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Timori preelettorali

La campagna elettorale è ormai iniziata fra magliette provocatorie, giudizi strumentali e quant’altro possa rendere ancora più emozionante una competizione che si appresta ad essere l’ennesima riprova di un confronto partitico più che popolare. Un confronto più fra poteri di segreteria che non risultato di una scelta voluta dal basso per un cambiamento del Paese e dell’azione politica da esprimere domani. In tutto questo, l’allarme sulla “gioiosa macchina da guerra” che il Presidente della Regione Calabria ha lanciato sulle pagine del Riformista (Loiero l’allarmista: “Ricordate la gioiosa macchina da guerra”, 18 febbraio 2006) si inserisce come una sorta di riflessione ex ante per la quale la proposta prodiana di aprire la competizione alle liste civiche sembra diventare un possibile passo in avanti, verso la periferia, una sorta di argine ad una partitocrazia voluta e ratificata dalla nuova legge elettorale.

La campagna elettorale è ormai iniziata fra magliette provocatorie, giudizi strumentali e quant’altro possa rendere ancora più emozionante una competizione che si appresta ad essere l’ennesima riprova di un confronto partitico più che popolare. Un confronto più fra poteri di segreteria che non risultato di una scelta voluta dal basso per un cambiamento del Paese e dell’azione politica da esprimere domani. In tutto questo, l’allarme sulla “gioiosa macchina da guerra” che il Presidente della Regione Calabria ha lanciato sulle pagine del Riformista (Loiero l’allarmista: “Ricordate la gioiosa macchina da guerra”, 18 febbraio 2006) si inserisce come una sorta di riflessione ex ante per la quale la proposta prodiana di aprire la competizione alle liste civiche sembra diventare un possibile passo in avanti, verso la periferia, una sorta di argine ad una partitocrazia voluta e ratificata dalla nuova legge elettorale.

La verità che non emerge, ed è una sorpresa leggere tanto da chi rappresenta una forza politica che non vuole perdere consensi, è che la polverizzazione ulteriore del voto su piccoli partiti - per concentrarli, poi, sulla coalizione e aggirare l’ostacolo delle segreterie e presidenze non più prossime alle logiche delle singole leadership personali - non favorisce le comunità. Cioè non attribuisce alle singole liste potenziali capacità rappresentative ma le rende funzionali al gioco di leadership già deciso. In questo scenario elettorale dettato da un proporzionale imperfetto, che non rappresenterà domani le comunità ma che tenderà a cooptare consensi in ragione partitica e personale, sembra eccessivo l’allarme così paventato tenuto conto che nel gioco delle parti ogni partito è libero oggi più di ieri di utilizzare le formule più opportune per raggiungere il risultato.

La forza economica di una campagna elettorale a tutto campo o la più facile suddivisione in liste tali da lasciare a terzi lo sforzo di raccogliere consensi e alla legge di indirizzarli alla lista unitaria del leader designato. Sulla scelta, poi, di trovare candidati vincenti entrambe le formazioni scelgono con criteri tali da rendere potenzialmente vincenti i candidati prescelti al di là di ogni altra valutazione sulle caratteristiche e qualità del candidato. Insomma, la scelta di liste civiche tende proprio ad arginare il peso dei grandi partiti di sinistra nel tentativo di raccogliere voti per essere Prodi leader quanto basta per poter vincere. Un’altra magia elettorale che si somma alle alchimie di destra. Una ulteriore cortina per rendere sempre meno accessibili le regole del gioco. Per rendere ancora più instabile un modello di società che si frantuma sempre di più in posizioni politiche tutt’altro che indirizzate a garantire unità, stabilità, credibilità internazionale al Paese e, soprattutto, interna ai nostri prossimi rappresentanti di sempre.


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