Sogni di una notte di mezza estate

Sogni di una notte di mezza estateCi sono molti aspetti che caratterizzano una stagione come quella estiva. Da quelli culturali alle occasioni ludiche, dalle piazze che vivono le ore piccole dell’agosto tra concorsi di poesie e concerti di vario genere, alle sagre che sommano ai colori i gusti e gli aromi di una terra che tenta di promuovere se stessa scegliendo le occasioni più disparate.
Vi sono, poi, in tutto questo, esempi di inventiva, di capacità di intrattenere quei pochi ospiti che si avventurano al Sud scegliendo un mare di per se generoso, ma mettendo in conto che il fai da te rimane l’unica possibile soluzione per un soggiorno che si ispira alle regole del vivere giorno per giorno, strada per strada, spiaggia per spiaggia. Ora, tutto questo può anche rappresentare un buon motivo per far assumere in ognuno di noi il senso di una vacanza all’insegna della più libera improvvisazione magari, se fortunati, perché ispirati da fantasie di indipendenza, almeno per un periodo dell’anno, da ogni preoccupazione.
Tuttavia la realtà estiva si pone, come sempre, anche come un’occasione di riflessione. Un momento per osservare, privati dalle frenesie del quotidiano, quanto accade intorno a noi o, forse, per comprendere cosa ci fa da contorno. Tra rilanci dell’idea del turismo quale soluzione ai mali del Sud, e contese politiche che non abbandonano neanche sotto il solo più torrido le pagine dei giornali per dimostrare quanto e quali siano le reali capacità di governo locale, tutto sembra scorrere ancora una volta come in passato.
La festa dell’improvvisazione, l’idea che l’anarchico scorrere del giorno possa soddisfare il bisogno di estate sembrano essere gli strumenti ai quali si affidano coloro che non hanno risposte per agganciare l’idea di estate ad un progetto che sia non un’estemporanea sopravvivenza di un mese, ma una scelta di esistenza. Una scelta, che costruisca e dia un senso, in questo modo, ad un sogno irrealizzato: quello di far diventare protagonisti di un modello di vita ogni cittadino calabrese.
In questa corsa ad improvvisare serate estive affidandosi alle feste di parrocchia quanto alle iniziative di piazza, si pensa di aver dato quanto si poteva offrire per un soggiorno o per uscire una sera con gli amici. Un’offerta tuttavia limitata ad un mese e ad una sera che non crea un’intima coscienza della vocazione turistica di un territorio che si vanta di un’ospitalità proverbiale ma solo in senso teorico. In questo sembra che, proprio guardando al limite di una politica turistica, manchi ciò che viene definita una capacità di metacognizione. Ovvero, una capacità di sapere, se non di conoscere meglio, quando non si è bravi in qualcosa e, così, arretrare di un passo per osservare ciò che si sta facendo e rendersi conto che lo si sta facendo male.
Tale atteggiamento, che rasenta il limite possibile di un’umiltà sostenibile, non elude di certo il richiamo alla volontà dei giovani di mettersi in gioco. In fondo, per la prima volta, si vedono le piazze affidate a gruppi musicali o di animazione made in Calabria. Ma l’idea di fare di tutto questo un sistema non esiste all’interno di un progetto complessivo di valorizzazione di ambiente e capacità, di attenzione per il territorio e di sostegno alle iniziative dei singoli. Probabilmente in tanti, molti giovani, vi è il sogno di cimentarsi nella rinascita di una terra assumendosi l’onere del riscatto non solo lavorativo, ma artistico e ambientale.
Ma non è la politica che affascina con le lusinghe del potere la sola strada da intraprendere. E’ la via dei sogni condivisi, delle volontà di scambiarsi abilità e idee, quel percorso che ci porterebbe verso un’idea condivisa e sinergica di crescita. Un’idea a cui la politica deve mettersi al servizio e non, invece, permettere che questa si serva delle illusioni di una notte di mezza estate per giustificare inerzie non più comprensibili.


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