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Un Paese da ripensare

Camera dei DeputatiPoche idee per un’Italia nuova? Poche parole o pochi pensieri per elaborare delle proposte per un Paese che naviga a vista, che ha una percezione nebulosa e miope della sua collocazione in Europa e del ruolo mancato che non gioca nella comunità internazionale? Un Paese dove il provincialismo campanilistico mascheratosi con uno pseudofederalismo dozzinale ed egoistico ha fatto emergere lo scarso senso di identità e di rispetto dei valori comuni di nazione sacrificati dall’orda dei distruttori - o approfittatori - del patrimonio pubblico? O per affermare un’identità mancata che non si è consolidata per effetto di una deriva politica delle vecchie burocrazie di partito che sono naufragate nell’incapacità di governare i cambiamenti perché più propense a sbarcare un quotidiano personale? Poche idee o poche riflessioni, o alcuni contenuti se si vuole per riempire il vuoto di valori e principi che si è man mano affermato oggi nella nostra classe politica ed in ognuno di noi.

Crescita civile significa non solo evitare distorsioni della libertà che si trasformano in arbitrio, ma anche distorsioni della legalità che si tramutano in sopraffazione attraverso processi mediatici celebrati spesso da improvvisati sacerdoti del diritto, ma non sempre tali, che non pagano mai gli errori compiuti sulla pelle dei cittadini. Crescere individui, come comunità culturalmente definita nella sua progressiva trasformazione in una società multiculturale e multirazziale significa disporre di un senso e di un sentimento di cittadinanza che si afferma attraverso una nuova cultura politica. Una cultura che ci faccia sentire tutti italiani anche proponendo un federalismo economico che non alieni però il Paese nelle ragioni di un mercato per pochi, ma che miri a valorizzare le diversità per realizzare un vantaggio competitivo di tutta l’economia nazionale. Una nuova cultura politica capace di affermare una tolleranza fondata sulla reciprocità e su un quadro culturale di confronto e di condivisione concepito nell’interesse laico della nazione. Nelle opportunità laiche di crescita e di accesso ai servizi. Nelle possibilità di permettere una formazione completa, paritaria, parificata nei titoli e nei finanziamenti. Dove lo Stato ed i suoi servizi non si trasformino in un affare, ma restino l’ancora politica di un’ individualità di nazione. Dove siano garantite quelle conquiste sociali tutelate dall’unica architettura giuridica fondamentale e garantista per il futuro di cui oggi ancora disponiamo, al di là delle riforme possibili, condivisa e allargata nel consenso: la Costituzione. L’unico documento in cui possiamo trovare,ancora oggi, le garanzie e le risposte per un modello sociale condivisibile in un’ottica di alternanza fondata sul programma migliore. Sul miglior governo possibile secondo i cittadini.

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