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Le nebbie della politica, la nebbia del Paese

nebbia su RomaLa credibilità di un modello politico, di un sistema di partecipazione alla vita comune da parte del cittadino come la capacità di governo dipendono dalla maturità che un Paese esprime come storia, condivisione di valori e consolidamento di modi di essere e di porsi fra i consociati. Un Paese maturo, uno Stato che ha una sua forza data dalla sicurezza di essere tale si presenta capace di affermare la sua dignità se il confronto dialettico tra le diverse anime che lo compongono non ne sovrasta il limite costituito dal rispetto delle Istituzioni. Uno Stato occidentale, europeo, meno sudamericano nelle emozioni e nelle provvisorietà, è quello che si riconosce in se stesso e che permette a chiunque di partecipare alla gestione della cosa comune perché sente la res pubblica come qualcosa di proprio e di tutti.

Ebbene, in questo clima di caccia alle streghe, di fronte ad una scommessa sulla tenuta del Paese affidata al pentito di turno, alla contestazione dell’esistenza di un disegno eversivo contro l’esecutivo da parte di un potere non ben identificato ci sembra che si voglia nascondere non tanto un progetto di complotto, francamente di difficile immaginazione per un Paese come l’Italia, quanto un modo per spostare il confronto politico su altri piani, su altri toni. Un confronto da spostare su una sorta di possibilità di orientare il consenso dell’opinione pubblica su formule di governo, o modi di fare opposizione, che non rappresentano nulla di politicamente dignitoso. Formule che sopravvivono in una sorta di monopolio personalistico di anime e sentimenti che non manifestano una dignità propria, ma che si esprimono secondo gli umori del proprio dominus. Formule di parte e di partito dove le ambiguità si sovrappongono tra di loro nella nebbia di una politica senza luce. In una tale situazione tutto è possibile.

È possibile credere che la mafia sia stata sconfitta grazie alla riduzione di una lista di catturandi che non rappresentano altro se non se stessi e la loro storia criminale. Una storia che forse non serve o non è più funzionale ai tempi. È possibile credere che la mafia sia solo questo, ovvero un fenomeno limitato nello spazio e nel tempo e non un modo di essere, di gestire il potere, quel potere sul quale si sono costruite le fortune di una certa politica piuttosto che delle cosche dimenticandoci che i capi cambiano e i predecessori si eliminano o si “cedono” a colui che crede di essere il più forte. È possibile scambiare un cardinale per un imam e poi fare retromarcia dopo aver usato una prima pagina di giornale quale miglior gogna possibile per affermare l’ennesimo vilipendio gratuito. È possibile difendere il crocefisso per poi utilizzarlo dialetticamente come clava o guardare al colore della pelle altrui come un brandello di stoffa da rattoppo di una società del consumo, dell’apparire, disgregata nei valori, nei propri valori e che si scopre oggi cristiana solo per opportunità. È possibile dimenticare che lo stesso Cristo per noi era uno straniero e assumerlo oggi a testimone di una tradizione che abbiamo voluto perdere per rendere omaggio al dio del successo, della vanità e della ricchezza. È possibile screditare un’opposizione ondivaga e priva di concretezza senza concedergli alcun quartiere dialettico, quantomeno per generosità intellettuale e correttezza politica. È possibile ottenere, per ogni provvedimento dubbioso o che possa generare qualche perplessità o scrupolo di coscienza, un voto maggioritario a prescindere da ciò che parti della stessa maggioranza potrebbero pensare ricorrendo a voti di fiducia senza anima e senza idee. Voti che si manifestano nella cecità consapevole del parlamentare di dover accettare l’ipse dixit sinteticamente inviatogli magari con un sms sul cellulare per rendergli più facile l’operazione di voto.

Un’operazione a cui attendere senza porsi il problema se non di approfondire, quanto meno leggere il testo su cui poi voterà. È possibile credere, e vorremmo credere, che ogni operazione di polizia sia, sarà, sempre così puntuale, ragionata nei tempi e nei modi, promossa con meticolosa contestualità a qualunque fatto o situazione politica imperante. Ma in tutto questo, in tutto ciò che succede, nelle scelte e nelle forme che si propongono per la società che verrà non vorremmo che si avverasse ancora una volta il dubbio di Giovanni Falcone. Un dubbio che le coincidenze dei nostri giorni ci riportano in tempi non lontani e che ci ricordano che molto spesso, per opportunità politica soprattutto, “[…] l’impegno dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata è stato emotivo, episodico, fluttuante. Motivato solo dall'impressione suscitata da un dato crimine o dall'effetto che una particolare iniziativa governativa avrebbe potuto suscitare sull'opinione pubblica […]”.


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