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Thinking Positive

Ottimismo e pessimismo sono due sentimenti ricorrenti nei momenti di transizione. Rappresentano due modi di percepire il cambiamento quando il peso di un futuro incerto prende il sopravvento nelle coscienze. Così c’è chi attende il nuovo come motivo per mutare in meglio una condizione personale e chi rimane ostaggio del passato guardando al vissuto come un momento di certezza dal quale non poter fare a meno per non perdersi nei dubbi di un confronto, di un rimettersi in gioco.

In tutto questo l’atmosfera che si respira nel Paese è tale da far credere che una tale divisione sia espressione di questi sentimenti molto generali è vero, ma oggi particolarmente diffusi. Diffusi perchè, al di là del carattere politico della consultazione, rimane ferma la convinzione che in fondo vi sia un sotteso significato referendario che si identifica in un quesito celato all’interno della campagna di rinnovo: cioè se il cittadino italiano vuole o meno che continui l’esperienza di governo di ieri e sia mantenuta la medesima leadership.

Questa è la sensazione. Una percezione diffusa che matura nel cittadino - qualunque ne sarà il risultato delle urne – e risultato dell’assenza di omogenee identità politiche presenti nei due schieramenti. Una percezione che si consolida di fronte all’approssimatività con la quale sono stati presentati i programmi, presunti o reali, di fronte a una vis polemica che ha caratterizzato questi ultimi giorni di campagna elettorale, spostando molto sul personale i termini del confronto abbandonando a se stesso l’interesse del Paese. Tutto questo dimostra quanto ancora il processo democratico sia lento. Quanto la percezione della democrazia come valore sia uno strumento ancora suscettibile delle più personalistiche interpretazioni. In tutto questo, però, non ci si può abbandonare alle intemperanze di animo, di pensiero, di linguaggio.

La necessità che qualcosa di positivo esca da questo sofferto processo di maturazione politica diventa una priorità. Una ennesima possibilità di comprendere che la qualità del confronto politico diventa, in effetti, il valore da raggiungere nel prossimo futuro. Una qualità che sia espressione di una leadership capace di migliorare se stessa e di offrire al cittadino un’azione politica che sia al suo servizio e al servizio del Paese, e non dell’una o dell’altra segreteria politica. Una politica che si dimostri capace di promuovere valore aggiunto alla credibilità del Paese nelle sue migliori espressioni, economiche e di convivenza sociale. Una cultura politica che creda nel confronto e non usi lo scontro trascinando nel vortice dell’eccesso una nazione che a una democrazia stabile e a dei valori condivisi affida la possibilità di esprimere nel tempo una maturità europea e internazionale. Una maturità fatta di chiarezza di obiettivi, di credibilità di azione di responsabilità nei ruoli, di rispetto delle proprie istituzioni.

Per questo, in un momento di transizione così evidente, come in tutti i momenti di passaggio nella storia di una comunità, è fondamentale pensare positivo. Credere nella capacità di un Paese di raggiungere una stabilità del proprio modello politico e rappresentativo nel prossimo futuro. Un modello attraverso il quale realizzare una dimensione nuova di una società ancora molto frammentata in tante identità e poche prossimità di valori individuali e collettivi.


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