Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Eutanasia politica di una maggioranza

Alla fine regnò il caos. Questo potrebbe essere l’epilogo per poter chiudere ogni tentativo rivolto a dare una spiegazione più che ragionevole e di buon senso a ciò che sta succedendo all’interno del partito di maggioranza. Il voto regionale sarà non solo un test nazionale per le sorti del governo, ma una prova dei veri rapporti esistenti al suo interno, della loro “consistenza” e della credibilità tra alleati, Lega e PdL, e nell’ambito del Pdl tra forzisti ed ex di AN. Ora, al di là dei facili trionfalismi che, come sempre nella migliore tradizione italiana, regnano sovrani nell’euforia del prevoto credo che un pò di sincera analisi non farebbe male per rimettere ogni cosa al suo posto. Un’analisi non velleitaria, ma chiara che possa dare del Paese un’immagine di ordine e al cittadino una sensazione di serietà che manca da anni.

Vediamo cosa potrà succedere a breve. Se Berlusconi dovesse perdere nelle regioni in cui è alleato con l’UdC ed il PD dovesse vincere dove è alleato con l'UdC, per il leader del PdL sarebbe un risultato imbarazzante, molto imbarazzante, perchè verrebbero meno gli ultimi legami con Casini. Se Berlusconi non si è accorto di tanto ciò dimostra, ancora una volta, che la corte dei miracoli da lui voluta e difesa anche contro l’evidenza di una superficialità e di un pressappochismo proverbiale, sia solo un luogo di dilettanti della politica allo sbaraglio uniti a chi ha cercato, da prossimo alla pensione, di prendere ciò che si poteva. Le regioni che passeranno alla sinistra, o che confermeranno un simile trend, saranno superiori a quelle del centrodestra. In ogni caso, al di là di ogni sondaggio possibile, e seppur il PdL dovesse mantenere una quota di consensi superiori al solo PD, certo questi non saranno più tali da ipotecare il futuro politico del Paese. Scandali, personalismi, inesattezze se non vere e proprie bugie colorate con sorrisi e maquillage da transatlantico, una classe politica di basso profilo culturale e non solo, sono manifestazioni che non possono reggere il disappunto di un’Italia che ha una sua dignità storica, culturale e politica conquistata con fatica.

Il trend positivo del berlusconismo postperonista sta per ridursi ad una storia tutta italiana alla quale il premier dovrebbe con coscienza porvi rimedio restituendo, se vorrà salvaguardare la sua abilità di leader, alla politica il senso dei contenuti e la qualità delle persone. D’altra parte quella che gli analisti chiamano "luna di miele" tra governo ed elettori ha sempre di più il sapore di una parodia del passato che è durata solo due anni. Se il Presidente non riflette su quanto sta accadendo, e su se stesso, questo centrodestra è perduto e non per colpa di magistrature colorate o di altre macchinazioni di sorta, ma solo per proprio superbo senso di onnipotenza che traghetta il Popolo delle Libertà sugli stessi errori e contraddizioni che hanno ridotto il PD ad una vittima degli egoismi di leadership. Un errore che colpisce oggi il centrodestra perché l’unico collante, così come l’unico responsabile della sua tenuta, è il proprio leader e nessun altro. Tutto ciò è ragionevolmente evidente tranne se il presidente, preso da una propria ottica di breve periodo, non voglia accontentarsi di un utile, per lui, tatticismo. Accettare una sinistra più vittoriosa alle regionali convinto che questa possa essere meno astiosa in futuro nei suoi confronti. Un’ipotesi non vaga in verità, ma da politica di cortile.

Ma al di là di questo, e se si vuole un bipartitismo vero, bisogna sciogliere questo pasticcio e ricostruire una destra più credibile, una destra che abbia il coraggio di rinunciare ai suoi colonnelli così come la sinistra alle proprie, tante, leadership postcomuniste e veterodemocristiane. In tutto questo, però, vi è un oste che i conti li sa fare e bene: la Lega. Il partito di Bossi continua ad avere un peso non trascurabile al Nord. Cresciuto grazie al suo coinvolgimento nel governo, oggi ringrazia consapevole che senza Lega non si vince. Una consapevolezza, questa, che però ci fa porre un’altra domanda. E,cioè, siamo sicuri che la Lega domani, quando avrà sorpassato il PdL al Nord, sarà ancora della partita se dovesse venir meno la guida di Berlusconi?

Ora, di fronte ad una situazione così critica, al presidente Berlusconi non possono più bastare candidati eleganti, in doppiopetto. Credo non siano più sufficienti igieniste dentali, geometri o fisioterapisti che sono ospitati in onorevoli listini perché destinatari della riconoscenza del leader, data a spese del cittadino, per considerare ciò una buona corte e non sentirsi solo. Si può essere sempre politicamente soli, oltre le apparenze, se si è privi di contenuti politici, di credibilità, di persone di qualità sulle quali poter contare. La solitudine è una dimostrazione di debolezza, di fragilità soprattutto per un leader che cerca il bagno di folla e poi si preoccupa di un giornalista piuttosto che di un altro, o di una folla colorata in un modo piuttosto che di altra tinta. Un comportamento simile è una chiara dimostrazione di voler rinunciare al confronto, a qualunque confronto se scomodo perché non si vuol rispondere con fatti concreti che possano difendere una leadership che si consuma man mano. Il PdL rischia di implodere, di ripiegarsi su se stesso ed è ciò che potrebbe succedere e che Berlusconi dovrebbe evitare se ne avrà le capacità, se avrà gli uomini adatti evitando di scambiare la politica con gli affari dei furbetti di quartiere.

Al partito democratico, invece, non può interessare vincere perché non ne avrebbe i numeri. Sarà già un ottimo risultato stabilizzare la propria percentuale di consensi con qualche punto in più utile solo per definire la credibilità politica di un soggetto già provato dalle guerre interne. E sarà già una buona affermazione la conferma su alcune regioni confidando nell’arretramento progressivo del centrodestra, nella delusione di buona parte dell’elettorato e nella capacità della Lega di sottrarre consensi al Pdl. Un’ipotesi, quest’ultima, non priva di rischi in futuro anche per il PD, ma è il prezzo da pagare oggi se ciò può servire ad indebolire il premier.

Da questo caos, però, potrebbe scaturire un grande risultato a cui tutti quanti noi vorremmo poter guardare. E cioè che l’italiano dovrebbe affrancarsi dai luoghi comuni, di destra e di sinistra che siano, e recuperare una propria capacità di analisi e di critica politica. Un italiano nuovo che non si faccia più sedurre dalla banalità solo perché alla banalità, da quella fisica a quella delle idee, si può dare il significato che si vuole.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.