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Pontida. Spremitura a freddo

ImageDopo i referendum, le ansie di dover prima o poi fare i conti con l’onda lunga greca e le angosce di un premier che stenta a riconoscere se stesso e i suoi mancati obiettivi decennali -nonostante le ampie maggioranze di cui poteva disporre per fare dell’Italia ciò che voleva- ci siamo anche tolti la curiosità di capire, se mai ciò fosse possibile, quale potesse essere la posizione della Lega. Tornati sui luoghi sacri di Pontida, celebrando la loro festa sulle orme di una storia che non gli appartiene perché sinonimo nello slancio comunale di rinascita italica, tirano senza ammetterlo le conclusioni di un fallimento politico che non si esaurirà solo per la mancata riforma federale dello Stato.

Un fallimento che per quanto la Lega potrà correre da sola, o anche se il Partito Democratico dovesse offrire loro una sorta di alleanza contro Berlusconi, man mano si consumerà per tre ordini di motivi.

Il primo. L’assoluta incapacità di definire in termini politicamente chiari e funzionalmente giuridicamente precisi in che cosa sarebbe dovuta consistere una riforma federale di uno Stato regionale che usa la propria autonomia d’oggi ormai senza colpo ferire, nei servizi, nelle imposte, nei concorsi locali. Ovvero, l’insulsa pretesa di voler presentare un progetto serio, sensato e non propagandistico come invece lo è stato. Un progetto federale finalizzato, invero, a gettare le basi per una dimensione tutta padana di un potere definitosi altrettanto nepotisticamente come nelle migliori tradizioni romane.

Il secondo, la totale assenza di cultura, sostanziale e politica, giocata su equivoci storici e su slogan di circostanza ai quali molti padani -soprattutto coloro che hanno saggiato le amministrazioni leghiste- non credono più.

Il terzo, l’aver scambiato l’Italia per un gioco a monopoli dove non ci sono spazi per guardare al bene comune ma solo al successo personale.

In questi tre aspetti, molto semplici ma significativi si consuma la difficoltà della Lega di presentarsi come un proposta non solo di governo ma anche solo politica. E in questo ondivago snocciolarsi di proclami e di invettive ci può stare tutto e il contrario di tutto. L’abbandono di Berlusconi e la richiesta di pubblici ministeri padani così come di ministeri padani, di forze di polizie padane e padanamente tutto, ancora una volta. La Lega può correre da sola è vero. E allora che sia lasciata correre da sola perché rimarrà così facendo solamente un ricordo di una stagione politica che speriamo si chiuda in fretta. Una stagione politica dove gli autoproclamatisi eredi di Pontida in fondo nulla volevano cambiare se non sostituire ad un egoismo dominante in passato partitico e romano, un altro tipo di egoismo partitico ma padano.


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