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L'Europa e il Professore

Le vicende del professor, onorevole Buttiglione hanno segnato le cronache politiche dell’autunno. L’Europa boccia la candidatura italiana individuando nell’onorevole postdemocristiano il simbolo della poca tolleranza verso forme di diversità sociale che si manifestano in altre comunità dotate di una più larga visione del senso etico e morale della convivenza civile, ancor prima che religiosa. Il forte senso laico delle istituzioni europee e la morale cattolica, piuttosto che semplicemente cristiana, propone quello che è il non gradimento della proposta italiana.

Rocco Buttiglione, Commisario europeoAbbiamo avuto tutti, o buona parte di noi, un professore di filosofia nel nostro percorso di studio. Abbiamo scoperto, grazie a questa figura, fra i libri di filosofia il pensiero dei classici e il pensiero occidentale illuminista dell’Europa moderna, cattolica, protestante, anglicana, delle chiese riformate, dell’ateismo marxista. Oggi siamo debitori di Kant quanto di Bobbio e delle utopie di democrazia universale che l’Unione europea tenta di dimostrarne, nella sua dimensione sovranazionale, la fattibilità, la possibilità di realizzare uno spazio democraticamente fondato sulla diversità. Ma siamo riconoscenti anche alla storia dell’Europa di Carlo Magno, della Francia di Giovanna d’Arco, dei misteri di Lourdes e di Fatima quanto del protestantesimo.

Siamo consapevoli, insomma, che ogni evento sia stato un momento importante della formazione di una coscienza unica che si identifica nella cultura occidentale, che si riconosce nel cristianesimo in quanto tale e non solo nel cattolicesimo. Tuttavia, da cattolici, non si può essere d’accordo con il cattolico Buttiglione sulla sua resistenza ad oltranza ad una libera determinazione politica del Parlamento Europeo che, anziché gli interessi del singolo, definisce, nella sua imperfetta sovranità, un orientamento politico nel verificare la composizione della Commissione. Istituto, quest’ultimo, che nel modello eurounionista rappresenta l’interesse della comunità in quanto tale e non dei singoli Stati membri. E non si può, altrettanto, credere che tutta la vicenda, poco opportuna per l’Italia, possa giustificare una resistenza ad una sorta di discriminazione esercitata nei confronti dell’onorevole filosofo nel momento in cui l’Unione stessa fa della diversità, anche e soprattutto di opinione, la forza stessa della sua integrazione.

Non vi è nessun tentativo oscurantista o integralista. Probabilmente l’integralismo sta da tutt’altra parte. Il caso Buttiglione resta il risultato di una semplice valutazione politica i cui effetti andavano considerati prima di proporre un filosofo politicamente molto italiano ma poco europeo. Sarebbe stato sufficiente, per un ministro con delega, ironia della sorte, proprio per gli affari comunitari, conoscere il funzionamento dell’Unione europea per poter valutare meglio l’opportunità di una propria candidatura. In ogni caso, non sembra vi sia una discriminazione e non se ne vede nemmeno una sorta di affermazione di un integralismo oscurantista, nella bocciatura eccellente delle prime ore operata dal capo dell’esecutivo. Di integralismi, in fondo, e di vittime dell’intolleranza la tradizione cattolica ne è intrisa - Galileo, riabilitato solo qualche anno fa, il Seicento dell’Indice ecc… - tanto quanto quella islamica di oggi che ci riporta indietro in una agghiacciante retrospettiva di un integralismo politicamente e strumentalmente militante.

In ogni caso la religione in un’Europa laica, alla continua ricerca di una sintesi fra liberismo e socialismo democratico, non c’entra nulla salvo che non la si voglia strumentalmente usare per nascondere l’inopportunità di una proposta italiana squisitamente politica e non tecnicamente europea e della quale lo stesso Berlusconi se ne è, tardivamente, reso conto. Oggi non si tratta di difendere un’italianità ma il ruolo della Commissione che prescinde da opportunismi ideologici assumendo una veste di esecutivo di un’organizzazione sovranazionale il cui interesse va molto al di là delle aspettative di un singolo, seppur filosofo. Se il problema è, quindi, che il professor Buttiglione si trovi senza un incarico adeguato, in tutta onestà, crediamo che non riguardi il Paese nella sua massima espressione politica di comunità. Ciò che riguarda il Paese è la credibilità politica e la conoscenza dei meccanismi di funzionamento dell’Unione europea dei quali, nonostante ne siamo i maggiori promotori, rischiamo di dimenticarli senza considerare che l’Unione è, perché è ciò che oggi tutti vogliono, Italia compresa, una creatura politica. E nel gioco politico delle parti, nel confronto dialettico, le valutazioni politiche a favore o contro diventano i termini della stessa democraticità della scelta di chi dovrà essere commissario e con quali deleghe decisa nell’unica sede dotata di una sovranità popolare: il Parlamento europeo.

L’Unione europea non può, insomma, fermarsi di fronte a linee-guida tracciate da correnti personali. Essa deve ispirarsi a valori comuni, o percepiti come tali, mutuati anche dalle religioni se si crede ma solo se aderenti al consenso manifestato dalle comunità che la compongono attraverso la sovranità di ogni singola Istituzione dell’Unione secondo le diverse competenze fissate dai trattati. Religioni che ognuno di noi è libero di professare nel rispetto dell’altro, delle ragioni giuridiche e politiche per le quali si è realizzata una nuova architettura istituzionale, accettandone i presupposti e gli scopi che non devono sovvertire l’ordine laico di una civile convivenza. D’altra parte, se così non fosse, se l’oscurantismo e l’integralismo dovessero essere la vera ragione della bocciatura, o vi dovesse essere un recondito intento discriminatorio saremmo molto vicini al radicalismo islamico nella concezione di una politica allargata alla religione e l’Unione europea, al di là dei suoi principi fondamentali, sarebbe totalmente da reinventare.

Assumere la religiosità di un popolo come elemento sul quale costruirsi un’immagine politica rischia di far perdere a qualunque ipotesi di incontro sociale in una comunità allargata il valore dell’unità, delle regole e dei diritti comuni garantendo le diversità, non permettendo ad ogni singola diversità di autocelebrare se stessa né oggi e né domani. Altrimenti perché meravigliarci poi se qualcuno domani ci chiederà di studiare il Corano o di affiggere la fotografia di qualche ayatollah europeo? L’epoca dei proclami è finita da tempo e l’oscurantismo e l’integralismo possono, invece, diventare lo strumento di chi non va al di là delle proprie opportunistiche ottiche personali, ricorrendovi per non subire e valutare il giudizio politico espresso dall’altro, sottraendosi al confronto sui contenuti utilizzando la tattica del silenzio del deluso. E con questo il cristianesimo, e non solo il cattolicesimo, della tolleranza e della solidarietà, hanno poco in comune e le resistenze personali sono altrettante sconfitte che pesano sul rispetto del giudizio politico espresso dall’altro e sulle regole democratiche del confronto mentre l’umiltà cristiana scompare nella filosofia del potere.


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