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Il significato di un voto "francese"

Nicolas Paul Stéphane Sarközy de Nagy-BocsaLe elezioni presidenziali francesi sono state l'evento più ricorrente nelle notizie stampa e nei commenti politici di queste ultime settimane. Nulla di sorprendente per alcuni, importanti per altri commentatori, significative per buona parte della classe politica italiana.

La verità, come sempre, guardando con occhi disincantati e con una giusta dose di obiettiva consapevolezza, è sempre diversa. E' diversa da chi vuole ridurre il significato del voto francese ad una sorta di consultazione interna dal poco peso internazionale, soprattutto europeo. Ed è diversa da chi crede che il voto francese attribuisca maggior valore ad una prossimità ideale a cui chi più e chi meno riconduce la propria opinione alla stessa stregua delle elezioni nazionali dove, al di là del risultato, vincono tutti.

In altre parole, ancora una volta, scopriamo che per la destra e la sinistra italiana i risultati francesi vanno benissimo. Sarkozy non è per i primi troppo radicale e rappresenta la sconfitta della gauche. Per i secondi il neo presidente francese non è "troppo" di destra riconoscendogli una sorta di modernità che lo distingue da un gaullismo tradizionalmente nazionalista e poco simpaticamente europeista. Ora, sia gli uni che gli altri, e noi italiani in modo particolare, siamo così esterofili che anche in politica cerchiamo di legittimare le nostre azioni o idee ricercando prossimità ideali che diano ragione alle nostre scelte, che dimostrino che posizioni politiche nazionali siano null'altro che il risultato di un sentimento diffuso di coscienze che si avvicinano quasi inconsapevolmente. Nulla di tutto questo.

La Francia rimane un Paese che ha una forte coscienza identitaria. Un Paese che manifesta anche nella dialettica politica una volontà di emergere come nazione al di là delle proprie attitudini interne guardando al rafforzamento della società civile come un requisito determinante per contare di più in Europa.

La scelta di ricollocare la Francia all'interno di una traccia neogaullista non ha nulla a che fare con la destra italiana né, anche se avesse vinto la Royal, ciò si sarebbe potuto dire per la sinistra. L'impegno politico in Francia ha una dimensione propria maturata in una storia complessa -contraddittoria se si vuole soprattutto dalla fine del colonialismo in poi- che mette al centro di ogni scelta, però, la Francia in quanto tale: come identità nazionale, multietnica e multiculturale che determina gli spostamenti del sentimento europeista da sempre. Non ci è sembrato, infatti, che leader di destra o di sinistra in Francia si siano particolarmente interessati alle vicende politiche italiane, ancor prima delle consultazioni presidenziali, guardando all'esperienza del neopartito democratico come ad un evento determinante per le loro scelte nazionali ed europee.

D'altra parte la patria dell'eurocomunismo, della strada europea e non filosovietica del socialismo, di Marchais quale punto di contatto ha avuto con un socialismo italiano con il quale non ha condiviso nemmeno la spinta riformista degli anni Settanta-Ottanta? Una vittoria della Royal o di Bayrou non avrebbe attribuito al successo della sinistra italiana nessun credito elettorale in prospettiva. Ma, d'altro canto, nella storia del gaullismo francese non vi è nulla neanche della destra asintomatica italiana che si muove in una strada tortuosa caratterizzata da un senso laico della politica, a metà strada tra cattolicesimo di ritorno, ideali liberali elitari e nazionalismo popolare residuale alleato con un federalismo strumentale per volontà di pochi?

In Francia ha vinto Sarkozy, è questo è un fatto! E con tutte le differenze e prossimità che vorremmo ricercare tra i protagonisti, in Francia vince sempre la Francia. In Italia, al contrario, continua a vincere quel partito o l'altro come se non fosse mai l'interesse del Paese a dover prevalere comunque secondo sentimenti e programmi che, anche se di maggioranza, abbiano il coraggio di guardare alla nazione come tale e non alle intemperanze delle coalizioni del momento o alle aspettative dei leader, piccoli o grandi che siano, di ogni giorno.


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