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Morire per Kabul?

Altare della Patria - Bandiera a mezz'astaCosa dire di diverso rispetto a quanto detto, scritto negli anni passati, o l'anno scorso, o nei mesi scorsi ecc…? Nulla! Credo proprio nulla di più presentandosi questo nuovo avvenimento come l’epilogo senza termine di una missione di pace troppo lunga, troppo dilatatasi nel tempo e che si innesta ormai in un cambiamento degli ingaggi sul terreno anche se non nelle “carte”, ovvero nelle regole. Non c’è nulla di diverso da dire circa il significato, ancora non chiarito nel concreto, di una missione tradotta solo in un politichese vacuo, vuoto e di circostanza. Cosa c’è da dire di fronte ad una missione condotta fuori area con migliaia di soldati italiani il cui ricordo torna alle pagine dei giornali o in televisione solo quando c’è un’altra bara che si approssima a tornare in Italia? Tante cose, ma forse è meglio nulla.

Presi e compresi da scissioni di partito e lotte di palazzo, primarie senza fine per aspiranti sindaci di turno, scandalini e scandaletti da operetta di provincia o piombati nella quotidianità di un gossip dozzinale e sempre più stantio, credo che toccherebbe interrogare i politici chiedendo loro, uno per uno, cosa significa per essi l’Afghanistan, a quale obiettivo vero di politica estera questa missione risponde, per quale interesse supremo della nazione, se esiste una nazione, sia giusto rischiare la vita. Ma lo si dovrebbe chiedere anche a coloro che “sanno” più di ognuno di noi cosa ci facciamo in Afghanistan, quanto ci costa e perché. Lo si dovrebbe lasciar fare ai c.d. esperti che su queste notizie ricamano analisi e accreditano (loro) competenze nei giornali e in TV, sommandosi ad una serie di commentatori che aspettano con ansia simili notizie per avere, finalmente, il loro giorno di gloria televisiva. senza aver mai indossato una uniforme.

E’ difficile proporre soluzioni o dare indicazioni. Ed è difficile farlo con i politici, con i generali, con chi si assume in questo Paese il diritto derivato da un ruolo onnisciente per il quale rinuncia a qualsiasi passo indietro anche se ciò fosse necessario, ragionevole, imposto dai fatti, per ristabilire un ordine nelle priorità, un ordine nella valutazione del rischio rispetto al risultato. In Italia si è intelligenti e considerati non per i contenuti che si esprimono, ma per il ruolo o i gradi che si ricoprono gli uni o si rivestono gli altri. Un ministro, un generale è per forza di cose più intelligente e più bravo di chiunque altro ed evita confronti e discussioni; men che mai metterebbe in forse anche una politica improduttiva ammettendo la necessità di rivederne gli indirizzi e, pur di non perdere il proprio ego, persevera nell’errore.

A questo punto forse si potrebbe porre una domanda “politica”, magari attendendo una risposta, una domanda semplice e da uomo comune, da cittadino. E cioè, guadando al di là del nostro misero orizzonte, se il Mediterraneo è oggi (ma lo era anche ieri e l’altro ieri ancora):

1. il nostro spazio strategico naturale, per noi e per la Nato, visto che è un'area di convergenza di interessi, oltre che politici anche economici, di non poco rilievo;
2. lo spazio nel quale si muovono le nostre “linee di supporto strategico” che garantiscono la sopravvivenza economica delle nostre produzioni, dove si giocano la stabilità o l'instabilità delle nostre comunità;
3. lo spazio nel quale ORA -lo era da tempo, ma sorvoliamo sulla miopia occidentale- sta maturando non solo un’emergenza umanitaria, ma politica di rischio di un'onda di instabilità che ci avvolgerà se non parteciperemo alla transizione a nuove forme di governo veramente democratiche evitando derive fondamentaliste,

ecco, mi chiedo, come tanti altri cittadini non esperti e lontani dalle “cose della politica”, cosa ci facciamo ancora oggi - a situazione interna immutata e con un governo che non credo abbia intenzione di governare… almeno come vorrebbe l'Occidente - in Afghanistan con una emergenza alle porte della Nato? Alle porte del mondo e della cultura occidentale che rischia di esser avvolta in un alone di sofferenza che dal Medio Oriente al Nord Africa ci potrà trasportare all’interno di in un arco abbastanza ampio di crisi regionale?


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