Gattopardismi

GattopardismiSembra che le nebbie si stiano diradando e che le fughe in avanti si siano trasformate in sicuri percorsi per approdare a nuove spiagge dalle quali poter iniziare un altrettanto nuovo percorso politico. Ma sono buone intenzioni e proclami di novità che celano le solite logiche dei personalismi che sembrano non stancare mai nessuno.
Né chi le percorre né, tantomeno, chi ne parla. In questa gara espressa tra candidature presunte, autoproclamate e rese dei conti sembra che il limite dell’assurdo non sia ancora stato raggiunto. Così come, non sembra essere stato superato quel minimo di decoro che dovrebbe dare alla regione ben diverse tonalità di serietà amministrativa oltre che di impegno. Tuttavia, ciò mi sembra non allontanarsi dalle esperienze del passato. Le novità, alla fine, anche se magari rappresentate da qualche nuovo volto, interpreteranno un vecchio modo di fare politica per alcuni o il ricorrere all’essere un’antipolitica ma, loro malgrado, mai così politica rispetto al passato.
La verità è che si nota poca partecipazione civile alle scelte e poche proposte rivolte a definire come, in che termini, con quali risorse e affrontando quali costi una Regione che si trascina da decenni possa essere rimessa in cammino. Siamo fermi ad un medioevo moderno, con una propensione alla retrocessione in barba ad ogni previsione di rilancio o alle possibili ambizioni di un Sud che non vuole morire, coma apparso su un quotidiano il 9 ottobre. Un Sud che vuole resistere e non si comprende verso chi resistere se non alle forze autoprodotte da un sistema di governo che si traduce in lentezze, incapacità di visione di lungo periodo e di gestione concreta del quotidiano. Un sistema che se nell’intero Mezzogiorno ha fatto registrare uno spopolamento di 300.000 persone in poco meno di quattro anni, di fatto sembra volersi replicare.
Una replica che, al di là che sia la riedizione di governi locali del passato che non vogliono cedere, o frutto della novità populista che crede di poter riscuotere il credito di un reddito assistito - che di fatto anestetizza ogni possibile iniziativa abbattendo lo spettro del rischio - in realtà sommerà entrambe le prospettive. In questa alleanza ideale tra chi prometterà di più e chi saprà giocare sul quanto rimane di un sentimento di dignità, ogni scommessa su un rinnovamento si perde nell’inutile speranza di una vincita condivisa. E non vi saranno errori dei bookmakers, siano essi eleganti promotori o dissacratori dell’avversario da carta stampata (entrambi da collocare sullo stesso piano semmai per manifesta carenza di stile) a cui si potrà ricorrere per giustificare la vincite mancate di un cambiamento non voluto.
Perché, come sempre, la migliore scommessa la giochiamo con noi stessi, sulla nostra volontà di interpretare criticamente quanto accade e quanto ci viene proposto, sul nostro impegno e sulla capacità di fare nel quotidiano ciò che sappiamo fare e forse anche di più: voler bene e rispettare ciò che ci circonda. Un sentimento verso di noi e verso i nostri luoghi che, visti in una prospettiva di crescita nel rispetto, ci ripagherebbero con le arti e le risorse che ogni calabrese sa mettere in campo quando quel sussulto di dignità si fa sentire alle porte di casa.


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