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Responsabilità e capacità

Il dibattito sul federalismo fiscale e sulla realizzazione di quanto previsto dall’articolo 119 della Costituzione nella sua versione novellata nel 2001 rappresenta per il Nord la scommessa sulla propria capacità di governare produttivamente un territorio e di gestire una serie di servizi che sicuramente non si presentano di second’ordine: tutt’altro. Per il Sud il federalismo fiscale, ovvero la capacità e la responsabilità di dover disporre e gestire delle proprie risorse provenienti da un gettito fiscale calcolato sulla sola ricchezza prodotta nella regione, diventa per alcuni una sfida da raccogliere, se non altro per dovere di appartenenza alla coalizione politica che lo ha proposto. Per altri, la paura di doversi confrontare, senza alibi alcuno, sulla “capacità” e “responsabilità” di condurre un’azione amministrativa che, nel corso di decenni, ha moltiplicato la spesa pubblica ed eroso risorse esterne dimostrando una minor attenzione alla creazione di ricchezza sul territorio; ovvero una consapevole miopia nel non riuscire a creare o favorire un minimo valore aggiunto, ingessando quel poco che resisteva del sistema economico produttivo in una rete di sostegno pubblico priva di competitività.

Oggi si discute sul federalismo fiscale ma chi sta al Sud non può non riflettere sulle condizioni nelle quali il Sud si trova, e fra i tanti Sud la Calabria. Il federalismo fiscale è già una realtà politica. Poco importa se ne siamo favorevoli o se le nostre prospettive possono essere diverse. L’unica certezza è che qualcuno dovrà affrontare e guidare un simile processo di governance dovendo considerare che le risorse che mantengono gli assetti pubblici e politici di oggi al Sud non saranno sufficienti, a meno che non si vogliano sottrarre dalla priorità pubblica dei servizi i non esosi proventi del gettito fiscale, per finanziare stipendi politici e posizioni conseguenti e garantire la sopravvivenza dell’attuale sistema politico-amministrativo. La realtà si scontra quotidianamente con una Calabria che, tra un rimpasto e l’altro, vive nella consapevolezza che i cittadini non sono ancora padroni delle proprie, seppur poche, risorse in termini di risparmio e di investimenti adeguati. Una terra che fa i conti con la consapevolezza di una coscienza di esproprio ideologico del sentimento di orgoglio perché da troppo tempo ci troviamo vittime della trappola psicologica del bisogno. Una trappola sulla quale si è costruita ed è sopravvissuta una classe politica che si reitera da sempre, si riproduce sul bisogno altrui, consolida il suo potere e la sua autorità nella strategia delle promesse mancate, delle aspettative disattese e delle eccellenze minime che nascondono un’assenza di standard diffusi di “normale” qualità dei servizi. Un sistema che sopravvive da tempo perché fondato, costruito abilmente, su un’architettura trasversale di rapporti personali e politici molto stretti che superano le divisioni di partito.

Se le aspettative del Nord possono essere comprese, le preoccupazioni del Sud sono ancor più da considerare, ma solo se provenienti dai cittadini, certamente non se espressione di chi dovendo esercitare l’azione politica ed amministrativa negli anni non ha costruito nessuna premessa per aumentare la ricchezza nella nostra regione. Capacità e responsabilità sono, al di là della solidarietà e della possibilità di disporre di una perequazione futura, le parole chiave di una sfida federale, che la classe politica di ieri e ancora di oggi deve comprendere con onestà intellettuale, verso il futuro della nostra terra, dei nostri figli e non solo di alcuni, pochi e soliti, figli di Calabria.  Il federalismo fiscale, che ci piaccia o meno, non è più una finzione elettorale, ma una scelta politica che, nonostante le nostre incertezze e i nostri timori, ha almeno il merito di riportarci alla realtà. La realtà di una crescita mancata, di un’azione di indirizzo e di captazione di investimenti e di capitali assente, di eccellenze strumentali finalizzate all’occasione e non a creare qualità diffusa e longeva nel tempo nella sanità come nell’istruzione, dal momento che ci curiamo ancora una volta al Nord e i cervelli, quelli che fanno ricerca e producono o vogliono produrre innovazione, migrano altrove.

La vera sfida per assorbire la svolta federale del Paese torna, insomma, per la Calabria al problema di sempre: la crescita mancata, la ricchezza che non c’è. Se volessimo dare un’indicazione, per grandi ambiti di prelievo, e verificare dove la ricchezza si trasforma in gettito possibile, è un dato che solo guardando ai proventi dell’Irpef la Lombardia potrà disporre, fatte le dovute proporzioni in materia di servizi e popolazione, di circa 28 miliardi di euro mentre la Calabria non supererà i 2 miliardi di euro; se si guarda all’Ires -Imposta sul reddito delle società- la Lombardia potrà disporre di circa 11 miliardi di euro e la Calabria dovrebbe accontentarsi di 133 milioni di euro; se poi il riferimento è al gettito dell’Iva, la Lombardia segna circa 24 miliardi di euro contro 201 milioni di euro della nostra regione. Cifre che vanno lette con attenzione dal momento che -prescindendo da sostegni possibili, ma che non saranno illimitati né facilmente reiterabili, seppur garantiti da un fondo di perequazione non ancora definito come alimentazione e funzionamento nel concreto- bisogna considerare che le gestioni fiscali decentrate in termini di maggior autonomia di prelievo e di utilizzo dovranno essere coerenti con il principio dell’invarianza della pressione fiscale per il singolo contribuente.

Da queste riflessioni, credo, allora, che sul federalismo fiscale dubbi, incertezze, angosce o altri sentimenti che maturano negli animi si risolvono nel rispondere ad alcune domande. Chi realizzerà e come il federalismo fiscale al Sud? Quale sarà il limite della coesione e solidarietà sociale che non potrà essere superaro per garantire una crescita adeguata alle regioni meridionali come la Calabria? Su quale ricchezza si poggerà la base imponibile e il gettito fiscale possibile delle varie voci da utilizzare per la gestione e la crescita di una terra che neanche con l’intervento assistenziale dello Stato è riuscita a rimodellare sistema produttivo e risorse umane, accontentandosi di una base allargata di impiego pubblico? Quale capacità di gestione federalista nella nostra terra ci dobbiamo aspettare per migliorare, ad esempio, una sanità che costa il doppio se non di più di alcuni modelli di efficienza presenti nelle altre regioni del Paese dovendoci accontentare di servizi minimi, spesso discutibili augurandoci di avere il tempo di poter andare al Nord anche domani, sapendo che il sistema sanitario non sarà più nazionale? E attraverso quali trasporti valorizzare il sistema economico-produttivo e garantire la mobilità delle merci e delle persone e finanziati da chi e come? E quale ricerca scientifica, università e impresa sostenere e con quali risorse dare corso agli investimenti in formazione e in servizi per sostenere le possibilità di crescita di una comunità regionale? E, ancora, ci dovremmo chiedere, in questa sfida che per alcuni è possibile, perché una classe politica che nella sua trasversale poca lungimiranza di gestione non è riuscita ad impedire nel tempo una deriva del modello regionale, economico e sociale dovrebbe essere capace di fare oggi ciò che avrebbe dovuto, potuto, fare ieri? Magari cercando di attuare quelle possibilità di governo e di azione amministrativa che comunque l’assetto regionale decentrato gli attribuiva nelle materie indicate dall’art. 117 della Costituzione?

Ebbene, credo che nel rispondere a queste domande ognuno di noi saprà dove si collocheranno la capacità e la responsabilità di chi avrà l’onere di dirigere l’indirizzo di governo regionale in una nuova prospettiva di maggior autonomia. Risposte non difficili da trovare dal momento che ognuno di noi è consapevole del dove e come si siano arenate, capacità e responsabilità, in questi lunghi decenni. Risposte importanti per affrontare una sfida nuova e fondamentale, ricorrendo alla capacità e all’orgoglio, oltre che alla responsabilità concreta nel voler perseguire, questa volta senza alibi alcuno nemmeno quello della criminalità, l’interesse vero della Calabria e dei calabresi sapendo che nessuno ci farà sconti o ci aiuterà gratuitamente come ieri.


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