Riflessioni al tempo della solita crisi

Riflessioni al tempo della crisiNel 1868 un ministro della Chiesa di Scozia Crauford Tait Ramage pubblicò per i tipi di una casa editrice di Liverpool The nooks and by-ways of Italy. Wandering in search of its ancient Remains and modern superstitions. Il titolo probabilmente non è dei più semplici e, forse, neanche dei più simpatici dal momento che, letteralmente, si potrebbe tradurre in Gli angoli e le vie secondarie dell'Italia. Vagando alla ricerca dei suoi antichi resti e moderne superstizioni. Se il titolo nella traduzione italiana fosse rimasto questo, probabilmente sarebbe stato visto come una sorta di ricerca non solo storica di un Regno di per sé poco conosciuto ma molto interessante per gli interessi inglesi nel Mediterraneo.
O, anche, come rivolto a soddisfare una curiosità spirituale nascosta nelle interpretazioni dei luoghi e dei modi di vivere quasi come se essi fossero il prodotto di quella non sempre ingiustificata immagine di un Sud superstizioso.

Ma l’editore lungimirante lo fece tradurre semplicemente in Viaggio nel Regno delle Due Sicilie. Guardando oggi a ciò che accade al Sud e in Calabria e rileggendo con altro spirito, un po’ distaccato e un po’ melanconicamente coinvolto, la frase citata in apertura di queste poche righe non si può non giungere alla conclusione che nulla sembra essere cambiato nonostante il Sud abbia seguito un percorso molto tortuoso dall’Unità d’Italia in poi sino agli anni dell’esodo di buona parte della popolazione calabrese e meridionale in generale.

E, cioè, la strumentale e necessaria dipendenza dal bisogno per il quale i giochi delle clientele politiche e l’inerzia si sono dimostrati le migliori formule per impedire un avvicinamento delle nostre regioni alle altre realtà del Paese.

In un processo di sostituzione delle vecchie classi padronali post-borboniche e pseudounitarie con la nuova feudalità dei signori della politica locale, nessuna possibilità di progetto e nessun intervento è stato foriero di successi e di cambiamenti strutturali capaci di rilanciare quelle potenziali risorse e capacità produttive che a nessuna realtà sociale dovrebbero essere negate.

La Calabria boccheggia nelle indolenze dei partiti che confidando in uno stato di consapevole e opportunistico vassallaggio romano, hanno affermato nel tempo Signorie il cui colore politico ha rappresentato solo un piccolo sostituto al blasone mai avuto. In questa realtà melliflua ogni iniziativa, nel campo della legalità vera e condivisa, nel rilancio economico e nella crescita sociale - se non nella maturità verso i temi della difesa del patrimonio ambientale e storico-culturale - finisce per franare in un pantano dove non vi sono alberi a cui potersi affidare per non rischiare di essere risucchiati per anni nelle sabbie mobili di una politica calabrese e similmeridionalista.
Una politica locale e personale che tenta di sdoganarsi agli occhi dei maggiorenti nazionali ma che, in fondo, si accontenta come sempre delle briciole per pochi eletti.


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