere consapevoli che la longeva sopravvivenza di politici senza anima brucia una generazione di mezzo. Una generazione esautorata dal partecipare alla vita pubblica, a cui si impedisce di assumersi giustamente l’onere di essere protagonista del futuro del Paese.

Lo spirito del tempo, di questo tempo, è essere consapevoli che studio, sacrificio, impegno e conoscenze sono inutili fatiche di una volta dal momento che l’Italia è il Paese nel quale è più difficile vincere un concorso in diplomazia che fare il ministro degli esteri, è più difficile superare le prove per diventare magistrato che esserne ministro se si è nelle grazie del leader.

Lo spirito del tempo è la certezza che sia più remunerativo essere ludico o commiserato protagonista di un reality, piuttosto che cercare nell’impegno e nella sfida con la vita reale un ruolo e una propria dimensione sociale.Lo spirito del tempo è che l’Italia sia il Paese del non merito, dell’inutilità della qualità dell’individuo, della non chiesta capacità di dare valore aggiunto alle sue idee e al suo fare tranne che esso non sia espressione del sistema.

Lo spirito del tempo è la misera sconfitta del senso di legalità reso indifendibile se non considerato valido per tutti e posto al di sopra di tutti.

Lo spirito del tempo, di questo tempo, è un senso di abbattimento del significato di cosa significhi onestà e legalità se si mortifica il dovere del rispetto delle norme per chiunque, dal momento che si afferma l’idea che sia il più forte a modificarne i contenuti e gli effetti solo perché ne ha il potere e lo esercita al di sopra dei cittadini convinto che il consenso sia ad eterno.

Lo spirito del tempo è la corsa alla conquista politica del potere per se, alla frenetica lotta elettorale che dilapida risorse finanziarie senza ragione alcuna e senza una ragionevole certezza da dove esse provengano.

Lo spirito del tempo, di questo tempo, è la ricerca spasmodica di un dominus che ti metta in lista e che ti garantisca un futuro adeguato, che ti veicoli nel successo senza prezzo, nella conquista di una candidatura e nella promessa di essere a tua volta, se così fosse, riconoscente attore delle volontà del leader.

Lo spirito del tempo è la capacità di tramutare la crisi del lavoro e delle opportunità in una sorta di slogan sulla capacità di ripresa progressiva dalle criticità salvo osservare, ogni giorno, che migliaia di posti di lavoro evaporano senza tregua.

Lo spirito del tempo è vedere come in Italia si abbandona il senso di responsabilità pubblica svendendo lo Stato nella privatizzazione virtuosa anche delle sue funzioni e della gestione delle stesse.

Lo spirito del tempo è la cannibalizzazione di quanto è nostro disperdendo il senso stesso della nostra identità, della nostra democrazia parlamentare in un parlamentarismo d’occasione nei quali pochi decidono e i più votano secondo indicazione.

Lo spirito del tempo è un’opposizione che cerca nella nebbia una luce d’orgoglio svanita troppo presto e che nessun possibile dignitoso Aventino potrebbe mai restituire la dignità perduta.

E in Calabria lo spirito del tempo è il non essere riusciti a far mutare il vero limite del nostro futuro: continuare ad esercitare il voto di scambio piuttosto che il diritto di voto. Un diritto, quello di voto, che andrebbe difeso perché sia libero e indipendente dal bisogno, dai condizionamenti, e non lasciato ancora una volta ostaggio di chi non ha il senso del tempo se non è il suo …e solo il suo tempo.


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