Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Lega e strategia politica.

Umberto Bossi sceglie l’europarlamento.

Manifesto di Umberto Bossi alle Europee, 2004Alla fine Umberto Bossi ha deciso! Si ha deciso ciò che era inevitabile per un leader che non fa politica a metà. Potrebbe sembrare forse difficile cercare di comprendere le scelte di un leader di un movimento politico certamente poco statalista, forse anche poco italiano e contemporaneamente ministro della Repubblica, italiana e non padana per ora. Ma nelle logiche del compromesso come arte per raggiungere posizioni mediate, di fronte ad interessi contrastanti, la Lega ha sempre giocato le sue carte con l’uso efficace dell’effetto sorpresa. Una sorta di gioco al rialzo che solo un esperto giocatore dell’azzardo riesce a consumare con cinica determinazione e calma defatigante.

Ma la scelta europea di Umberto Bossi è una riprova di quanto sia poco italiana la sua azione politica e del come il federalismo sia altrettanto uno strumento per delocalizzare la politica nazionale raggiungendo l’Italia delle comunità e dei comuni secondo la regola del più si ha e più si può. Così, cosciente di aver ottenuto poco dall’attuale governo e, soprattutto, approfittando delle difficoltà dell’esecutivo nel giocare d’anticipo offrendo un federalismo di alto profilo affidandolo alle possibilità accademiche dei costituzionalisti italiani, anzichè alle cure dei tre saggi, sicuramente personali ma non paragonabili ai tre magi d’altri tempi, Umberto Bossi trasloca verso un quadro politico diverso.
 
Un quadro politico quello europeo, che consentirà al leader maximo del partito del Po di poter esprimere un’azione politica indipendente, non legata, nè responsabilmente dovuta, all’esecutivo in carica. Un’azione politica orientata a spiegare le proprie ragioni ad una platea molto più ampia di quella nazionale con il vantaggio di poter fare delle proprie idee le ragioni pratiche di un’incomprensione localistica tutta italiana, quasi intenzionalmente persecutoria. La scelta del leader del Carroccio, per questo, è una scelta strategicamente ragionevole e condivisibile. Di fronte all’incapacità tattica, per numeri disponibili, di affrontare l’amico di circostanza su temi a lui cari, consapevole dell’impasse dell’esecutivo nel riuscire a riformare i contenuti dello Stato secondo formule di alto livello e di tutela costituzionale utilizzando gli strumenti e le Istituzioni con capacità di leadership, la visione di Bossi si allontana collocandosi in un comodo stand-by europeista.
 
Così, paradossalmente, chi resta dovrà convincersi che anche senza un federalismo di compromesso, si è oggi comunque svenduta la capacità autonomistica acquisita con il poco, ma già discreto, valore regionalistico di uno Stato che del decentramento, tardivo nell’attuazione, ma previsto sin dal 1948, ne aveva fatto un sistema per raggiungere le piccole comunità in un tentativo di autoregolamentazione già apprezzabile per una democrazia giovane, molto giovane.  L’assenza di programmi idonei a contenere le richieste della Lega, e la virtualità di scelte e atteggiamenti poco concreti delle altre forze della coalizione, hanno, così, determinato il successo del partner più forte perchè maggiormente determinato.
 
L’incapacità di neutralizzarlo proprio sugli argomenti cari alla Lega ne ha determinato un’evidente uscita politica dall’esecutivo e, condizioni di salute o meno, la ragionevolezza del gesto di Bossi dimostra quanto sia quest’ultimo apprezzabilmente lucido. Strategia e politica non sono, come si vede, molto distanti. Esse si sommano e si sovrappongono nel tentativo di riuscire ad ottenere l’unico vero obiettivo di entrambe: imporre la volontà propria, o del più forte, o del più capace, all’avversario, possibilmente approfittandone degli errori politici (prima ancora che militari).


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.