Questo sito utilizza cookie anche di terze parti, per migliorare l'esperienza utente, motivi statistici e pubblicità. Chiudendo questo banner, cliccando al di fuori di esso o navigando su questo sito acconsenti all'uso dei cookie.

Avanti in ordine sparso: l’Italia e il Medio Oriente

L’ennesimo attacco di Hezbollah con il lancio di razzi Katyusha e l’esplosione di colpi di mortaio verso alcuni villaggi israeliani di confine, ferendo numerosi civili, l’uccisione di cinque soldati in prossimità del confine e in territorio israeliano provocano la reazione di Tel Aviv. Inizia così, nel luglio 2006, la seconda guerra del Libano.

La reazione israeliana, l’intransigenza di Hamas e la recrudescenza della violenza sciita degli Hezbollah ricordano al mondo che il Medio Oriente, quel Medio Oriente che appartiene anche alla storia dell’Occidente, è tutt’altro che una questione in via di soluzione. Oggi, a quanto pare, non vi sono spazi per riuscire a dare stabilità ad una regione così complessa e altrettanto difficile nel rideterminare i rapporti politici e di convivenza tra comunità religiose ed etniche molto diverse. Comunità divise tra legittime aspirazioni di autonomia nazionale dei palestinesi, la difesa dell’identità nazionale per gli israeliani e le altre, quelle più povere, strumento nelle mani di chi ricerca da tempo una leadership regionale tesa a suggellare una visione geopolitica dominante: il mito della Grande Siria per Damasco, di cui il Libano è terra di nessuno da anni, e l’Iran di Ahmadinejad, che alza la testa dopo l’uscita di scena, grazie agli Stati Uniti, di Saddam Hussein.

In questo risiko mediterraneo, l’Italia si muove - e non è una novità ma una drammatica regolarità - con una politica estera non di unità nazionale, ma di rinnovata diversità di approcci che non giungono a posizioni di sintesi né nelle aule parlamentari ma, soprattutto, nemmeno nella condotta di una diplomazia concreta nel proporre soluzioni possibili e azioni concludenti al di là di telefonate di cortesia e offerte delle solite truppe di interposizione. Il Medio Oriente, il diritto palestinese ad un’autonomia nella loro terra e di Israele a sopravvivere nella terra dei padri condividendone il destino della Palestina è, ormai, una prova di capacità di dialogo e di convivenza, una scommessa politica. Un azzardo sul quale si gioca il futuro di un mondo diverso. Un mondo che riconosca al diritto internazionale e alle regole comuni da questo derivate l’essere un valore.

Un mondo dove le norme condivise siano null’altro che la necessaria condizione per poter far crescere economicamente e socialmente le comunità, limitando le sacche di povertà e di esclusione sulle quali si inserisce la lusinga integralista di un fondamentalismo politico emergente. Qui non si tratta di misurare quanto sia legittima la reazione di Tel Aviv in un gioco da esercizio giuridico sull’applicabilità o meno di una norma di legittima difesa. Né credo vi sia da discutere molto circa il ruolo assunto dall’Iran nel gioco mediorientale dal 1979 in avanti dal momento che il valore aggiunto dello sciismo rivoluzionario è stato chiaramente esportato nei movimenti palestinesi creando, su tali basi ideologiche, Hezbollah.

Credo sia necessario riflettere su quale ruolo l’Occidente e l’Italia siano capaci di assumere nella garanzia di stabilizzazione e di democratizzazione di una regione nella quale egoismi autocratici e poteri di dominio, ammantati da un radicalismo religioso alquanto fazioso, rischiano di far cadere il Mediterraneo in una nuova era di insicurezza sulla pace mondiale più del conflitto iracheno. Credo sia necessario considerare che la politica estera di un Paese denota l’unità di intenti della nazione all’esterno. Un’unità che si manifesta a prescindere da posizioni politiche di parte e che si dimostri come reale sintesi di una volontà comune di presentarsi come attore da palcoscenico nel mondo e non come ennesima comparsa delle cui recite poco importa all’Iran di Ahmadinejad quanto ad Hamas, agli stessi Hezbollah e allo stesso Israele. Ed è su questo che forse bisognerebbe discutere, ricercando proposte vere e determinando azioni tali da restituire dignità ad uno Stato libanese sotto attacco da anni e a popolazioni marginali che guardano all’Occidente come ad un’entità politica ostaggio di una rara forma di sindrome di Pilato.


È consentito il download degli articoli e contenuti del sito a condizione che ne sia indicata la fonte e data comunicazione all’autore.
Gli articoli relativi a contributi pubblicati su riviste si intendono riprodotti dopo quindici giorni dall’uscita.