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Good Morning Italia

Ci sono alcune cose che diventano ricorrenti nella vita di ogni giorno. Sicuramente sono ricorrenti le abitudini alimentari, i tempi che ci diamo per le attività quotidiane e per noi stessi, se ne rimane. Tuttavia, nelle abitudini degli italiani mancava un ultimo aspetto della quotidianità politica che ci assale ormai da anni, trovandoci spettatori passivi di campagne elettorali itineranti e mass mediatiche senza fine: il confronto fra il premier e il suo concorrente. Le legislature, si sa, iniziano e terminano ma la corsa elettorale, le grida delle forze politiche, dei partiti sempre più partitocratrici e poco democratici, volti precettare il consenso e non richiederlo, non si ferma mai.

Da ieri ci siamo già abituati al confronto fra leaders politici in diretta televisiva. Una sorta di talk show molto americano ma in salsa tipicamente italiana. Una novità di cui ci siamo stancati quasi subito per la sterile apparizione di due modi di fare politica senza contenuti. Uno specchio di quanto osserviamo ogni giorno. Litigi senza vie d’uscita, autorappresentazioni di leadership che sopravvivono comunque al cambiamento, grazie ad una legge elettorale confezionata proprio per non modificare nulla. Nè programmi, nè classe politica, nè volti. In questo tutto diventa un’abitudine.

Com’è un’abitudine rassegnarsi all’inutilità di confronti annunciati e dai risultati scontati che fanno aumentare l’audience di ritorno di altri reality forse più divertenti perchè altrettanto inutili, privi di contenuti, certo, ma almeno senza  la pretesa di accreditarsi allo spettatore per serietà, impegno o proposte di miglioramento del suo quotidiano. E, a confermare la passività dello spettatore, l’incapacità di parlare del nuovo, di ancorarsi al passato, di difenderlo se è  il proprio o di attaccarlo se è quello altrui. Ci siamo abituati anche a questo.

Chi parla del passato è già vittima della non novità. Non mettere in  discussione se stessi significa porsi sullo stesso piano di chi non avendo programmi e non rappresentando a sua volta una novità non fa altro che screditare il quanto fatto. Un gioco a rimpiattino, insomma, dove non vi sono vincitori ma soltanto tentativi di autoreferenziarsi in nome di forze politiche di coalizione senza alcuna identità. Senza rappresentare entrambe la benchè minima sintesi delle diverse e caotiche anime che le compongono.

Da ieri, però, un risultato è stato ottenuto. Si è riusciti a normalizzare anche il gioco politico portandolo all’interno della formula del reality dove anche la noia può essere un motivo di spettacolo. ( …che ricordo lontano le Tribune Elettorali) Da ieri, si è capito, non esistono politici dotati di personalità politica, di storia politica. Esistono, al sopra della massa degli onorevoli, soltanto due leader. Al di fuori di questi ultimi nessuna figura, nessuna personalità che sia, nel suo impegno, nella sua dedizione, patrimonio della storia del Paese o della vita della comunità.

Di fronte a tanto, dopo Matrix e dintorni, utile anticipo dell’epilogo, nei vuoti a perdere della politica  ci si chiede perchè in Italia vi sono ancora tanti indecisi, molti indifferenti e qualche disobbediente. Qualcuno che disubbidendo riempie uno spazio politico anche senza proporre se non lo scontro,  aspettando di essere a sua volta un nuovo onorevole. Qualcuno che, favorito dalla rappresentazione di ieri annullerà con la sua strumentalità d’occasione ogni giusta aspettativa di ordine, legalità e crescita che qualche italiano, poco abitudinario, si aspetta da un buon giorno quotidiano.


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