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Difesa ad oltranza

L’Italia stenta ad assumere un peso politicamente rilevante in Europa. I motivi? Tanti, molti per un Paese che è tra i padri fondatori del nuovo soggetto politico continentale e non solo. Poca credibilità nell’azione politica condotta verso l’interno e verso il resto del mondo. Una instabilità cronica che si risolve nella continua sopravvivenza dei governi dotati di maggioranza numerica ma non di coerenza intellettuale. Una ambiguità di fondo tra coscienza di Stato e morale cattolica.

Non si placano le polemiche per la bocciatura del ministro per gli affari comunitari a commissario dell’Unione europea. Leggendo La Repubblica dopo i vari, ma univoci, commenti di una stampa molto bipartisan che hanno ben stigmatizzato l’inopportunità politica di proporre l’onorevole Buttiglione, l’ipotesi paventata dalla difesa istituzionale, istituzionalmente inopportuna, di una discriminazione religiosa ai danni del ministro-professore mi sembra estremamente preoccupante.

Come italiano, come europeo e, infine, come cristiano prim’ancora che cattolico. Come italiano, perché ciò significa che l’Italia ha partecipato alla creazione di un mostro politico, dove l’assetto democratico sia solo una parvenza, mentre le logiche di governo sono molto strutturate al punto tale da annullare qualunque difesa dei valori sui quali la stessa architettura istituzionale dell’Unione europea è stata realizzata. Come europeo, perché allora dovremmo sentirci cittadini di un’Europa minore, perché ognuno di noi, secondo la propria diversità, rischia di essere discriminato da un manipolo maggioritario che rappresenta interessi di parte e logiche di marginalizzazione dei singoli.

Come cattolico perché, in un’Europa che da sempre è soprattutto cristiana prim’ancora che cattolica rischierei di essere un perseguitato e, quindi, di rivivere scene di apocalittica persecuzione che sembravano dimenticate e superate dalla storia. Per fortuna la realtà non è proprio così. Dispiace, purtroppo, di non essere dello stesso avviso di chi, istituzionalmente, crede nell’ipotesi di una discriminazione. Ritengo, però, che rispolverare un cattolicesimo militante e strumentale per soddisfare debolezze politiche sia la vera porta che apre all’intolleranza e all’integralismo. Quello stesso integralismo che la Chiesa cattolica ha rifuggito condannando l’Inquisizione (cattolica), l’Indice (cattolico) e formule di controllo politico dettate da opportunismi molto personali. E dispiace che chi dovrebbe difendere, per responsabilità politica ed istituzionale, l’Unione europea della quale si è firmata la Costituzione dopo qualche giorno, addita la stessa come luogo discriminatorio dimenticando che sul principio di non discriminazione si fonda tutta l’Unione medesima, dalla sua dimensione economica a quella sociale e politica.

Tutto questo sembra eccessivo e, soprattutto, dannoso per la credibilità del Paese dal momento che l’Italia non può essere ostaggio politico in Europa per la mancata accettazione da parte di un parlamento sovrano di una candidatura, anche se di un ministro, anche se di un filosofo, cattolicissimo, per quanto autorevole, proposta da uno Stato membro. E francamente ci sembra altrettanto pericoloso, in un clima di integralismo islamico emergente, dimostrare con simili polemiche di essere noi ostaggi di un’evidente debolezza di opinioni e di contenuti politici mistificata nella difesa della religione e della religiosità. Ognuno è libero di credere. Ma nessuno può fare della Fede uno strumento di politica personale.

Il cattolicesimo, quello vero, si difende da sé, nelle opere, nella tolleranza, nell’accettare la diversità ed il giudizio dell’altro, al di là di tutto. La forza del cattolicesimo, quello social-popolare, e non accademico per pochi, è nell’essere l’anima di una comunità che si spinge verso la prossimità cristiana cercando l’incontro con le altre fedi e non il conflitto o, meno che mai, lo scontro politico. Se nella storia non fosse stato così non avremmo oggi l’Unione europea ed un cattolicesimo che sopravvive grazie alla sua anima popolare più che filosofica. Al suo essere laico in politica. Il resto sono mere schermaglie politiche all’italiana ma di cui l’Europa, quell’Europa che noi abbiamo contribuito a creare, dimostra di esserne veramente stanca.


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