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Inseguendo la storia

Gianfranco Fini e Walter Veltroni Vi sono momenti della vita politica che avvicinano gli opposti, che fanno superare divisioni ed esperienze sulle quali si sono costruite leadership ed architetture ideologiche significative, determinanti per certi aspetti della stessa storia. Le vicende del Partito Democratico, l’impasse del centro destra, il recupero di visibilità del leader di Alleanza Nazionale dimostrano come il frutto della storia politica si raccolga nel tempo, che matura nelle vicende di un paese. Leggendo l’editoriale di Panebianco (1) non si può non condividere l’esatta osservazione contenuta nell’analisi dei confronti tra due modi prossimi di ridefinire le rispettive capacità di leadership, riproponendo la forza movimentista piuttosto che partitocratica nella quale entrambi, sia Veltroni che Fini, si sono fermati negli ultimi anni.

In una situazione politica estremamente complessa e provvisoria, Gianfranco Fini e Walter Veltroni giocano una partita chiara; molto chiara per il secondo dati i risultati ottenuti con l’avvio del Partito Democratico, più diplomatica, se non proprio ispirata ad un opportuno ruolo predefinito per Gianfranco Fini che guarda ad una possibile leadership per la Casa delle Libertà. Lo sforzo di mettere insieme espressioni ideali di sintesi politica non ha affrancato nessuno dei due leader è vero. Tuttavia li ha avvicinati più di quanto si possa immaginare. Così, dopo il risultato veltroniano nella guida del Partito Democratico, in una corsa a rincorrere una storia che si presenta dinamica e senza confini, la percezione che vi sia una sorta di ritrovata volontà a riformare modelli ed idee sembra albergare anche nell’anima di Alleanza Nazionale.

Una sensazione così evidente soprattutto perché l’anima della destra italiana, quella nazionalista e già movimentista, è consapevole che nella partita di un soggetto unitario a destra si gioca la sopravvivenza di ciò che resta del partito di Fini. Un destino che specularmente avvicina Alleanza Nazionale alle vicende dei Democratici di Sinistra che si rinnovano all’interno di un contenitore nuovo, almeno nelle forme e nei simboli, ma per alcuni aspetti anche nei contenuti come il Partito Democratico. Se la difficoltà dei Democratici di Sinistra, soprattutto le correnti più ortodosse e legate ad un consenso fondato sulla personalità del leader di turno, piuttosto che della genuinità del soggetto politico, si sono manifestate proprio nella perdita di voti, il rischio per Fini è invece quello di perdere la propria leadership nello schieramento di centrodestra.

Un pericolo latente ma presente, che si manifesterebbe con l’incapacità di riuscire a superare la rigidità di Forza Italia proponendo una dimensione nuova di dialettica partecipativa, di soggetto unitario e identitario. Una formula nuova di impegno politico che apra alla società civile che ricollochi anche a destra la centralità della discussione politica in luogo degli interessi di leadership e di lobby economico-industriali, che guardi di più al futuro degli italiani. È in questa dimensione di realismo politico che ognuno dei due leader dovrebbe volgere lo sguardo. Ed è in questa dimensione che Fini è costretto a indirizzare i propri sforzi per un futuro nel quale rischierebbe di non essere nemmeno il protagonista del primo tempo.

È in questa rinnovata dialettica politica di opposti che convergono che si può evitare la deriva delle classi o dei ceti, il destino di una comunità di cittadini e di lavoratori, di professionisti e di studenti, di uomini e donne capaci che chiedono soltanto di rendere libero e sincero il confronto politico sui valori, sui diritti e sui doveri. Quei diritti e doveri validi per tutti, attraverso i quali costruire un modello politico italiano maturo. Un modello politico nel quale l’esperienza del movimento di idee offra pari opportunità a chiunque di poter partecipare ad un gioco democratico e non essere escluso dalle comode, ma ormai sterili, logiche partitocratiche.


(1) A. Panebianco. I destini comuni dei due leader. In Il Corriere della Sera, 5 novembre 2007


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