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Afghanistan: una Nato mai nata

L'ultimo Soldato di Giuseppe RomeoDopo la morte dei quattro alpini e la confusione politica creatasi in Italia per l’ennesima volta su un momento che dovrebbe essere caratterizzato da un’obiettiva ed opportuna unità di intenti -tra chi corre ai ripari con dichiarazioni rivolte a valutare maggior sicurezza aumentando il livello dello scontro e chi, strumentalmente per faziosità di parte, proclama l’inutilità della missione senza analisi politiche serie e fondate su valutazioni ragionevoli e, soprattutto, ragionate- il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen da Bruxelles precisa che "[...] L'eventuale decisione di attrezzare caccia italiani con bombe a bordo non e' in contraddizione con il mandato dell'Isaf in Afghanistan [...]".

La decisione -secondo Rasmussen- deve essere presa ''a livello nazionale''. Ebbene vediamo cosa significa.

1. La partecipazione dell'Italia per entità delle forze in campo, e per rappresentatività di un Paese Nato, è fondamentale per dare credibilità alla stessa Alleanza impegnata in una missione fuori-area e no-article five. (Missione ammessa ,ma sviluppata su presupposti giuridici derivati da una legittimazione successiva intervenuta con una dichiarazione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite su richiesta statunitense e ratificata da un "governo" nazionale quale quello di Karzai dei primi momenti non corrispondente a quello odierno come esecutivo ne ispirato, oggi, alla medesima condotta politica di ieri)."

2. Un ritiro italiano significherebbe un depotenziamento dell'asse atlantico e una perdita di credibilità politica, prim'ancora che tattica, dell'unica Alleanza che sopravvive al mondo bipolare di qualche anno fa e che mette in gioco la sua esistenza e la sua necessità in uno scacchiere strategico estremamente singolare per procedure e modalità di condotta mutuate, ed adattate, da un’esperienza continentale.

3.Affermare l' esclusiva discrezionalità nazionale circa il decidere se armare con bombe i velivoli significa attribuire la responsabilità di ogni risultato - soprattutto in negativo - al governo dello Stato partner, in questo caso l'Italia, smarcando ciò che dovrebbe invece caratterizzare un ingaggio veramente credibile: l'unità di indirizzo politico-militare di un'alleanza.

4. Il ricorso ai bombardamenti, seppur a difesa dei convogli, dovrà essere condotto a quote ridotte. Ciò significa alzare il rischio di coinvolgimenti di civili in un momento in cui la sostenibilità di azioni militari e di errori non troverebbe, date le ultime dichiarazioni di Karzai, utile sostegno dal governo afghano.

5. Last but not least, sarebbe ora che questo Paese, l'Italia, si dotasse di una vera e reale politica militare ed internazionale degna di uno Stato occidentale che ha più di 60 milioni di abitanti e non la sacrificasse ai soliti teatrini di una sterile quanto chiassosa politica da cortile.


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