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Elezioni? Una prova di forza

Fine anticipata di una legislatura. Di nuovo al voto per le “politiche” del 2008. La qualità della politica? Sempre il solito abitudinario basso profilo. La nuova legge elettorale? Definita dai promotori…una porcata!

La corsa elettorale che si è aperta senza ombra di dubbio rappresenta l’epilogo di un’instabilità di fondo che matura all’interno di un incerto senso di identità che percorre gli animi dei partiti. Ci saremmo aspettati tutti, tutti gli italiani che hanno una percezione obiettiva del senso di dignità del Paese, che le forze politiche scegliessero la strada della responsabilità civile prim’ancora che di quell’interesse di parte che si celebrerà con le ennesime elezioni anticipate. Una responsabilità, a sinistra, per dichiarare l’impossibilità di perseguire un programma fondato su fragili presupposti di risanamento e di crescita, di giustizia sociale e di eliminazione di privilegi che si sono riprodotti senza eccezioni nelle stanze della politica che del management economico.

Una responsabilità, a destra, per presentare un’omogenea formazione capace di essere il luogo comune delle possibilità di governo a cui oggi, forte di sondaggi continui e reiterati, essa si accinge ad assumere. Tuttavia, di fronte all’incapacità e alla mancata volontà di realizzare una coalizione che sia consapevole dell’urgenza di traghettare il Paese verso una nuova fase di riforme strutturali ed economico-sociali, ogni formazione tenta di affermare se stessa con panacee nate e dichiarate nell’immediatezza di una crisi. Certamente non ponderate, né tantomeno studiate per resistere nel tempo e poter incidere con concretezza sulla situazione del Paese.

Per entrambi gli schieramenti non vi sono riforme più urgenti del non riformare nulla, di mantenere un senso di possesso del potere senza dialettica se non quella partitica. Un potere che non si esprimerà attraverso la “nuova” legge elettorale nell’esercizio delle volontà del cittadino di poter scegliere, ma che si ingesserà, ancora una volta, sulla cooptazione elettorale delle segreterie. In questo destra e sinistra, al di là delle dichiarazione di facciata, sono molto simili. Se la destra tenta la spallata per sostituirsi ad una sinistra dimostratasi vulnerabile idealmente e nei fatti, essa trascura la propria frammentazione, il fatto di non rappresentare ideali tali da coniugare senso di nazionalismo tollerante e liberismo economico, di andare oltre offrendo risposte adeguate e tangibili alle emergenze sociali che colpiscono una società consumistica ostaggio delle telepromozioni e delle aspettative di spesa che non si realizzano nei fatti.

Dall’altra parte, da parte della sinistra cioè, il braccio di ferro tra il Partito Democratico, che sceglie in questa occasione di pesare il proprio valore correndo da solo, e una serie di nuovi cespugli nei quali si frammenta uno spirito sociale poco ideale, se non nell’assicurare la continuità di una dialettica del confronto fine a se stesso. Certo, l’Italia non è la Germania. Una Grosse Koalition sarebbe stata un successo di responsabilità politica e di maturità storica. Ma si sa, per i tedeschi la Germania è “über alles” , al di sopra di tutto, mentre l’Italia non è ancora, e non lo sarà, al di sopra degli interessi dei partiti e di chi continua a vivere affermando un’oligarchica rappresentazione di una democrazia immatura.


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