Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Quirinarie e politica nell’era dell’Internet convention

Star Wars - Senato GalatticoChe le ultime elezioni politiche siano state le peggiori della nostra storia repubblicana, per modalità, toni, assenza di contenuti, scontri e insulti che si trascinano ancora oggi, è un fatto evidente per chi non si limita ad essere semplice partigiano o consumatore di giustificazioni preconfezionate. Che non vi sia stata né una capacità di lungimiranza politica prima di sciogliere le camere per leggere ciò che il futuro ci avrebbe offerto -poiché già scritto nei mesi precedenti se non negli anni di storia politica confusa e sclerotica- né una chiara visione prospettica degli scenari nei quali si sarebbe proiettata l’Italia con una ingovernabilità manifesta e una crisi da progetto senza precedenti è altrettanto semplicemente vero e disarmante nello stesso tempo.

 

La sconfitta delle istituzioni politiche e di chi le ha guidate non è il solito argomento di discussione calcistica al bar, ma una conseguenza di scelte improprie, di una democrazia sempre più sospesa per inerzia, bloccata dalla deriva del partitismo di maniera e il populismo internauta, resa insignificante dal trasferimento del confronto dalle piazze alla televisione sino alla corsa al monopolio e manipolazione del web privando di significato anche la pittoresca passeggiata al mercato. In tutto questo, il voto di protesta si è trasformato in una sorta di delega in bianco purché si cambiasse, purché cambiasse qualcosa. Ma così è stato solo in parte.

Oggi si confrontano, nella scelta del probabile candidato al Quirinale, due punti di vista, entrambi limitati e privi di senso logico e di dignità politica allontanando, qualunque sarà la scelta, per i modi, la possibile ricostruzione della credibilità di una nazione. Il primo caratterizzato dalla scelta bipartisan e intraistituzionale che, pur garantendo un confronto diretto tra le parti, si presenta più come trattativa finalizzata a garantire spazi di manovra ulteriori per un esecutivo possibile nato dall’accordo partitocratico. Il secondo, contraddistinto dalla scelta del candidato affidata al web come novità di democratica partecipazione al voto: le “Quirinarie”.

Nulla da dire sul fatto che questa novità potrebbe sembrare al passo con i tempi riproponendo il metodo di scelta utilizzato dal movimento politico che l’ha introdotta per formare le proprie liste, ma presenta anch’essa dei limiti e non pochi. Il web non è, e non può essere, una piattaforma democratica. E’ vero, esso permette di disporre di dati, informazioni, discussioni e altro, ma ogni aspetto presente nella rete non solo sottende una capacità d’uso che è rappresentata dal livello di educazione raggiunto dall’utente, ma, una volta effettuato l’accesso, ogni contenuto è pianificato, orientato, moderato e controllato e la scelta è direttamente imposta dal gestore o da chi, attraverso il gestore, manipola la rete ed i dati secondo il risultato da raggiungere o il messaggio che si vuole diffondere nei modi più disparati.

<Utilizzando, ad esempio, dei forum i commenti più aderenti alla propria linea politica o commerciale che sia. Nemmeno la fantasia di Lucas nel suo “Guerre Stellari”, ha affidato alla rete la possibilità di scelta del Cancelliere Supremo della Repubblica e il Senato galattico rimane fisicamente rappresentato dai delegati. Certo la scelta del Cancelliere è subordinata agli interessi delle parti, ma se si fosse pensata una possibile elezione “informatizzata” le chance del Cancelliere sarebbero state altissime e immediate, vincendo chi avrebbe avuto il miglior controllo sulla rete, sulle informazioni, sulle menti, spersonalizzando o dematerializzando ogni fisicità, ogni intelligenza, ogni valutazione, bella o brutta, positiva o negativa sul singolo individuo.

In un clima di democrazia sospesa, insomma, l’uso delle piattaforme o dei forum non rappresenta un’alternativa alla scelta ma solo una possibilità, uno strumento di comunicazione e null’altro. Essa, infatti, semplifica la sospensione di un processo di confronto che è intrinseco nella natura umana salvo che, ovviamente, non vorremmo che la nostra vita e il nostro futuro sia una volta per tutte gestito da remoto… senza conoscere chi è o chi c’è dietro il “remoto”. Manuel Castells nel suo Internet Galaxy (Oxford University Press, 2001), pur sostenendo la grande rivoluzione operata da Internet nel nostro quotidiano è estremamente preciso nel sottolineare un aspetto fondamentale. E cioè, che Internet ed i suoi fondamenti sono subordinati alle conoscenze tecnologiche e alla evoluzione dell’uso della tecnologia per la gestione delle reti di informazione.

Così è un dato di fatto che sulla rete si consumano ogni giorno protocolli e applicativi i più disparati idonei a tracciare i percorsi della comunicazione. Ciò significa che ogni qualvolta il singolo utente viene collegato ad un processo informativo esso è già un potenziale destinatario di una qualsivoglia forma di controllo politico non solo istituzionale, ma anche extraistituzionale. D’altra parte, se è vero che gli organi di governo possono mettere in campo misure di controllo e manipolazione ciò è anche possibile per utenti non governativi che ne modellano l’uso della rete secondo il proprio know how acquisito e gli obiettivi che intendono perseguire. Tutto questo per dire, che l’aberrazione del modello partitocratico giunto al capolinea è stato così miope da farsi superare da un modello virtuale di scelta e di proposta.

Il risultato? E’ che il senso fisico della partecipazione non è immune dall’errore ma esso è controllabile e modificabile. Il senso tecnologico della manipolazione è irreversibile nell’immediato e macchinoso nell’accertamento. Tuttavia, nel primo caso la democrazia può essere salvata se si propone una politica partecipativa nuova con il cittadino protagonista diretto e fisicamente presente alla scelte e con il web subordinato a mero strumento di comunicazione ma non di scelta. Nel secondo caso si perfeziona un modello di delega non controllata e virtuale con l’esautoramento di ogni confronto fisico tra intelligenze e di imposizione indotta di candidati, profili costruiti all’occorrenza.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.