Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

L’alternativa necessaria

La proliferazione dei partiti in Italia è il retaggio di una storia politica che si è svolta nel tempo e che si è assestata su una domanda di democrazia che anima ancora oggi aspetti diversi delle comunità del Paese. Tuttavia la logica della coalizione rischia di giungere al suo esaurimento perché non mira all’unità ma alla frammentazione del sistema elettorale senza garantire, per sua natura, una stabilità di governo dovendo cimentarsi su equilibrismi di partito e su personalismi di leadership sempre più sbiadite.

Il risultato elettorale conseguito dalla maggioranza dimostra quanto sia variegata la compagine messa in piedi e quanta fatica costa realizzare un senso di identità a termine, ovvero di legislatura, dovendo soddisfare aspettative diverse se non sfumature di programma divergenti e poco condivise fra gli stessi alleati. E tanto vale sia per la maggioranza di governo che per l’opposizione. Non vi sono sconti. La storia avrebbe dovuto insegnare al Paese che la fine dei massimi sistemi di pensiero indica ormai due sole strade di sintesi percorribili. Quella liberale, fondata sull’individuo e sulle sue abilità che favoriscono l’affermazione di sé e l’utilità sociale della propria azione, e quella riformista-progressista, che attribuisce valore sociale al cittadino e tutela la comunità quale destinataria delle politiche di governo.

Al di fuori di questo vi è soltanto una serie di piccoli attori che non si identificano nelle ragioni della comunità nazionale, ma piuttosto in atteggiamenti minoritari molto spesso strumentali ed incapaci di trovare una collocazione all’interno di aree di pensiero allargate. Con questo non si vuole affermare una logica discriminante, ma una razionale divisione delle capacità di governo. L’esecutivo odierno è, in tutta evidenza, una grande coalizione di animi e di anime che convergono temporaneamente su interessi di governo. Ma sono anime che prescindono da ogni condivisione identitaria e offrono argomenti diversi di confronto su temi di programma.

Per la coalizione di maggioranza di oggi l’aspettativa di un Partito Democratico, quanto di un partito conservatore a destra, è forse l’unica legittima e condivisibile scelta per ridefinire e riorganizzare un panorama politico ed ideale che si disperde quotidianamente in formule di compromesso. L’unica possibilità di offrire una sintesi efficace e comprensibile all’elettore per giungere ad una governabilità fondata su idee chiare e condivise prim’ancora di giungere al potere. Per unire idee e capacità all’interno di disegni di governo che siano chiari ed individuabili per l’elettore, come altrettanto chiare saranno le responsabilità nei confronti di questo in caso di insuccesso. Al di là di tutto ciò l’ennesimo caos da operetta politica fra tanti, troppi, protagonisti.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.