Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Decreti di normale emergenza

Sicurezza e privacy sono oggi, sicuramente, due aspetti determinanti, indicatori non trascurabili nel garantire una qualità della vita che, per certi versi, non è uguale per tutti e non è altrettanto equamente apprezzabile in tutte le regioni del Paese. È anche vero che la qualità della vita non si misura solo secondo sicurezza e privacy. Vi sono variabili economiche e altre condizioni sociali che ne completano il quadro. Tuttavia questi due aspetti sono oggi dominanti nell’immaginario collettivo presentandosi quali momenti fondamentali della stessa campagna elettorale e le prime occasioni di intervento di un esecutivo alla ricerca di un’identità politica non semplice, non solo come architettura di partito ma di progetto.

Oggi ogni parte commenta le scelte dell’esecutivo in due materie particolari: il restringimento della possibilità di ricorso nella fase delle indagini preliminari alle intercettazioni di comunicazioni e l’uso dell’esercito per presidiare le città nei quartieri più a rischio. Ognuno dei due aspetti dovrebbe essere indipendente, per materia, dall’altro. In realtà entrambi dimostrano un’unica verità. La totale insicurezza della politica italiana.

Nel primo caso si afferma un’incapacità nel definire in termini chiari le possibilità di indagine perdendo di vista che l’indebito uso delle intercettazioni telefoniche è una cosa mentre ben altro è lo strumento investigativo che, in quanto tale, dovrebbe essere tutelato nella riservatezza dei risultati. Si gioca, cioè, il tentativo di giustificare il restringimento della norma con la necessità di tutelare una privacy violata quotidianamente in molti, tanti altri momenti della vita, tra una ricerca di mercato e una promozione porta a porta.

Nel secondo caso l’uso dell’esercito dimostra la debolezza del sistema di sicurezza in termini di policy. Manifesta l’incertezza di un governo nel definire i termini di una politica della sicurezza che dovrebbe rivolgersi ad ottimizzare le risorse delle Forze di Polizia disponibili, attribuendo loro poteri e capacità investigative più autonome rispetto a quanto previsto dal codice di procedura penale. Sopperisce all’assenza di idee con una risposta immediata, fondata su di una scelta politica di immagine, rappresentata dall’uso dell’esercito in una dimensione che non gli è naturale dal momento che criminalità e sicurezza del territorio sono sviluppi diversi l’uno dell’altro, ed entrambi di una cultura della legalità e dell’interesse più che della capacità investigativa.

Due aspetti, questi ultimi, che non si affermano con l’impiego della Forza Armata. D’altra parte, nemmeno durante l’operazione Vespri Siciliani si è riusciti, se non a porre termine, almeno a contenere un fenomeno criminale che richiede ben altre capacità operative che il pattugliamento delle strade. Oggi ci resta solo l’amarezza di osservare un centrodestra che pur avendo le idee ne semplifica i contenuti secondo opportunismi del momento perché incapace di proporre riforme serie e allargate delle Istituzioni costituzionali e politico-amministrative dello Stato. Un centrodestra che si affida a semplicistici “periodi di prova” nell’uso di una Forza Armata in materia di ordine pubblico, senza chiedersi quali siano le condizioni giuridiche che dovrebbero realizzarsi per giustificarne un simile ricorso e la subordinazione delle Forze Armate alla figura del Prefetto.

Un governo che riduce le possibilità di indagine attraverso l’uso delle comunicazioni apparentemente inconsapevole che non è la norma procedurale da riformare, quanto punirne l’uso improprio o la violazione del segreto investigativo. Dall’altra parte un centrosinistra da sempre senza idee concrete, incapace di riformare un passato alla stessa stregua di quanto si è dimostrato non all’altezza nel promuovere il proprio rinnovamento con la sconfitta del Partito Democratico. Una Destra e una Sinistra responsabili entrambe di un’emergenza continua per la quale tutto è normalmente giustificabile.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.